Caso Regeni. Dopo oltre un anno, ora anche Repubblica scopre "il lato oscuro" di Cambridge

6272
Caso Regeni. Dopo oltre un anno, ora anche Repubblica scopre "il lato oscuro" di Cambridge

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


PICCOLE NOTE 


Dopo più di un anno di insistenza sulle reticenze egiziane (versati fiumi di inchiostro in proposito), Carlo Bonini, con un articolo pubblicato sulla Repubblica del 2 novembre, si accorge che il caso Giulio Regeni presenta un altro lato oscuro, che è quello delle reticenze britanniche. Che poi è il punto decisivo della vicenda, se è vero, come è vero, che il pesce puzza dalla testa.

Bonini basa il suo pezzo sulla rogatoria internazionale prodotta dai magistrati italiani ai quali Cambridge non ha mai risposto.
 

Il ragazzo era stato inviato in Egitto dal suo tutor, la professoressa Maha Mahfouz, docente presso il Dipartimento degli studi delle politiche internazionali dell’American University con particolare riguardo al Medio oriente.
 

L’aveva incontrata a Cambridge, dopo «un’esperienza lavorativa presso la Oxford Analytica», e aveva concordato con lei il nuovo campo di ricerca: i sindacati egiziani.
 

Questa la spiegazione generica che la professoressa fornisce agli inquirenti italiani, «salvo omettere di chiarire se l’oggetto originario fosse genericamente il mondo dei sindacati e non quello, specifico, dei “sindacati indipendenti”, motore della rivolta di piazza Thair».
 

Un ambito che il governo egiziano monitora con sospetto dal momento che è un brodo di coltura ideale per una nuova rivolta egiziana, stavolta contro il presidente al Sisi.
 

Dai messaggi che Regeni invia ai suoi, emerge l’insistenza della professoressa a condurre la ricerca assegnata, «importante perché nessuno ha fatto questo prima», scriverà il ragazzo in un messaggio.
 

L’insistenza della Maha e la scelta di assegnargli come tutor al Cairo la professoressa Rabab al Mahdi dell’American University, con un profilo più simile a quello di «un’attivista» che non a quello di un’accademica, preoccupa Regeni.
 

Ne accenna in un altro messaggio, nel quale la descrive come «una politologa egiziana conosciuta anche perché una grande attivista». Niente da fare, la sua tutor insiste perché continui il lavoro.
 

Nelle carte dei magistrati anche le attività pregresse della tutor di Cambridge, che già in precedenza aveva inviato altri studenti in Egitto, arruolati «per questo tipo di ricerca e allontanati dalle autorità egiziane».
 

Un particolare noto a Regeni che aveva conosciuto una di queste reclute che, espulsa dall’Egitto, aveva dovuto «ricorrere alle cure di uno psicologo per i traumi riportati dall’esperienza egiziana».
 

Non solo: i report che Giulio invia alla Maha spariscono e lei è più che evasiva su quanto le viene riferito dal ricercatore l’ultima volta che l’ha incontrato, nonostante egli avesse scritto alla madre che la professoressa-attivista era rimasta «sorpresa che go rivà cusì tanto in poco tempo».
 

Tante le reticenze e gli imbarazzi, dunque, dell’Università di Cambridge e del contatto egiziano di Regeni, annota Bonini, che ribadisce come Giulio non era altro che un ricercatore interessato alla carriera accademica e non una spia.
 

Ma resta il mistero «dei “soggetti” che avrebbero potuto usufruire del lavoro accademico di Giulio», come scrivono i magistrati italiani.


Non serve molta fantasia per capire cosa si possa celare dietro questo cenno: tutto il contesto sembra infatti indicare che le ricerche del povero Giulio fossero finalizzate a fornire materiale utile all’intelligence britannico; una circostanza che, probabilmente, non sarà mai chiarita. Tali ambiti vivono e lavorano nell’ombra.


Né, d’altro canto, l’intelligence britannica potrà mai ammettere che usa Cambridge per scopi inconfessabili. Sarebbe un colpo ferale per la più prestigiosa Università britannica.


