Russiagate: la Fake News che ha fatto impazzire il mondo inguaia la Clinton

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Nuovo colpo si scena nel Russiagate. Il consigliere speciale John Durham, che ha l’incarico di indagare sulla vicenda, ha depositato una nuova tranche della sua inchiesta, contenente rivelazioni ancor più esplosive delle precedenti.

In precedenza aveva letteralmente fatto a pezzi il Russiagate, lo scandalo che vedeva Trump colludere con i russi per vincere le presidenziali del 2016. Aveva infatti rivelato che il dossier Steele, che aveva “documentato” tale collusione, era una bufala confezionata da tal Michael Sussmann, che si era avvalso come fonte principale di “un emigrato russo che lavorava a Washington” senza arte né parte, ma soprattutto senza alcuna informazione del caso.

Le dichiarazioni dell’emigrato erano state spacciate come verità rivelata e come tali erano state presentate all’Fbi che aveva recepito il dossier come veritiero prima che venissero fuori i primi dubbi, dopo aver alimentato per anni la campagna anti-Trump.

La vicenda, ha scoperto Durham, nascondeva un altro deficit di fondo, cioè che Sussmann lavorava per la campagna elettorale della Clinton, particolare che quest’ultimo aveva omesso all’Fbi, al quale si era presentato come privato cittadino senza alcuno scopo politico.

La nuova tranche d’inchiesta di Durham ha rivelato un altro particolare della campagna pro Russiagate, cioè che Sussmann ha incaricato “Tech Executive-1”, guidata da Rodney Joffe, ex patron della Neustar Inc. di monitorare il traffico internet di Trump sia presso le sue residenze private, la Trump Tower e l’appartamento di Central Park West, che intrufolandosi nei server protetti della Casa Bianca.

Secondo Durham “l’obiettivo” del signor Joffe era quello di creare un “legame” e una “narrativa” riguardante Trump per “soddisfare alcune” persone importanti, sia dello studio legale internazionale Perkins Coie, al quale era associato Sussmann, che dell’entrourage della Clinton”.

Un bel quadretto, riferito da Wall Street Journal, ma obliato da altri media mainstream Usa, che prendono tempo in attesa, presumibilmente, di riferire la vicenda con l’elusività del caso, a causa del loro diuturno ingaggio nel Russiagate, la Fake News che ha dominato i media mondiali per anni.

Il gioco si fa duro, dal momento che a questo punto la Clinton rischia di essere chiamata a deporre, o in Tribunale o al Congresso, perché si tratta di un crimine piuttosto grave per la legge americana.

La signora, idolatrata dei media globali nonostante le numerose defaillance, ha ancora tanto potere e tante frecce al suo arco e potrebbe così eludere anche questo scoglio, ma la vicenda è da seguire per le sue implicazioni. Non ci sono in gioco solo le elezioni americane di midterm, ma il destino stesso dell’Impero.

 Piccole Note

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a cura di Davide Malacaria

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