"Desidero sia fatta chiarezza di fronte al dolore che ho sentito per mia figlia e gli altri giovani studenti"

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"Desidero sia fatta chiarezza di fronte al dolore che ho sentito per mia figlia e gli altri giovani studenti"

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di Michele Metta

 

Sara Costanzo è la madre di una diciasettenne la quale, venerdì 23 febbraio, ha avuto la sventura di essere una dei ragazzi picchiati dalla polizia a Pisa mentre era inerme. Manganellate ricevute per dissuaderla dall’esercitare il proprio diritto sancito dalla Costituzione. Quello di protestare contro gli evidenti abusi di guerra commessi dal governo israeliano, i quali sono stati pure condannati dalla Corte Internazionale di Giustizia con una sentenza emessa a inizio anno. Ha fatto del resto il giro del Mondo l’uccisione recentissima a sangue freddo, da parte delle forze di tale Pease, di palestinesi che, inermi esattamente come la figlia della signora Costanzo, affamata di democrazia, erano in fila, costretti da un’altra fame, quella di cibo.

Iscritta al Liceo Scientifico Buonarroti di Pisa, la ragazza è stata manganellata dalla polizia malgrado, come gli altri studenti che erano in corteo con lei, avesse alzato le mani, a ulteriore dimostrazione delle proprie intenzioni totalmente pacifiche. L’aggressione poliziesca ha avuto luogo quando i poveri studenti, tramite l’uso vile di una camionetta che gli stessi poliziotti avevano collocato di traverso appositamente per sbarrare la strada, si sono trovati intrappolati in un vicolo all’altezza del Liceo Artistico Russoli.

Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è sentito in dovere, a quel punto, di inviare una nota di richiamo al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sottolineando l’assoluta sproporzione e insensatezza di quella carica di polizia. Tale richiamo è stato disatteso, se non addirittura sbeffeggiato, dalla attuale maggioranza al potere, la quale, guarda caso, è ciecamente pro-israeliana.

Sara Costanzo ha deciso gentilmente di rispondere a alcune domande che le ho rivolto, come potete leggere qui di seguito.

 

M.M - So che lei ama una citazione tratta da Lettere a un giovane poeta, di Rainer Maria Rilke: “Forse l’orrore non è altro che l'inerme che ci chiede aiuto.” Perché proprio questa frase?

S.C. - Credo che nel nucleo più profondo di ogni essere umano, vi sia l'amore per la verità, la bellezza. La distruttività è in noi e possiede una sua temporanea funzione: è una parte che si nutre quando attacca l'inerme, il fragile, il debole, la parte di noi che vogliamo fare fuori, per nasconderla o perché non sappiamo come prendercene cura. Laddove c’è un’esperienza di vulnerabilità, avviene una perdita di mascheramento. Noi siamo sempre mascherati, sempre difesi, sempre costruiti nei rapporti col mondo e anche con noi stessi. Questo mascheramento che abbiamo, impedisce il manifestarsi della vulnerabilità e della tenerezza come manifestazione spontanea di noi stessi; non ci concediamo nella nudità. E, molto spesso, questa nudità soffre, perché molto sommersa dai mascheramenti. Ogni volta in cui il nostro lato fragile emerge, ci si espone quindi anche alla crudeltà. La vulnerabilità chiama la crudeltà, è oggetto di bersaglio, di presa in giro. Dunque l’inerme è preda del sadico, e chiede aiuto. Ha bisogno di venire alla luce, ma essendo inerme non riesce. Diventa allora una parte solitaria, spaventata, non accolta, e così sceglie, per sopravvivenza, agìti di forza e di durezza, come unica possibilità di esistere. Viviamo tutti questa ambivalenza costante: tenero e aspro, tenero e sadico, sono manifestazioni del nostro animo. Ogni volta che c’è un’espansione verso la nudità, siamo anche sottoposti a ferita. Il nudo si manifesta con paura, perché è costantemente bersaglio persecutorio da parte di tutto ciò che, invece, deve essere mascherato e adornato con volti diversi. In fondo, la nudità esposta –e, dunque, la reazione alla vulnerabilità– è sempre molto particolare nelle persone. La polizia ha, come me e tutti, da fare i conti con un cammino interiore serio: ciò che dentro di noi chiede aiuto, sono proprio le nostre parti prive di maschera che non abbiamo ancora amato a sufficienza e portato in salvo.

 

Come si sente a esporsi in prima persona?

Desidero sia fatta chiarezza e assunzione di responsabilità di fronte al dolore che ho sentito per mia figlia e gli altri giovani studenti. Non vi è solo questo, ma anche tutta la violenza a cui assistiamo ogni giorno e in cui vediamo sopraffazione e una logica repressiva verso chi tenta di alzare voce e sguardo per denunciare le aberrazioni del male presenti nel nostro mondo.

 

Cosa pensa della presa di posizione di Mattarella?

Che non dovrebbe essere necessario che il Capo dello Stato si scomodi a ricordare a tutti noi ciò che dovrebbe essere una forma indiscussa di vivere concretamente le relazioni e le esperienze educative.

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