Resta anche il mistero riguardo l’assassinio del povero ragazzo. Altri ricercatori inviati in Egitto prima di lui da Cambridge per condurre ricerche analoghe sono stati espulsi. Un trattamento riservato a persone non grate, alle spie appunto.
 

Spie inconsapevoli perché è più che probabile che questi, come il povero Regeni, fossero del tutto ignari dello scopo ultimo delle loro ricerche. Soggetti perfetti per tale compito, perché destano meno sospetti.
 

Sarebbe più che interessante sapere se Cambridge o le autorità britanniche abbiano mai protestato per le espulsioni di tali ragazzi. Se non lo hanno fatto vuol dire che i sospetti delle autorità egiziane erano fondati.
 

Né si capisce perché reiterare la scelta di inviare giovani puntualmente espulsi: se una zona e un tema è a rischio, perché persistere in tal senso, mandando allo sbaraglio degli ignari studenti?
 

Ma torniamo a Regeni. Perché altri sono stati espulsi e Giulio invece è stato assassinato? Perché le autorità egiziane avrebbero dovuto scegliere una strada che avrebbe sicuramente destato  clamore, come ovvio nel caso dell’omicidio di un occidentale, quando era più facile percorrere la via usuale dell’espulsione?
 

In note precedenti abbiamo accennato all’ipotesi che l’assassinio di Giulio abbia avuto tra i suoi scopi, oltre quello di coprire verità inconfessabili, anche quello di gettare ombre, ovvero colpire, il governo egiziano.
 

Forse opera di un servizio segreto straniero, forse un pezzo di apparato egiziano che aveva interesse a creare difficoltà al presidente al Sisi, o forse un combinato disposto di ambedue.


Tale ipotesi si basa sulle circostanze dell’omicidio. Prima il povero ragazzo scompare, rapito, torturato e ucciso chissà dove. Poteva finire così: il corpo poteva facilmente sparire e le autorità egiziane non avrebbero avuto alcun nocumento da questa brutta storia che, in tal modo, poteva esser relegata alla semplice cronaca nera.


Invece dopo alcuni giorni di ricerche il corpo riappare a pochi metri da una sede dei servizi segreti egiziani, orrendamente seviziato. Davvero qualcuno può credere che l’intelligence egiziana sia così ingenua da uccidere una persona e abbandonarne il corpo nel giardino di casa?


Ma, ovviamente, siamo solo nel campo delle ipotesi. Detto questo, per mesi abbiamo notato con certo stupore che lo slogan “Verità per Regeni” fosse usato come un maglio contro l’Egitto e mai indirizzato verso la reticente Gran Bretagna.


Una campagna che ha condotto l’Italia a ritirare l’ambasciatore al Cairo, misura neanche immaginata per l’altrettanto reticente Gran Bretagna, che avrebbe potuto (dovuto?) obbligare Cambridge a collaborare. Forse ora il vento è cambiato (sarà la Brexit…)  e forse si può sperare che qualche domanda venga indirizzata anche in questa direzione.


Non sappiamo se prima o poi tali domande troveranno risposte; ad oggi siamo un po’ dubbiosi: in venti mesi di omissioni possono sparire tanti documenti e altri se ne possono produrre…

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante di Fabrizio Verde Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Porfirio Hernández: un maestro, un amico, un militante

Dorsi e ridorsi della storia di Michelangelo Severgnini Dorsi e ridorsi della storia

Dorsi e ridorsi della storia

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre   Una finestra aperta Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Oltre 50.000 km di alta velocità: la Cina che corre

Il "dissenso" e le prossime elezioni di Francesco Santoianni Il "dissenso" e le prossime elezioni

Il "dissenso" e le prossime elezioni

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono di Raffaella Milandri 250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

250 anni d’America sul Time. Ma i nativi non ci sono

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

CIABATTE E GINOCCHIERE di Alessandro Mariani CIABATTE E GINOCCHIERE

CIABATTE E GINOCCHIERE

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento di Giuseppe Giannini L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia di Antonio Di Siena La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti