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30 anni dopo la "caduta del muro di Berlino" - La verità è rivoluzionaria

 
 

di Albano Nunes

da “O Militante”, Rivista teorica del Partito Comunista Portoghese, N° 363, NOV/DIC 2019

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

I comunisti non hanno mai paura della verità perché solo la verità permette loro di conoscere la realtà, condizione indispensabile per la sua trasformazione rivoluzionaria. La posizione dei loro avversari è esattamente l'opposto. La classe dirigente capitalista può rimanere al potere solo ricorrendo sistematicamente alle menzogne. Una bugia che potrebbe non essere del tutto negazionista ("i fatti sono testardi") ma che è sempre manipolatrice.

E se esiste un tema in cui ciò è particolarmente vero, è quello della storia, sempre scritto e riscritto in base agli interessi economici e politici dominanti, in cui il principio guida è quello di cancellare il ruolo della classe operaia e la lotta delle masse popolari nella trasformazione progressistaa del mondo e presentare l'azione rivoluzionaria dei comunisti da Marx fino ai nostri giorni come una successione di errori, fallimenti e persino crimini che spesso sono equiparati al fascismo. È così che continuano a celebrare la "caduta del muro di Berlino", non solo come una vittoria del capitalismo sul socialismo, ma come espressione della perversità dei comunisti, la dimostrazione della "morte del comunismo" e quindi la dimostrazione dell'impossibilità del superamento rivoluzionario del capitalismo.

Per diversi mesi i media mainstream hanno celebrato il "30 ° anniversario della caduta del muro di Berlino" con vecchi e logori pezzi di disinformazione e manipolazione ideologica, ma che, comunque, non devono essere sottovalutati. Al contrario, devono, senza negare errori e deformazioni contrari all'ideale comunista che hanno portato agli eventi drammatici del 1989, essere contrastati per ripristinare e difendere la verità storica.



Celebrando la "caduta del muro di Berlino" ciò che le forze della reazione e la socialdemocrazia celebrano è fondamentalmente la fine della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), è l'annessione (che chiamano "unificazione") della RDT da parte della Repubblica Federale con la formazione di una "grande Germania" imperialista, è la sconfitta del socialismo nel primo Stato tedesco antifascista e negli altri paesi dell'Europa orientale e, successivamente, la scomparsa dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

La creazione della RDT socialista, erede delle eroiche tradizioni rivoluzionarie del movimento operaio e comunista tedesco (di cui, dopo Marx ed Engels, sono simboli Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht ed Ernest Thalmann), è inseparabile dalla vittoria sul fascismo nazista in Germania nella Seconda Guerra Mondiale ed è il prodotto delle aspirazioni del martirizzato popolo tedesco alla libertà, alla pace e al progresso sociale. Il contributo del popolo sovietico e dell'Armata Rossa alla sconfitta della Germania di Hitler e alla liberazione del popolo tedesco non deve mai essere dimenticato.

La responsabilità della divisione della Germania, a cui l'URSS si oppose fin dal primo momento, ricade interamente sulle potenze imperialiste (Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia) che nelle loro zone di occupazione, e diversamente da ciò che accadde nella zona di occupazione, non solo non smantellarono completamente le strutture hitleriane, ma protessero anche i criminali nazisti (molti dei quali arrivarono ad avere alte responsabilità post-belliche) e i monopoli tedeschi (Krupp, Siemens e altri) responsabili della carneficina della guerra e crearono, il 23 Maggio 1949, contro gli stessi Accordi di Yalta (febbraio 1945) e Potsdam (luglio/agosto 1945), una RFT capitalista legata all'imperialismo USA e alla NATO. Questa alleanza aggressiva fu fondata nello stesso anno 1949, sei anni prima della risposta dei paesi socialisti dell'Europa orientale con la creazione del Trattato di Varsavia nel 1955, a seguito dell'ingresso provocatorio della RFG nella NATO.

