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Padre Numa Molina alla Sapienza: “Ogni giorno che passa, muoiono dei ragazzi in Venezuela a causa del blocco degli Usa"

 

di Nazareno Galiè - Faro di Roma 


“Bisogna aiutare i bambini che stanno morendo di leucemia sbloccando i fondi che il Venezuela ha inviato in Italia sia per acquistare i farmaci oncologici che per poter realizzare i trapianti di midollo osseo. Il blocco economico degli Stati Uniti impedisce che questi bambini venezuelani vengano curati”. Padre Numa Molina Garcia, Docente di Teologia dell’Università Cattolica di Caracas e sacerdote gesuita da sempre vicino ai più poveri e agli oppressi del proprio paese, ha lanciato questo appello nel corso del seminario che si è tenuto oggi alla Sapienza nell’ambito delle lezioni di Politiche economiche del professore Luciano Vasapollo. Padre Numa ha lanciato con forza questo monito, facendo notare come, contrariamente a quanto dicono i media, spesso schierati a difesa degli interessi economici delle multinazionali e delle politiche imperialiste che stanno mettendo sotto assedio il Venezuela, il governo di Caracas ha erogato i fondi necessari all’acquisto di questi farmaci, i quali possono consentire a tanti bambini di sopravvivere. “Ogni giorno che passa, muoiono dei ragazzi. A questo bisogna pensare quando si antepongono delle ragioni politiche all’adempimento di un intervento umanitario”.


Durante il seminario, a cui hanno partecipato oltre a Padre Numa e all’economista e militante rivoluzionario Luciano Vasapollo anche Fernando Martinez (Presidente del corso di laurea in Scienze del Turismo alla Sapienza) e Francesco Valerio della Croce (Docente di Diritto dell’Unione Europea), si è discusso, insieme agli studenti, della realtà economica del Venezuela, dove, al di là delle narrazioni tossiche della maggior parte dei media, i governi della Rivoluzione bolivariana hanno consentito alla stragrande maggioranza della popolazione l’accesso alla sanità gratuita e all’istruzione. Tuttavia, il blocco economico di natura criminale che ha accerchiato questo paese, che è stato imposto dagli USA e sostenuto dall’Unione Europea, i quali hanno inoltre riconosciuto la figura tragica di Guaidó come presidente autoproclamato e golpista del Venezuela, ha portato il paese caraibico ad una situazione critica, in cui gli ospedali non possono garantire le cure che prima del blocco erano normalmente erogate alla maggioranza della popolazione. Il Venezuela, la cui economia si basa sull’esportazione, non può acquistare le medicine essenziali per la sopravvivenza di questi bambini malati di leucemia.


Insieme a Padre Molina, l’economista italiano, membro della Rete di Intellettuali e artisti in difesa dell’umanità, hanno lavorato per risolvere questa situazione. “La Sapienza e dunque il Policlinico di Roma sono d’accordo a curare questi bambini”, ha spiegato Vasapollo, “così come la Croce Rossa”, grazie anche al sostegno del suo presidente Francesco Rocca. “Ma le pastoie burocratiche ed il circuito finanziario internazionale, controllato da Washington, blocca sistematicamente, nelle filiali portoghesi e spagnole, i fondi stanziati dal Venezuela affinché Roma possa aiutare questi bambini malati. Ogni giorno che si perde, si mette a repentaglio una vita umana. “Si tratta per tanto di un blocco genocida” ha concluso Luciano Vasapollo, di cui è noto l’impegno per la pace ed il rispetto della vita umana, spesso offesa da politiche che rincorrono solo la massimizzazione del profitto e la svendita delle risorse di tutti alle multinazionali.


La tragicità di questa situazione è sotto gli occhi di tutti. Già lo scorso anno, Vasapollo e Padre Numa, che vive nei quartieri poveri di Caracas e proviene da una famiglia di campesinos, avevano lavorato ad un accordo che consentisse l’invio di farmaci e presidi medico-chirurgici in Venezuela, attraverso la mediazione di organizzazioni quali l’UNICEF e la Croce Rossa. Ciò ha consentito alle navi che dovevano portare questi aiuti, bloccate nei porti di Brindisi e Panama, di partire.


Padre Numa, che è stato per molti anni vicino al presidente Hugo Chavez, ha ricordato le conquiste della rivoluzione bolivariana e di come essa abbia contribuito “all’organizzazione e alla formazione del popolo”. Rispondendo alle domande di alcuni studenti, intervenuti tantissimi al seminario, il padre gesuita e teologo della liberazione, ha prospettato un grande futuro per il Venezuela: questo perché il popolo ha saputo rimanere unito e non è caduto nelle provocazioni. “Si parla tanto di dittatura, ma quale tiranno consente che nel proprio paese una persona qualunque, come Juan Guaidó, si autoproclami presidente senza che l’autorità non intervenga”, così come è accaduto in Venezuela. Padre Numa ha visto tanti poveri, in cui, come ha detto Papa Francesco, si rispecchia il volto di Cristo, uscire da uno stato di prostrazione sia materiale che spirituale grazie alle politiche attuate a seguito della rivoluzione bolivariana. “Ho visto persone di ottant’anni, rimaste fino ad allora analfabete, imparare a leggere e a scrivere”. “Bisogna recuperare il comunitarismo della Chiesa delle origini”, ha concluso il gesuita venezuelano.

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