Fawzi Ismail: “La resistenza palestinese è una lotta di classe mondiale”

Fawzi Ismail: “La resistenza palestinese è una lotta di classe mondiale”

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di Giulia Bertotto per L’Antidiplomatico

 

Fawzi Ismail è presidente dell’associazione Amicizia Sardegna-Palestina attiva a Cagliari dal 1997, e direttore del Festival del Cinema di Cagliari Al-Ard film Festival, il quale propone opere palestinesi e arabe ormai da vent’anni. Informare, sensibilizzare e resistere contro l’occupazione israeliana, questo l’obiettivo della rassegna cinematografica. Ismail ha scelto lo strumento del cinema per informare e contrastare la manipolazione dei mass media schierati da sempre a favore di Israele, anche se oggi in maniera più eclatante che mai. Lo abbiamo intervistato.


Di cosa si occupa l’associazione?

L’associazione Amicizia Sardegna Palestina è nata nel 1997. In Palestina, c’era una situazione molto difficile dopo l’inganno degli accordi di Oslo. Con alcuni amici arabi, palestinesi e sardi, eravamo convinti che la questione palestinese non potesse essere risolta dalla stretta di mano tra Arafat e Rabin, alla Casa Bianca, nel settembre 1993. Non avevamo dubbi sul fatto che gli accordi di Oslo avrebbero generato una fase transitoria. Fallimentaree progressivamente catastrofica per i palestinesi e vantaggiosa per l’occupazione militare israeliana. Conoscevamo bene la logica sionistae il progetto coloniale d’insediamento israeliano in Palestina. Sapevamo che lo stato d’apartheid mirava alla continuazione della pulizia etnica, iniziata in Palestina nel 1947-48, che il suo obiettivo ultimo era la distruzione della società palestinese, la cacciata e lo sterminio della popolazione. Il tempo, purtroppo, ha mostrato che avevamo ragione.

La falsa pace di Oslo, la brutale aggressività dell’esercito israeliano e l’aumento esponenziale delle colonie e dei coloni ha ridotto la Palestina Occupatain diversi “bantustan” separati tra loro. Con lo scopo d’impedire ogni possibilità di creare uno Stato palestinese indipendente nei territori sottratti coi massacri della guerra del 1967, e di cancellare ogni diritto del popolo palestinese. Consapevoli di tutto ciò, come associazione Amicizia Sardegna Palestina, abbiamo continuato a far conoscere la questione palestinese e la Palestina, raccontando storia, cultura, arte, bellezza, sofferenza e l’eroica resistenza della sua gente.

Tra le diverse attività, nel 2002, abbiamo deciso di fondare un festival per mostrare al pubblico film e documentarti che testimoniassero la vita in Palestina, e quella dei palestinesi nei campi profughi in Siria, Libano e Giordania. La diffusione di creazioni cinematografiche e letterarie di rilevanza assoluta è stata accompagnata dalla contro informazione. La voce dei palestinesi è risuonata e risuona forte, potente e nitida. In contrapposizione ai media ufficiali e dominanti in occidente che fanno disinformazione, propaganda sionista e ci impediscono di esprimerci. Del resto, Israele è un avamposto del colonialismo occidentale in Medioriente.


Cosa pensa oggi della risoluzione ONU riassunta nel motto due popoli due stati?

Da più di un secolo, da quando il colonialismo europeo ha deciso di fondare un focolare sionista in Palestina, aveva previsto la cacciata dei suoi abitanti. Ossia la pulizia etnicaa cui facevo cenno prima. Un colonialismo d’insediamento che ha il suo basamento nell’espulsione dei palestinesi dalle loro case, dalla loro terra, e nel saccheggio e nel furto da parte degli ebrei - a suo tempo perseguitati dagli europei – di ogni nostro elemento vitale. Inglesi, francesi e italiani hanno addestrato e armato bande sioniste per seminare il terrore nella Palestina mandataria per annientare la popolazione che ci abitava, da ben prima della Shoah. Il fatto che simile progetto fosse antecedente è raccontato mirabilmente da Ghassan Kanafani ne “La rivolta del 1936-1939 in Palestina”.