Osteggiata e calunniata dalla reazione internazionale, la RDT, per i suoi eccezionali risultati in termini economici, sociali e culturali e per la sua politica antifascista e di pace, si impose e fu rispettata nel concerto delle nazioni come uno stato indipendente e sovrano. diventando dopo anni di aspri contrasti, membro a pieno titolo delle Nazioni Unite (1973) contemporaneamente alla RFT.

Ma l'imperialismo non ha mai rinunciato ai suoi tentativi di liquidare la RDT socialista, riuscendo nel 1989 a vincere, ottenendo così che le manifestazioni di malcontento, in particolare a Lipsia, che in sostanza richiedevano il miglioramento del socialismo e non la sua distruzione, assumessero la dinamica controrivoluzionaria che ha portato al precipitare degli eventi e, con la connivenza di Gorbaciov, all'annessione forzata della RDT da parte del governo di Helmut Kohl. In questo processo l'Ungheria ha svolto un ruolo significativo, con la rapida degenerazione socialdemocratizzante del Partito Socialista Operaio Ungherese al potere che ha portato a una collaborazione obiettiva con la cospirazione imperialista che spingeva i turisti della RDT a "fuggire" nella RFT.

È necessario smascherare l'ipocrisia di coloro che, gridando contro il muro eretto a Berlino dalle autorità della RDT, hanno costruito e continuano a costruire barriere di ogni tipo (sociali, razziali, religiose e non) in tutto il mondo, compresi muri fisici insormontabili, di cemento, acciaio o filo spinato, rinforzati dal pattugliamento di forze militari implacabili. Non è mai troppo denunciare il brutale caso del muro eretto da Israele per circondare e imprigionare il popolo palestinese nella propria terra d'origine, così come i muri eretti dalla Corea del Sud nella divisa penisola coreana, dal Marocco contro la lotta liberatrice del popolo Saharaui, dagli Stati Uniti alla frontiera con il Messico. Muri insormontabili e barriere che si sono moltiplicate negli ultimi anni con il pretesto della lotta contro il "terrorismo", o per bloccare la strada alle ondate di rifugiati e migranti che le guerre e la miseria imperialiste alimentano in molti paesi. In Europa, l'Ungheria è stata curiosamente il primo paese a erigere una barriera fisica, una barriera inizialmente criticata ma rapidamente assecondata dall'UE con tutta una serie di misure repressive e disumane di cui sono espressione i miserabili campi di detenzione per rifugiati. e migranti installati in Turchia, Grecia e Libia.

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La costruzione del muro di Berlino nel 1961, con carattere difensivo, è un episodio storico che si colloca in un momento di acuto scontro anticomunista finalizzato, in accordo anche con la strategia proclamata dal presidente degli Stati Uniti Harry Truman del "contenimento del comunismo", alla sovversione dei paesi socialisti.

È un prodotto della "guerra fredda" - scatenata dall'imperialismo nel quadro della Seconda Guerra Mondiale con il lancio criminale della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 agosto 1945 - e della creazione nel centro dell'Europa, dove si confrontavano due potenti blocchi politico-militari (NATO e Trattato di Varsavia), del più pericoloso focolaio della tensione internazionale.

È un atto incontastabile per la sicurezza e la sovranità, la risposta a continue provocazioni sulla linea di demarcazione tra Oriente e Occidente della città con ripetute violazioni della sovranità della RDT, nel cuore del cui territorio si trovava Berlino.

È importante tenere presente che la "Germania Occidentale" si presentava a livello internazionale come se fosse la "vera" Germania, amputata dei territori occupati dall'URSS e dalla Polonia (il confine Oder-Neisse era stato messo in discussione), mentre si sviluppava, come era stato dopo il trattato di Versailles, un pericoloso revanscismo. Nel 1956 il Partito Comunista Tedesco fu proibito. Le relazioni del governo di Bonn con il fascismo portoghese si rafforzarono politicamente, economicamente e militarmente, in particolare con il sostegno alle guerre coloniali in Africa, una situazione che il PCP denunciò e combattè con forza.

