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Venezuela, è il momento della mobilitazione permanente

 

Intervista al Prof. Luciano Vasapollo : "Il Venezuela sarà uno spartiacque politico decisivo. Da una parte si sta con il multilateralismo e la sovranità dei popoli; dall’altra si sta con l’imperialismo criminale del neo-liberismo e con il business delle guerre. In mezzo non c’è niente"



Intervista al Prof. Luciano Vasapollo, economista e docente all'Università La Sapienza di Roma


Professore torniamo a parlare di Venezuela dopo l’aggravarsi della crisi nel Paese in seguito al colpo di stato degli Stati Uniti del 24 gennaio scorso. Le hanno sorpreso le parole di Mattarella di questa settimana che spingeva per un “allineamento” al colpo di stato?

 
Non mi hanno sorpreso. Il Presidente Mattarella lo ricordo bene avallare da protagonista del governo D’Alema i bombardamenti criminali contro Belgrado. La pagina più infame della storia italiana recente in politica estera. Non mi sorprende perché poi è lo stesso copione che si ripete: Napolitano nel 2011 fu decisivo per avallare i criminali bombardamenti in Libia. E oggi si cerca di fare pressione su un governo che tutto sommato, grazie alla posizione del Movimento 5 Stelle, sta cercando di evitare una escalation drammatica che porrebbe a rischio la vita anche di centinaia di migliaia di cittadini di origine italiana.
 

Nel governo la Lega e Salvini in particolare chiede una posizione diversa…
 
Tra i paesi che si sono accodati nell’Unione Europea alla vergognosa presa di posizione di Spagna, Francia e Germania ci sono l’Austria e gran parte di quei paesi dell’est europeo che si chiamano “sovranisti”, tutti amici di Salvini. Vorrei essere chiaro su un punto però: il Venezuela sarà uno spartiacque politico decisivo. Da una parte si sta con il multilateralismo, la sovranità dei popoli, l’autodeterminazione e la ricerca di un modello di convivenza pacifica tra le nazioni; dall’altra si sta con l’imperialismo criminale del neo-liberismo, con le guerre e con l’1% della popolazione mondiale che affamerà sempre più il restante 99%. In mezzo non c’è niente e Salvini, ma nessuno poteva avere dubbi, ha scelto di seguire quello che è sempre stato, vale a dire un nemico della sovranità dei popoli. Ma, del resto, dalla Tav al Venezuela, dagli inceneritori alla criminalizzazione della povertà, mi dica una grande questione in cui Salvini non abbia la stessa posizione del PD.
 

Professore Lei tornerà in Venezuela a breve. Quali possono essere gli scenari possibili e si sente preoccupato?
 
Non è possibile fare previsioni ora. Ma certamente sono preoccupato. Lo stritolamento criminale di Stati Uniti e Unione Europea serve a dare fiato ad un golpe che è chiaramente fallito. Perché nessuno di questi media che alimentano ogni giorno il colpo di stato e che tirano la volata alle multinazionali che vogliono tornare in possesso delle risorse petrolifere maggiori al mondo, quelle del Venezuela, scrive che la crisi è prodotta dalla guerra economica ripeto criminale contro il paese? Lei come pensa che si vivrebbe in Italia dopo 10 anni di blocco totale economico? Abbiamo avuto paura del collasso per qualche punto di spread, pensate a vivere in una situazione di guerra economica per oltre un decennio?
Per gli scenari futuri si può dire una cosa: la prima fase del golpe è fallito. Il golpista auto-proclamatosi dopo l’ordine su twitter dagli Stati Uniti, dopo ormai 2 settimane avrebbe dovuto essere già al Palazzo Presidenziale se avesse avuto un minimo di sostegno popolare e nelle forze armate. Ma le forze armate e gli strati popolari sono tutti con il governo e si stanno compattando ulteriormente. L’unione civico-militare ideata da Chavez è la maggiore conquista ed eredità della rivoluzione bolivariana. Ci potrebbero essere presto 2 milioni di soldati pronti a combattere per la propria sovranità e per la propria libertà nel nome di Bolivar e Hugo Chavez. Chi sta oggi soffiando sui venti di guerra per sostenere l’ennesimo golpe degli Stati Uniti dovrà farne i conti per sempre con la propria coscienza.

 

Fallito il golpe “democratico” ora ci provano però con il solito leit motiv “umanitario”. Cosa può accadere?
 
