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Israele pretende un risarcimento di 250 miliardi di dollari per gli ebrei costretti a lasciare i paesi arabi

 

Israele chiede un risarcimento di 250 miliardi di dollari ai paesi arabi e all'Iran per i beni lasciati dagli ebrei in questi paesi quando sono andati via.


"È tempo di correggere l'ingiustizia storica di pogrom in sette paesi arabi e in Iran con il risarcimento di centinaia di migliaia di ebrei che hanno perso le loro proprietà che è loro di diritto", ha affermato oggi Gila Gamliel, ministro israeliano dell'uguaglianza sociale, riferendosi ai beni che gli ebrei abbandonarono in quei paesi quando emigrarono nei territori occupati da Israele.
 
Secondo i rapporti, il regime di Tel Aviv intende richiedere la Tunisia 35 miliardi di euro e alla Libia 15 000, il restante della somma da risarcire è da dividere tra Marocco, Iraq, Siria, Egitto, Yemen e Iran.
 
Il regime di Israele, al fine di alterare a suo favore la demografia sociale dei territori palestinesi occupati, organizza di tanto in tanto un appello agli ebrei nel mondo per farli emigrare nei territori occupati.
 
Nei media israeliani si evidenzia anche che questa richiesta del regime israeliano è una strategia per fare pressione su questi paesi ad accettare il cosiddetto "affare del secolo", un piano totalmente pro-Israele, disegnato dal presidente americano, Donald Trump, al fine di risolvere il conflitto israelo-palestinese a favore il secondo.
 
La Palestina dieci anni fa chiese oltre 100 miliardi di dollari a Israele
 
Il governo palestinese ha anche chiesto un indennizzo di 100.000 milioni di dollari al regime israeliano, poiché, dopo la creazione di questo regime nel 1948, i suoi atti criminali hanno causato la fuga di milioni di palestinesi dalle loro case.
 
Nel mese di aprile 2018, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) ha evidenziato in un rapporto che il regime di Tel Aviv ha l'obbligo legale a compensare costi economici palestinesi causati da decenni di occupazione, sia per il blocco l'attività economica dei territori occupati che per il loro progresso e sviluppo.
 
 
 
Fonte: The Times of Israel
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