Voto in Germania: gli scenari possibili e una certezza

Voto in Germania: gli scenari possibili e una certezza

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Chi sarà il prossimo Cancelliere tedesco che avrà il compito di raccogliere l’eredità di Angela Merkel alla guida della prima economia dell’Unione Europea?

Il partito socialdemocratico ha ottenuto una stretta vittoria sulla CDU/CSU guidata da Armin Laschet. Il candidato dei socialdemocratici Olaf Scholz, vice-cancelliere uscente e ministro delle Finanze ha quindi affermato che il risultato è stato “un mandato molto chiaro per mettere insieme un buon governo pragmatico per la Germania”. Un governo che il socialdemocratico si candida a guidare. 

Nonostante la CDU/CSU abbia fatto segnare il peggior risultato elettorale di sempre si candida a rimanere al governo alleandosi con i partiti minori. A tal proposito Laschet ha dichiarato ai propri sostenitori che "faremo tutto il possibile per formare un governo sotto la guida dell'Unione, perché la Germania ora ha bisogno di una coalizione per il futuro che modernizzi il nostro paese".

Il candidato dell’SPD Olaf Scholz, invece, punta alla cosiddetta coalizione “semaforo” con i liberal/liberisti dell’Fdp e i Verdi. “Tre partiti hanno vinto domenica: Spd, Verdi e Fdp”, ha rivendicato il socialdemocratico. Anche i Verdi sostengono il ministro socialdemocratico: “La gente vuole Olaf Scholz come cancelliere, non Armin Laschet”, ha affermato il Segretario Generale dei Verdi, Michael Kellner, in un'intervista ad Ard Morgenmagazin. 

Scholz definisce il suo programma come “pragmatico, ma orientato al futuro”. Un futuro che sembra però non molto diverso dal passato rappresentato dalla Cancelliera Merkel. Se la crisi innescata dalla pandemia ha costretto la Germania a ricorrere allo strumento del debito, Berlino resta ossessionata e pare voler continuare a portare avanti quella austerità che tanto ha danneggiato l’intera Europa. 

Unico imperativo per la Germania sarà uscire dal debito: “Di questo non c'è da temere, ci siamo già riusciti una volta, dopo l'ultima crisi del 2008/2009, e ce la faremo di nuovo tra poco meno di dieci anni”. 

Un’impostazione che nonostante differenze, forse solo apparenti, viene apprezzata anche dai liberali e liberisti dell’Fdp. Il partito vicino agli imprenditori guidato dal ‘falco’ liberista Christian Lindner - probabile prossimo ministro delle Finanze - vuole una riforma del Pattò di Stabilità europeo che lo renda ancora più rigido, con sanzioni contro gli Stati membri che violano le ottuse regole dell’Unione Europea sula rapporto deficit-Pil. “Sostenere una politica fiscale ultra-espansiva per l'Europa sarebbe un grosso pericolo”, ha tuonato Lindner in un'intervista al Financial Times. 

In Germania possono cambiare gli uomini al governo ma il dogma austeritario pare immutabile. 

Dal punto di vista della politica estera, secondo Deutsche Welle, Scholz è sinonimo di continuità. Quindi con una sua elezione a Cancelliere la Germania lavorerebbe per un'"Europa forte e sovrana" che parli "con una sola voce", "perché altrimenti non giocheremo un ruolo”, come spiegato dal socialdemocratico. Scholz vede inoltre la cooperazione con gli Stati Uniti e nella NATO come un principio fondamentale.

In un’intervista rilasciata a Deutsche Welle ad agosto Scholz invocava una “nuova politica” verso Europa dell’Est e Russia. 

Nella stessa intervista definiva la questione della Crimea “un problema enorme che continua ad alimentare le tensioni nell'Ucraina orientale”.

"Ecco perché è imperativo tornare allo Stato di diritto”. Non escludendo un incontro con il presidente russo Vladimir Putin, visto che il governo tedesco "si è sempre incontrato con il governo russo" e che ci sono stati molti colloqui negli ultimi anni. 

Riguardo la nuova Guerra Fredda 2.0 lanciata dagli Stati Unito contro la Cina, in caso di elezione a Cancelliere Scholz porterà Berlino più nettamente nel campo di Washington? Secondo Feng Zhongping, direttore dell'Istituto di studi europei dell'Accademia cinese delle scienze sociali, la politica tedesca è diversa, che sia pro-USA o amica della Cina, la sua politica è sempre basata sugli interessi della Germania.

L’esperto cinese crede, come riferisce il quotidiano Global Times, che chiunque si insedierà a Berlino è probabile che le relazioni tra Cina e Germania attraverseranno una spiacevole transizione nell'era post-Merkel tra la pressione degli Stati Uniti sulla questione dei diritti umani e le aree dove c’è competizione tra i paesi. 

C’è poi anche l’incognita rappresentata dai Verdi: il partito ambientalista tedesco si caratterizza infatti per russofobia e sinofobia. Sicuramente se dovesse entrare in una coalizione di governo (Giamaica o semaforo) Berlino si avvicinerebbe inevitabilmente a Washington, con una Germania che sarebbe meno eurasiatica e più atlantica. 

In ogni caso dalla Cina si augurano che il prossimo Cancelliere tedesco pur se dovesse adottare una linea più dura e di confronto verso Pechino, non faccia deragliare il percorso generale della Merkel.

Più in linea con la politica della Cancelliera uscente è sicuramente Armin Laschet. Il leader dell’Unione Cristiano Democratica. In un’intervista rilasciata al Financial Times circa tre mesi prima delle elezioni Laschet esprimeva dubbi circa la politica aggressiva dell’amministrazione Biden contro Cina e Russia. 

"La domanda è: se stiamo parlando di ‘limitare’ la Cina, questo porterà a un nuovo conflitto? Abbiamo bisogno di un nuovo avversario?”, domandava il leader tedesco. “E lì la risposta europea è stata cauta, perché, sì, la Cina è un concorrente e un rivale sistemico, ha un modello di società diverso, ma è anche un partner, in particolare in cose come la lotta ai cambiamenti climatici”. 

Armin Laschet affermava inoltre che l'Occidente avrebbe dovuto cercare di "stabilire una relazione ragionevole" con Mosca. "Ignorare la Russia non ha servito né i nostri né gli interessi degli Stati Uniti", diceva, elogiando la decisione di Biden di incontrare il presidente russo Vladimir Putin a Ginevra. 

Un approccio che potrebbe creare un potenziale scontro con i Verdi, che sono molto più desiderosi di sfidare apertamente Cina e Russia su questioni come i diritti umani e hanno un’agenda praticamente scritta direttamente a Washington. 

In ultima analisi possiamo affermare che a prescindere dalle trattative che porteranno alla formazione di un nuovo governo, qualunque sia la coalizione, Giamaica (CDU/CSU, FDP, Verdi) o semaforo (SPD/FDP/ Verdi), assisteremo a una intensificazione delle politiche neoliberiste e anti-popolari in quella che è considerata la “locomotiva” dell'UE e dell'Eurozona, sotto il manto della “transizione verde”. Una transizione che in Germania, così come in Italia, sarà pagata dai lavoratori salariati. 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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