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«Se c'è un governo socialista, non ci sarà indipendenza in Catalogna», Sanchez chiude agli indipendentisti

 
 

Il socialista spagnolo Pedro Sanchez, nonché primo ministro, chiude a ogni velleità di indipendenza per la Catalogna. Una chiusura totale che contempla anche il rifiuto a organizzare un nuovo referendum per l’indipendenza della regione autonoma. 

 

Durante un evento elettorale nel Palacio de Congresos della città di Saragozza, capitale dell'Aragona, nel nord-est della Spagna, Sánchez ha detto che "se c'è un governo socialista, non ci sarà indipendenza in Catalogna, non ci sarà referendum per l'indipendenza e non ci sarà nessuna rottura della Costituzione spagnola in Catalogna, questo non accadrà", ha assicurato davanti alla platea.

 

Il presidente ha respinto le richieste di indipendenza e ha affermato che "i catalani non vogliono lasciare la Spagna; il problema della Catalogna non è l'indipendenza ma la convivenza".

 

Le affermazioni di Sanchez sono giunte in risposta alla polemica sollevata dalle dichiarazioni del primo segretario del Partito Socialista della Catalogna, Miquel Iceta, il quale ha assicurato che l'autodeterminazione della comunità spagnola può contare su di un grande sostegno.

"Il 65 per cento dei cittadini vuole l'indipendenza, la democrazia deve trovare un meccanismo per attivarla”, ha affermato Iceta.

 

La destra spagnola ha immediatamente condannato le parole del leader socialista catalano, accusando Sanchez di "negoziare l'indipendenza della Catalogna" con il Partito Popolare (PP) e Ciudadanos, con l'obiettivo di essere nominato come presidente del governo.

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