Alessandro Orsini - Con Toretsk i russi hanno le chiavi del Donbass. E tutti zitti...

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di Alessandro Orsini - Fatto Quotidiano, 10 ottobre 2024

I russi hanno preso anche Toretsk, città chiave del Donbass. Stiamo assistendo alla morte di una nazione: un fenomeno storico raro, che si svolge sotto i nostri occhi. L’Ucraina è spacciata. Ciò che questa rubrica aveva annunciato il 24 febbraio 2022 si sta avverando, lentamente, ma inesorabilmente. L’Ucraina non ha armi, soldi e soldati a sufficienza per sorreggere lo sforzo bellico. Nello scenario migliore, l’Ucraina perderà le sue regioni più importanti. Perderà quasi interamente lo sbocco al mare o forse tutto. Il che le nega la prosperità nei secoli. Nello scenario peggiore, sarà distrutta dalle bombe atomiche che, come rivelato nell’ultimo libro di Bob Woodward, Putin è stato a un passo dal lanciare durante la battaglia di Kherson del 2022. Bombe atomiche che Putin tiene pronte all’uso.

Dopo due anni e mezzo di distruzioni, siamo in grado di ricavare quattro lezioni fondamentali da questa guerra attraverso il metodo dell’analisi comparata.

La prima lezione è che esiste una corrispondenza perfetta tra la produzione scritta della Casa Bianca e quella di Corriere della SeraRepubblicaStampaLiberoGiornale e Foglio. Comparando i documenti apparsi sul sito della Casa Bianca e gli articoli pubblicati da questi sei quotidiani nel periodo febbraio 2022-ottobre 2024, l’identità degli slogan e delle interpretazioni sulla guerra appare evidente. Con una differenza cronologica decisiva: quegli slogan e quelle interpretazioni appaiono prima sul sito della Casa Bianca e poi su quei sei quotidiani. Joe Biden “interpreta” sempre prima dei direttori dei principali quotidiani italiani. Il che deve indurre a riflettere sullo stato di salute del primo pilastro della società libera: la libertà di stampa.

Questa deriva liberticida dell’informazione italiana si è verificata principalmente perché il codice politico ha preso il sopravvento sul codice scientifico assorbendolo interamente. L’Università italiana non ha saputo mantenere la propria autonomia e indipendenza rispetto al governo Draghi e, pertanto, non ha avuto la forza e il coraggio di correggere la deriva della carta stampata con la difesa del progetto illuministico. I professori universitari esperti di politica internazionale hanno parlato in televisione secondo logiche politiche e non scientifiche. Tutti ricorderanno i documenti pubblici di fedeltà firmati dai rettori italiani in sostegno di Mario Draghi, quando il suo governo traballava, o le intimidazioni che certi rettori hanno esercitato sui loro stessi professori esponendoli alla gogna mediatica per la loro riluttanza ad abbandonare la ragione critica nella valutazione degli eventi.

La seconda lezione è che l’Unione europea è guidata da una classe dirigente completamente corrotta. Ciò è dimostrato da un fatto che l’osservazione sociologica registra agevolmente ovvero lo smarrimento del senso della realtà. Il primo tratto caratteristico delle classi dirigenti corrotte è la perdita del rapporto con il mondo esterno alle stanze del potere. La Commissione europea ha sbagliato completamente a valutare i rapporti di forza tra Russia e Ucraina. Ha pensato che l’Ucraina fosse fortissima e la Russia debolissima. Lo scollamento dalla realtà è il crimine più grande di una classe dirigente poiché mette a repentaglio la vita dei cittadini sulle cui spalle ricade. I commissari europei sono “corrotti” nel senso inteso dalla sociologia di Vilfredo Pareto: sono un peso e un pericolo per la vita degli europei. Essendo corrotti, non sanno che cosa fare. La Commissione europea non sa fare né la guerra, né la pace.

La terza lezione è che l’Unione europea è in un rapporto di subordinazione diretta rispetto alla Nato. Non è la Commissione Europea che dice alla Nato che cosa fare in Europa, bensì il contrario. Questo rappresenta un grande pericolo per il futuro dei nostri figli giacché la Nato è nata per fare la guerra, mentre l’Unione europea è nata per fare la pace.

La quarta lezione è che l’Unione europea è debolissima. La guerra in Ucraina ha mostrato che l’economia e l’apparato militare dei Paesi dell’Unione europea, ma anche dell’Inghilterra, non sono in grado di combattere la terza guerra mondiale. In altre parole, i governi dell’Unione europea, incluso il governo Meloni, assecondano l’espansione della Nato ai confini con la Russia senza avere i mezzi per fronteggiare la sua reazione militare. Anche questo è un chiaro sintomo di corruzione: realizzare progetti che mettono a repentaglio la propria vita senza avere i mezzi per difenderla. Toretsk è caduta, ma nessuno dei principali quotidiani italiani apre un dibattito di respiro nazionale, come corruzione prescrive.

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