Indipendentemente dalle diverse opinioni sulla costruzione del muro di Berlino, il fatto è che ciò non ha impedito il riconoscimento internazionale della RDT come stato sovrano indipendente, la firma dell'Accordo Quadripartito su Berlino, il riconoscimento reciproco e la normalizzazione delle relazioni tra la RFT e RDT e l'intero processo di coesistenza pacifica e di distensione in Europa che ha portato nel 1975 alla storica conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

È importante ricordare che la competizione tra i due sistemi sociali opposti, il capitalismo e il socialismo, aveva sul suolo tedesco una delle sue manifestazioni più importanti e pericolose. Lo sforzo dell'imperialismo di presentare la Germania Occidentale e Berlino Occidentale come una "vetrina del capitalismo" fu colossale. Un tale contesto dà ancora più significato ai risultati e al prestigio mondiale della RDT socialista (che è diventata il decimo paese più industrializzato del mondo) e alla sua politica attiva di pace e solidarietà internazionalista.

Il PCP non dimentica che il popolo portoghese ha sempre trovato nella RDT e nel Partito Socialista Unificato di Germania (SED) la solidarietà con la sua lotta contro il fascismo e con la Rivoluzione di Aprile.

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Ciò a cui abbiamo assistito nel territorio dell'ex Repubblica Democratica Tedesca è stata la distruzione completa dei risultati economici, sociali e culturali di oltre quarant'anni di potere dei lavoratori e, a livello internazionale, il tentativo di imporre, come proclamato da George Bush durante la guerra del Golfo, "un nuovo ordine mondiale" contro i lavoratori e i popoli.

L'alleanza aggressiva della NATO, invece di sciogliersi come il Trattato di Varsavia, ha rafforzato ed esteso la sua sfera di intervento a tutto il pianeta e la CEE, trasformata in Unione Europea ai sensi del Trattato di Maastricht, afferma, senza ombra di dubbio, la sua natura di blocco imperialista, operando un nuovo salto nelle sue politiche neoliberiste, federaliste e militariste e nella sua collaborazione con gli Stati Uniti e la NATO.

La Germania, manifestando le sue ambizioni di grande potenza economica e militare, ha esteso la sua sfera di influenza all'est del continente europeo e si è lanciata nella distruzione della Jugoslavia, diventando responsabile della prima guerra in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale e ha modellato l'Unione Europea e le sue politiche in modo tale che favoriscano i suoi interessi egoistici di potenza dominante.

La "cavalcata" dell'imperialismo a est in seguito alle sconfitte del socialismo nella RDT e in altri paesi socialisti, con un'azione concertata dell'UE e della NATO e l'avanzata di basi e mezzi militari aggressivi fino ai confini della Russia, sono lì a confermare le previsioni del PCP sulle conseguenze sul disarmo e sulla pace della controrivoluzione nell'Europa orientale.

L'installazione ovunque di oligarchie mafiose, l'attuale situazione in Ucraina (con l'ascesa al potere delle forze fasciste), nelle Repubbliche Baltiche r in Polonia (con la persecuzione e il divieto dei partiti comunisti e le parate naziste), le campagne di revisione della storia con la banalizzazione e la riabilitazione del fascismo, l'avanzata delle forze razziste e di estrema destra, la criminalizzazione del passato socialista e dell'ideologia comunista, il tutto senza senza che si verifichi alcuna reazione da parte delle "democrazie liberali", dimostrano chiaramente l'ipocrisia delle violente campagne sulla "libertà" e i "diritti umani" che hanno accompagnato lo smantellamento del campo dei paesi socialisti. Paesi in cui si era manifestata evidente la richiesta di un profondo rinnovamento del sistema socialista, ma mai la sua liquidazione.

