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Da Repubblica: "Informatore interno denuncia: OPAC ha manipolato le indagini sull'attacco chimico a Douma in Siria"

 


Riproponiamo l'ottimo articolo di oggi su Repubblica della sempre brava e coraggiosa Stefania Maurizi che mette in luce le evidenze dei rapporti farlocchi dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), che sono serviti negli anni a preparare il terreno della guerra d'aggressione contro la Siria da parte degli Stati Uniti e vassalli vari. Come AntiDiplomatico vi abbiamo sempre denunciato tutto questo. Dopo che l'accordo tra Putin e Erdogan sta ponendo le basi per una effettiva stabilizzazione del paese e con la progressiva liberazione da parte dell'esercito siriano del suo territorio dai terroristi finanziati da Nato e Nato del Golfo, tutti i castelli di carta delle menzogne di questi anni stanno cadendo. Repubblica è uno dei giornali che più ha avuto responsabilità in Italia nel rendere virali fake news che hanno alimentato la guerra contro la Siria. Speriamo che l'articolo della Maurizi non sia solo un caso isolato, ma una scelta redazionale più sensata del giornale. Noi non dimenticheremo e vigileremo.



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di Stefania Maurizi - Repubblica

23 ottobre 2019


Non si conosce il suo nome ancora, ma non è difficile immaginare che nelle alte sfere della diplomazia la caccia all'uomo sia già scattata. Sì, perché se i fatti che questa fonte denuncia saranno accertati al di là di ogni ragionevole dubbio, l'intero sistema di controllo messo in piedi dalla comunità internazionale contro l'uso degli armamenti chimici vacillerà, scatenando una tempesta senza precedenti all'interno dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), un'istituzione internazionale che ha vinto il Nobel per la Pace nel 2013 e che negli ultimi anni ha gestito dossier estremamente scottanti, da quello sul caso di Sergei Skripal – la spia russa che sarebbe stata avvelenata dall'agente nervino Novichock - a quello sul presunto attacco chimico a Douma, in Siria, il 7 aprile 2018 che avrebbe sterminato decine di civili.
 

Le immagini dei bambini siriani che sarebbero state vittime dell'attacco chimico a Douma fecero il giro del mondo, innescando una forte reazione internazionale, tanto che una settimana dopo il presidente Donald Trump ordinò, insieme a Francia e Inghilterra, una serie di bombardamenti contro la Siria di Bashar al-Assad, con l'obiettivo, dichiarato da Trump, di “distruggere le capacità di lanciare armi chimiche del regime siriano".



Da subito, infatti, si puntò il dito contro Assad e si trassero conclusioni prima ancora che l'Opac potesse analizzare le prove scientifiche dell'attacco. Nel tentativo di appurare quanto accaduto, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche inviò i suoi ispettori a Douma per una “fact-finding mission”, una missione sul campo per studiare i campioni di terreno sul luogo del presunto attacco, intervistare i testimoni, esaminare i cadaveri. E furono in molti a temere che le conclusioni del report dell'Opac su Douma potessero essere usate in modo strumentale per un cambio di regime in Siria, in modo analogo a quanto avvenuto in Iraq con la ricerca delle armi di distruzione di massa di Saddam. 
 
 
La Russia contestò da subito il metodo di lavoro dell'Opac, criticando in modo particolare gli ispettori per aver accettato campioni ambientali raccolti da Ong considerate controverse, come i White Helmets. Ma nessuno prese sul serio le critiche russe, considerato il rapporto tra la Siria di Bashar al-Assad e la Russia di Putin.
 

In un'intervista a Repubblica, l'allora direttore generale dell'Opac, Ahmet Üzümcü, affrontò queste critiche dei russi, dichiarando al nostro giornale: “Tutti i metodi utilizzati dai nostri team sono da sempre in linea con le procedure riconosciute e qualora i campioni siano forniti da certe Ong, non sono mai considerati come l'unica fonte di prova. Usiamo sempre una grande varietà di materiali e informazioni raccolte da diverse fonti e i nostri ispettori sono sempre stati in grado di verificarli. A meno che non ci sia un alto livello di affidabilità delle informazioni, i nostri ispettori non traggono conclusioni”.
 

Dopo un anno di indagini scientifiche, il 1° marzo scorso, l'Opac ha finalmente pubblicato il report tecnico su Douma, concludendo che esistono “ragionevoli prove che un attacco con un'arma chimica sia avvenuto il 7 aprile 2018” e che la “sostanza tossica usata era in tutta probabilità il cloro”. Sebbene l'Opac non attribuisca le responsabilità degli attacchi chimici, ma stabilisca semplicemente se siano avvenuti e quali sostanze siano state usate, tutti hanno continuato a puntare il dito contro il regime di Assad.
 

Ora però una gola profonda potrebbe riaprire il caso. A rendere nota l'esistenza di questo whistleblower è un gruppo di esperti e attivisti che si sono riuniti a Bruxelles il 15 ottobre scorso su iniziativa dell'organizzazione Courage Foundation, un ente che protegge whistleblower di alto profilo e da anni è impegnata nella difesa di Edward Snowden, Chelsea Manning e Julian Assange.
 

Il gruppo di esperti e attivisti include l'ex direttore generale dell'Opac, José Bustani; l'accademico Richard Falk, professore emerito di legge internazionale a Princeton; l'attuale direttore di WikiLeaks, il giornalista islandese Kristinn Hrafnsson; Helmut Lohrer, che è uno dei dirigenti dell'organizzazione internazionale International Physicians for the Prevention of Nuclear War; il professore Guenter Meyer, dell'università tedesca Johannes Gutenberg di Mainz; Elizabeth Murray, ex analista dell'intelligence per il Medio Oriente presso il National Intelligence Council di Washington, e infine l'ex capo delle forze speciali inglesi, John Taylor Holmes.
 

Secondo il gruppo di esperti, il whistleblower sarebbe un membro dell'Opac e avrebbe consentito loro di accedere a una serie di email interne, sms e bozze di report che rivelerebbero “pratiche inaccettabili durante l'indagine sul presunto attacco chimico a Douma”.
 

Il direttore di WikiLeaks, Kristinn Hrafnsson dichiara a Repubblica: “Al nostro gruppo di esperti sono state presentate prove che gettano dubbi sull'integrità dell'Opac. Sebbene il whistleblower non sia pronto a rivelare la propria identità e a presentare i documenti al pubblico, WikiLeaks ritiene che sia assolutamente nell'interesse dell'opinione pubblica mostrare tutti i materiali raccolti dalla missione di fact-finding dell'Opac a Douma e tutti i report scientifici dell'indagine. Noi invitiamo chi ha accesso ad essi all'interno dell'Opac a inviarli in modo sicuro a WikiLeaks attraverso la nostra piattaforma wikileaks.org/#submit”.
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