Come detto il golpista a 2 settimane del golpe non solo non è al Palazzo presidenziale ma ha zero consistenza nel paese e nell’opposizione stessa. La governatrice dello Stato Tachira, Laidy Gómez - che è dell’opposizione, ma del partito di Accion Democratica, più moderata dell’estremismo di destra violento di Voluntad Popular di cui fa parte il golpista Guaidò - ha espressamente dichiarato di essere contro l’intervento armato degli Stati Uniti e che continua a subire forti pressioni enorme perché riconosca il colpo di stato. Al contrario, fino adesso ha condannato l’atteggiamento dell’autoproclamato presidente ad interim Guaidò, che in occasione di una manifestazione dell’opposizione a Caracas ha chiesto ai presenti se fossero disposti ad affrontare una guerra civile pur di rovesciare Maduro e farla finita con la Rivoluzione Bolivariana. 
Questo è un passaggio molto significativo per capire come il golpista riconosciuto da Usa e vassalli non ha neanche il sostegno dell’opposizione.
Le pressioni che si fanno alla governatrice sono molto significativi ripeto perché lo stato Tachira è al confine con la Colombia ed è la chiave di volta nell’intervento “umanitario” che stanno pianificando. A dimostrazione di come l’obiettivo degli Stati Uniti sia lo smembramento del paese con le solite Ong “umanitarie” come apripista.
Quello che può accadere è che i golpisti provino a occupare le zone al confine con la Colombia per insediare un governo fantoccio. Le conseguenze le conoscete: una mattanza sul modello siriano che conosciamo bene, che si allargherebbe presto anche al territorio colombiano dove ci sono migliaia di guerriglieri pronti a riprendere la lotta armata contro il governo di estrema destra. La guerra poi rischia di diventare mondiale per la volontà dichiarata di Russia e Cina di difendere la sovranità e l’integrità territoriale del Venezuela. Ripeto: chi sta oggi soffiando sui venti di guerra per sostenere l’ennesimo golpe degli Stati Uniti dovrà farne i conti per sempre con la propria coscienza.

 

In tutto questo la voce di Papa Francesco sembra essere un ultimo appiglio per evitare l’ennesimo crimine internazionale e per la via del dialogo e della pace…
 
Anche questa settimana di ritorno dagli Emirati Arabi Uniti, Papa Francesco ha avuto parole importanti. Ha dichiarato una cosa chiara però: per il dialogo c’è bisogno di una richiesta di tutte e due le parti. Non basta quella del governo di Maduro, si deve sedere anche la destra venezuelana. Ma le destre venezuelane sono eterodirette dagli Stati Uniti e dalle multinazionali del petrolio. E non vogliono il dialogo e la pace. Vogliono prendere il potere con la forza come hanno tentato varie volte dal 2002 ad oggi in Venezuela e come hanno ripetutamente fatto in tutta l’America Latina per secoli. Il colonialismo insito nella dottrina Monroe continua a guidare le scelte del regime di Washington, qualunque sia il presidente di turno. Le destre non vogliono il dialogo, o meglio non possono perché gli Stati Uniti devono mettere a Caracas un nuovo governo fantoccio con la violenza o un colpo di stato. Il vero obiettivo è eliminare infatti la Costituzione venezuelana che sancisce come le risorse del paese appartengono per sempre al popolo.
Del resto, dopo anni di negoziati a Santo Domingo si era arrivato ad un accordo nel febbraio del 2018, mediato tra gli altri dall’ex primo ministro spagnolo Zapatero. L’opposizione che aveva chiesto le elezioni presidenziali anticipate all’ultimo momento non firmò l’accordo e non si presentò alle elezioni del 20 maggio 2018 – ripeto richieste espressamente dalle destre – a cui parteciparono oltre a Maduro altri 5 candidati e diversi partiti. Perché nessun giornale lo scrive? Perché nessuno intervista Zapatero che più di tutti ha mediato ed era arrivato ad un accordo? 

 

Dopo Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Ucraina… possibile che parte della sinistra non comprenda questo copione ricorrente e si schieri sempre dalla parte sbagliata della storia?
 
Triste, ma purtroppo è proprio così. Non chiamiamola sinistra però. Da una parte i servi dell’imperialismo come il “socialista” Sanchez e dall’altra parte Melenchon e Corbyn che stanno dalla parte della sovranità dei popoli. In Italia, il Pd ha le mani sporche del sangue di decine di guerre e ancora fomenta “interventi umanitari”. Provo solo ribrezzo per un partito del genere che è da anni solo il megafono delle multinazionali transnazionali e di Washington. Ad oggi, solo il Movimento 5 Stelle ha avuto una posizione coraggiosa e dignitosa sulla crisi in Venezuela. Il resto del panorama politico ha solo obbedito ai loro padroni. Come sempre in passato.
Voglio ripetere però un punto secondo me chiave: lo spartiacque Venezuela segnerà anche la vita politica europea. In corso in Venezuela c’è una vera lotta di classe che produrrà ripercussioni anche fuori dal paese. Da un lato c’è un popolo che lotta per la conservazione dei propri diritti sociali, della propria sovranità, che lotta per la propria Costituzione, per l’autodeterminazione e per il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Dall’altro, c’è l’imperialismo più efferato, le aristocrazie transnazionali e il business delle guerre. Ognuno dovrà fare la sua scelta. Sono orgoglioso di far parte di organizzazioni come Usb, Eurostop, Rete dei comunisti e Potere al popolo che non hanno dubbi da che parte stare e inizieranno una mobilitazione permanente. Anzi, approfitto dell’intervista per lanciare un appello affinché tutte le forze autenticamente democratiche, pacifiste e antimperialiste del nostro paese sostengano ogni sforzo e si mobilitino perché l'Italia non aderisca alle decisioni dei settori più aggressivi e servili dell'imperialismo UE. 


Fabrizio Verde
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