Russia: Se la Comunità internazionale collabora, 890.000 profughi potranno tornare in Siria

Secondo Mosca, con la collaborazione, in primis dell'ONU, e poi dei Paesi coinvolti nel processo di pace di Ginevra, potrebbero tornare in Siria 890.000 profughi nei prossimi mesi. Intanto il Giappone si dice disponibile a ricostruire scuole e ospedali nel paese arabo.

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La Russia spera che le organizzazioni internazionali, tra cui le Nazioni Unite e dei paesi presenti ai negoziati nel formato di Ginevra "partecipino attivamente" nelle attività che possono permettere il ritorno dei rifugiati siriani nel loro paese, ha dichiarato il capo del Centro nazionale di controllo della difesa della Russia, generale d'armata, Mikhail Mizintsev.
 
Il comando militare russo ha riferito che è in corso la costruzione di un centro di coordinamento interministeriale siriano per facilitare il ritorno dei rifugiati. Allo stesso tempo, ha sottolineato che è importante "attenersi al principio che il ritorno dei profughi in patria deve essere esclusivamente volontario e in sicurezza".
 
Usando i dati delle Nazioni Unite, Mizintsev ha riferito che nei prossimi mesi, in Siria dovrebbe tornare circa 890.000 civili.
 
Il generale ha comunicato che il centro russo di accoglienza e alloggio dei rifugiati aumenterà il numero di posti di blocco e amplierà la propria struttura territoriale, in attesa di un maggior numero di persone che ritornano agli uffici nazionali.
 
"Oltre ai siti attivi sono stati aperti e hanno cominciato a operare tre nuovi. Quello terrestre di Salhiah in provincia di Deir Ezzor, marittimo di Banias e aereo di Diuvali. Oggi, abbiamo aperto quattro punti di controllo supplementari sul confine tra Siria e Libano", ha aggiunto Mizintsev.
 
Giappone disposto a ricostruire scuole e ospedali in Siria
 
Mizintsev ha riferito che, seguendo l'esempio della Francia, che fornisce aiuti umanitari alla popolazione del Ghouta orientale, zona rurale di Damasco, il Giappone si è proposto per lo sminamento e la ricostruzione delle infrastrutture nelle ex zone demilitarizzate del Ghouta orientale e di Homs.
 
"Inoltre, il Giappone è pronto a realizzare piccoli progetti di costruzione o ricostruzione di scuole e ospedali. Ma l'amministrazione giapponese esprime anche la sua volontà di realizzare progetti più ampi", ha concluso l'alto ufficiale russo.
 
 

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