Sostegno a Maduro al campeggio antimperialista a Frassanito

Sostegno a Maduro al campeggio antimperialista a Frassanito

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Al campeggio antimperialista, che si è svolto a Frassanito, in Puglia, a maniera di controvertice in parallelo al G7, movimenti, partiti, organizzazioni territoriali  e internazionali hanno accolto con grande emozione il saluto dell'ambasciatrice del Venezuela in Italia, Maria Elena Uzzo. La voce del Venezuela bolivariano è così risuonata accanto a quella della Palestina, di Cuba e del Nicaragua, per indicare la resistenza dei popoli che non si sottomettono all'arroganza dell'imperialismo, e che indicano un nuovo cammino, nel solco delle grandi rivoluzioni del secolo scorso.

Voi G7, noi Gmondo, è stato detto. Un mondo senza sfruttamento del lavoro, senza oppressione imperialista, né oppressione della donna e delle diversità. Un mondo senza muri né barriere, senza NATO e senza Troika. Un mondo di pace con giustizia sociale, che solo si può conquistare nella lotta per il socialismo, come sta avvenendo in Venezuela.

Nel qui e ora di un paese capitalista come l'Italia e di un'Europa dei banchieri e del complesso militare-industriale, per le forze di alternativa la premessa è quella di costruire un blocco sociale anticapitalista, antimperialista e antipatriarcale, che metta a centro valori e contenuti di una nuova umanità.

Oggi, hanno detto i partecipanti al campeggio, la lotta per l'autodeterminazione della Palestina, la resistenza eroica del popolo palestinese all'occupazione sionista e a un genocidio che nessuna retorica sui diritti riesce a fermare, indica il percorso, concreto e simbolico, per ripartire: unire le resistenze nella lotta, servirsi della memoria storica delle classi popolari, della memoria storica della lotta antimperialista e anti- neocoloniale, della memoria storica delle rivoluzioni, come una piattaforma per rilanciare il futuro. E in questo modo accompagnare le giovani generazioni verso un nuovo volo: affinché possano procedere, leggere come gli uccelli, ma non come le piume.

Con l’azione del 7 ottobre, la resistenza palestinese ha mostrato che, con la lotta e con il sacrificio collettivo, si possono far saltare i piani del sionismo e del sistema dominante: mostrando, anche in questo contesto che “l’imperialismo è una tigre di carta”.

Il capitalismo in crisi strutturale cerca di risolvere le proprie contraddizioni con la guerra imperalista, da far pagare alle classi popolari. La contropartita è quella di situarsi nel campo che sta disegnando un nuovo ordine multipolare, soprattutto grazie alla spinta propulsiva dei paesi del BRICS, ma anche grazie all’indirizzo concreto mostrato dalle democrazie popolari, post-neoliberiste e socialiste che, sull’onda delle rivoluzioni novecentesche (Cina, Cuba, Vietnam eccetera) caratterizzano in America latina il Socialismo del XXI secolo.

Per i partecipanti al campeggio, l'America latina, e il Venezuela in particolare, invitano a interrogarci su un arco di questioni esiziali anche per le nostre sponde: in primo luogo, sui limiti e sui costi che implica la vittoria, anche solo elettorale, di un programma di “riforme di struttura” nel quadro dello scontro con l’imperialismo.

Dal confronto, ricco, franco e fraterno, che si è svolto durante il campeggio antimperialista, è emersa dunque l'esigenza di continuare con un'agenda di lotta comune contro gli obiettivi del G7 e della Nato, contro il regime sionista e chi lo appoggia, contro le politiche antipopolari e repressive dei governi europei.

Per questo, l'assemblea ha deciso di appoggiare con forza l'esistenza e la resistenza di quei paesi in cui le classi popolari decidono del proprio destino, a partire da Cuba, dal Venezuela, dal Nicaragua e dai paesi che si richiamano al Socialismo del XXI secolo.

Perché – si è detto – essi mostrano in concreto che esiste un'alternativa al capitalismo, praticabile fin da ora. Per questo, l'imperialismo ne occulta la forza e il consenso, e cerca con ogni mezzo di imporre le solite ricette e i suoi pagliacci, come vediamo in Argentina con Milei.

Si è proposto, pertanto, di sostenere il diritto del popolo  venezuelano a eleggere senza ingerenze il proprio rappresentante, il presidente Nicolas Maduro, alle elezioni del 28 luglio, smascherando la campagna di menzogne diffusa dai media di guerra.

Si è proposto, inoltre, di intensificare la campagna contro il bloqueo a Cuba e contro le misure coercitive unilaterali, imposte dall'imperialismo al Nicaragua, alla Russia e a tutti i governi che non ne accettino la servitù.

Poi, alcuni giovani hanno dipinto su un telo bianco un'enorme scritta rossa che diceva: “28 luglio, Nicolas Maduro presidente”. E lo striscione è stato portato in corteo, nella manifestazione contro il G7 che si  è svolta a conclusione del campeggio.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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