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Intervista al medico palestinese Amer: "Chi difende la propria terra, la propria famiglia, non è un terrorista"

 

"Fino a quando ci sarà al Mondo una nostra donna che partorisce un nostro figlio, noi avremo vinto."

 
 
di Michele Metta 
 

Mohammad Awwad Amer è un medico palestinese. Ha vissuto e studiato qui in Italia, prima di tornare a lavorare nel proprio Paese. Ho deciso di rivolgergli alcune domande, per conoscere da vicino com’è vivere ora in Palestina.

 
- Mohammad, grazie davvero di cuore per aver accolto la mia richiesta di intervistarti. La prima domanda che vorrei, per favore, rivolgerti, è sul tuo essere un ginecologo. Percepisci, in qualche modo, che il tuo far nascere bambini sia visto dalle autorità israeliane come un pericolo, come qualcosa da ostacolare, se non fermare, perché consente al popolo palestinese, attraverso le nascite, di moltiplicarsi, perpetuarsi?
 
Prima di tutto vorrei ringraziare io te, per avermi offerto questa occasione, che mi consente di parlare della sofferenza e del dolore del mio popolo palestinese.
Certo: sono un medico palestinese. Ho studiato e mi sono laureato in Medicina e chirurgia da voi, in Italia, presso l’Università degli Studi di Perugia. Ora, lavoro nel reparto di Ginecologia e Ostetricia. Come dici tu, faccio nascere i bambini. Devi sapere che noi Palestinesi abbiamo uno dei tassi di natalità più alti al Mondo. Siamo un popolo giovane, nel senso che il 60% di noi è al di sotto dei 50 anni d’età. Tutto questo spaventa Israele? Sì, lo spaventa, dà fastidio. Hanno ingaggiato con noi una guerra che è anche una guerra demografica. Hanno circondato Gerusalemme con un muro alto 4 metri: il muro della vergogna; muro dell’Apartheid. Il mio popolo conta quasi 13 milioni di persone. Un po’ meno della loro metà vive nella Palestina storica. Ma un’altra metà abbondante ha dovuto scegliere la via della diaspora verso altri Paesi arabi, andando in Giordania, Libano, Siria, Egitto, Iraq, ma anche emigrando verso l’Europa e l’America. Ben due terzi del nostro popolo vive la condizione di profugo, dentro campi dove deve sottostare a situazioni disumane. Sto parlando della Cisgiordania, della Striscia di Gaza, di terre che un tempo erano nostre. E sto parlando di nostre da millenni.

 

- Trump, il presidente degli Stati Uniti, sta svolgendo una politica sciagurata. La sua decisione di proclamare Gerusalemme capitale d’Israele cosa significa, e come è commentata tra voi palestinesi?
 
Quello che vogliono fare, è svuotare Gerusalemme da noi Palestinesi. Il Presidente Trump sta dimostrando di non sapere niente di Storia, quando ha deciso di proclamare Gerusalemme capitale di Israele. Le sue, sono parole vuote, perché Gerusalemme e stata sempre la nostra capitale.
Non solo: così, Trump dimostra di voler ignorare che la Palestina è Terra Santa non di una, ma di tre religioni. Terra della Pace, dell’amore, della gioia, delle olive. Stiamo parlando della culla dell’Umanità. Io invito il presidente Trump a studiare la Storia, per sapere quanto è preziosa la Palestina per noi Palestinesi. Senza dimenticarci che una risposta inequivocabile è arrivata dalle Nazioni Unite, che hanno votato contro la sua dichiarazione in maniera quasi plebiscitaria.

 

- Come mai esiste questa alleanza così forte tra USA e Israele?
 
C’è una alleanza forte tra America e Israele perché Israele è, se vogliamo dire la verità, il 51° Stato degli Stati Uniti d’America. È grazie a questo che Israele rimane impunito e al di sopra della Legge internazionale. Israele ha ignorato tutte le risoluzioni delle Nazione Unite. Israele è il cucciolo degli Stati Uniti.

 
- So che quando un turista visita Israele, spesso, all’interno dei negozi israeliani, trova manufatti e vestiti appartenenti alla tradizione e cultura palestinese, ma che vengono spacciati per manufatti e vestiti israeliani. Questo depredarvi ha molto il sapore di un volere uccidere le vostre radici. Cosa puoi dirmi a tal proposito, per favore?
 
Sì, purtroppo è vero: Israele ha rubato la nostra vita, la nostra terra, la nostra serenità, il nostro futuro, i nostri sorrisi, la nostra acqua, la nostra cultura, la nostra storia. E i nostri monumenti e, come hai detto anche tu, il nostro abito tradizionale. E persino i piatti della nostra cucina: l’hummuss; i felafel; lo zit wa zateer.
Hanno rubato tutto meno la nostra dignità. Sono orgoglioso di essere un palestinese

 

- Cosa altro vorresti dire a noi italiani su quello che accade in Palestina?
 
Sì, voglio rivolgere una parola all’amato popolo italiano, per dire che noi Palestinesi non siamo terroristi. Chi difende la propria terra, la propria famiglia, non è un terrorista. Il popolo palestinese ama la vita. Abbiamo sofferto tanto. Cerchiamo solo Pace, serenità, speranza. Non abbiamo l’atomica. Non abbiamo carri armati. Abbiamo soltanto il nostro diritto di vivere come tutti gli altri: in pace. Con dignità e amore. Basta con la guerra al nostro popolo. Fino a quando ci sarà al Mondo una nostra donna che partorisce un nostro figlio, noi avremo vinto. Amore e Pace a tutte e a tutti voi.
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