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Il sistema capitalista che, a cavallo tra gli anni '80 e '90, si è presentato come il miglior mondo possibile in materia di democrazia, diritti umani, sviluppo economico e progresso sociale, non solo non riesce a risolvere i problemi dei lavoratori e dei popoli, ma tende ad aggravarli sempre di più, al punto di mettere in discussione l'esistenza stessa dell'umanità.

Le sconfitte del socialismo non hanno cambiato l'essenza del capitalismo, ma reso più evidente la sua natura ingiusta e disumana. La violenta offensiva di sfruttamento con cui si confrontano i lavoratori oggi e che minaccia il mondo con una regressione sociale di dimensione di civiltà, la destabilizzazione e la distruzione di interi paesi e regioni, l'avanzata del fascismo, il pericolo di una nuova guerra di proporzioni catastrofiche, tutto questo è una conseguenza dei tentativi dell'imperialismo di trarre vantaggio dalla "caduta del muro di Berlino", vale a dire dalla distruzione della RDT e dalle sconfitte del socialismo nell'Europa orientale, per riguadagnare le posizioni che gli furono strappate nel ventesimo secolo dalla lotta liberatrice dei lavoratori e dei popoli, una lotta in cui il movimento operaio e i comunisti tedeschi hanno svolto un ruolo che nessuna campagna di riscrittura e falsificazione della storia può cancellare.

La situazione internazionale in cui viviamo oggi, instabile e pericolosa, ha le sue radici nella natura stessa, sfruttatrice, aggressiva, oppressiva e predatoria, del capitalismo. Per quanto riguarda le cause più vicine, esse portano anche il segno della "caduta del muro di Berlino", ovvero la scomparsa dei paesi socialisti come sistema mondiale e la controffensiva dell'imperialismo per estendere il suo dominio a tutto il pianeta. Ma l'elemento fondamentale e inevitabile consiste nell'approfondimento della crisi strutturale del sistema e nei tentativi dei settori più reazionari della classe dominante di trovare, attraverso l'intensificazione dello sfruttamento, del fascismo e della guerra, una "via d'uscita" dalle sue insane contraddizioni. L'ascesa dell'estrema destra e del fascismo, in particolare in Germania (con l'arrivo al Bundestag del partito di estrema destra "Alternativa per la Germania"), la moltiplicazione degli scoppi di tensione e di guerra promossi dall'imperialismo, la demenziale corsa agli armamenti e la conseguente cancellazione degli accordi sulle armi nucleari da parte dell'imperialismo USA presentano grandi pericoli per la libertà, l'indipendenza dei popoli e la pace mondiale.

Ma l'imperialismo non ha le mani libere. È alle prese con difficoltà e contraddizioni che si stanno acuendo anche tra le grandi potenze capitaliste. Affronta un gigantesco processo di riorganizzazione delle forze con l'emergere di paesi che, come nel caso della Repubblica Popolare Cinese, svolgono un ruolo crescente e positivo nelle relazioni internazionali. Ovunque i popoli resistono e lottano per la loro sovranità e per il progresso sociale. La situazione nel suo insieme è di riflusso rivoluzionario, è di resistenza e di accumulazione di forze, e in cui i grandi pericoli di regressione della civiltà coesistono con grandi potenzialità rivoluzionarie.

La cosiddetta "caduta del muro di Berlino" è stata trasformata dai suoi apologeti nel simbolo del presunto trionfo definitivo del capitalismo sul socialismo. Ma l'evoluzione della situazione internazionale negli ultimi 30 anni non solo smentisce le tesi deliranti sulla "fine della lotta di classe" e sulla "morte del comunismo", ma dimostra anche che il socialismo è più attuale e necessario che mai e che i lavoratori e i popoli di tutto il mondo resistono e lottano per liberarsi dalle catene dello sfruttamento e dell'oppressione imperialisti.

In un processo accidentato, fatto di progressi e battute d'arresto, vittorie e sconfitte, il futuro dell'umanità non è il capitalismo ma il socialismo e il comunismo.

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