La Nato per la salute mondiale. Insulso e surreale il segretario Stoltenberg

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di Marinella Correggia

 

Se e quando finirà l’incubo Covid-19, moltissimi cercheranno di passare per santi salvatori.

 

Poteva mancare la Nato? No. Si sa del resto che missili, bombe, carri armati e cacciabombardieri sono il rimedio più efficace contro i virus. Altro che medici cubani.

 

Nell’intervista tutta da leggere di Repubblica, il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg (https://www.primapaginanews.it/articoli/rassegna-stampa-dalle-prime-pagine-dei-principali-quotidiani-italiani-del-23-marzo-2020-471099) evoca nei titoli un «piano Nato per la creazione di uno scudo sanitario» che «garantirà la sicurezza sanitaria».

 

Ma quale piano? Nessuno.

 

Esordendo, Stoltenberg cerca di accreditare alla sua costosissima organizzazione l’impiego dei soldati nei vari paesi «alleati» in compiti civili per fronteggiare l’emergenza, spiegando incredibilmente che «la Nato si adatta al mondo che cambia».

 

Ma che c’entra la Nato con l’uso dei militari – finalmente – in funzione di protezione della popolazione?

 

Infatti, rispondendo alla domanda se l’Alleanza possa fare qualcosa per esempio per l’Italia, Stoltenberg balbetta mollemente:  «(…) può essere una piattaforma per condividere le esperienze». Che avrà voluto dire? E aggiunge spudorato: «La preoccupazione fondamentale dell’Alleanza è garantire la difesa anche in piena epidemia». Sembra Oggi le comiche.

 

Il nostro Jens dispensa perle come questa: «Impareremo l’importanza della prontezza, dell’essere uniti». Poi ammette che «una delle più importanti lezioni da assorbire è la necessità di rafforzare la resilienza civile, dalla sanità ai trasporti, alle infrastrutture». 

 

Ma dunque, si tratta di trasferire le risorse dalle spese militari a quelle per la salute come molti ormai chiedono? Stoltenberg sente la minaccia e si difende:  «Il mondo in cui viviamo è senza certezze, Abbiamo visto il terrorismo in Iraq e Siria, la Russia più assertiva, gli attacchi informatici, l’instabilità in Nord Africa: tutto condiziona la nostra sicurezza. Per questo gli alleati, Italia compresa, si sono impegnati a spendere di più nella difesa».

 

In una metaforica lettera aperta a Jens Stoltenberg e ai membri della Nato scriveremmo quanto segue: a parte l’assertività della Russia (che cosa significa?) e i non meglio precisati attacchi informatici (di chi contro chi e perché?), sappiate (lo sapete! Se non siete mentecatti) che il terrorismo in Iraq e Siria, aggiungiamo in primissimo piano la Libia, e l’instabilità in Nordafrica sono il frutto avvelenato delle vostre guerre di aggressione, dirette o per procura, degli ultimi anni.

 

Siete stati un virus letale per milioni di persone, per interi popoli.

 

 

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