Allora l’obiettivo sionista era impossessarsi di tutta la Palestina e costruire uno stato ebraico. La resistenza dei palestinesi li ha però frenati. Da qui nasce la risoluzione 181 dell’ONU di spartizione della Palestina. Una risoluzione ingiusta nei confronti dei palestinesi, una formula magica per la demagogia coloniale: due popoli due stati. Da più di 75 anni sentiamo questalitania. E, al contempo, vediamo il sostegno incondizionato dell’Occidente allo stato illegittimo e d’apartheid israeliano, con la fornitura di armi, denaro etecnologia. Quindi continuare asbandierare questo slogan ipocrita ha solo il significato di incoraggiare Israele a continuare la pulizia etnica cominciata nel 47-48 fino al genocidio ora in atto.

Israele è imputato al tribunale dell’AJA per genocidio, ma la risposta degli USA e dell’Unione Europea, complici del massacro, è ancora “due popoli, due stati”. Quando si parla di “due popoli e due stati" bisogna comprendere che uno stato coloniale, come quello israeliano, non ha confini e non vuole averne.

Al momento degli accordi di Oslo, i coloni sionisti in Cisgiordania e Gaza erano duecentomila. Adesso sono oltre ottocentomila. Hanno frammentato la Palestina e hanno minato ogni possibilità di trovare un’intesa di questo genere. Oggi è una possibilità tramontata, finita e inaccettabile. Oggi significa solo volontà di cancellare la Palestina.


I giovani manganellati a Pisa e in altre città per aver protestato per la causa palestinese. Come può commentare questa violenza antidemocratica. La protesta in Italia è un diritto sancito costituzionalmente.

Personalmente condanno queste aggressioni da parte del governo ed eseguite delle forze dell’ordine sugli studenti e sui giovani. C’è un clima di israelizzazione in Italia e in Europa. Il governo italiano è coinvolto nel supportare Israele nell’attuale genocidio nella striscia di Gaza e cerca di reprimere ogni dissenso contro la criminale politica sionista. Il governo italiano fornisce appoggio diretto all’esercito israeliano, sia con la vendita di armi a Tel Aviv (oggi intensificata), sia con i 1700 soldati israeliani cittadini italiani sul campo, come ha fatto sapere il Ministro degli esteri pochi giorni dopo il 7 ottobre. Nonostante più di trentamila morti, settantamila feriti e due milioni di sfollati in neanche cinque mesi. Come se non bastasse, sono state proibite le manifestazioni per la Palestina in alcune zone, nei centri storici, in alcune date, in totale inosservanza della volontà della popolazione italiana che vuole opporsi a questo genocidio. Ma questa concezione inautentica e ingannevole di democrazia non riguarda soltanto l’Italia, ma l’intera Unione Europea e gli Stati Uniti. I governi alleati di Israele dovrebbero smettere di ergersi a paladini della democrazia, dovrebbero smettere di parlare di diritto internazionale, diritti umani e libertà di espressione, dal momento che sono complici di crimini contro l’umanità.


Vediamo ogni giorno questo genocidio sui social: ha ancora fiducia in una Palestina libera dal colonialismo di Israele?

Assolutamente sì. Nella storia, nessuna occupazione coloniale è durata in eterno. La libertà è un istinto umano insopprimibile. La libertà è un’esigenza che nessuna donna, nessun uomo è disposto ad abbandonare. Più forte di ogni barbarie subita. La resistenza palestinese, anche quella armata, è un diritto dei palestinesi. Terrorista è chi ruba o distrugge le case di un altro popolo. Non chi difende la propria terra. Gaza sta combattendo contro il mondo per la libertà di tutti. L’Italia non poteva essere liberata dal nazifascismo senza la lotta armata dei partigiani, e lo stesso vale per la resistenza palestinese. Israele è una potenza nucleare, però la resistenza palestinese ha dalla sua la spinta alla giustizia. E questa paga sempre. I popoli che vogliono essere liberi vincono sempre.


Nessuno sostiene di fatto il popolo palestinese, neppure le nazioni islamiche.

Questo non mi sorprende. Vede, a separare gli esseri umani non è il credo o la religione. È la questione sociale, non quella confessionale. Il mondo non è diviso tra fedi diverse. È diviso tra poveri e ricchi, è diviso dalla lotta di classe. L’obiettivo reale dell’occupazione sionista non è dare una patria al popolo ebraico. Questo è il pretesto strumentale. In verità, lo scopo è avere un avamposto di controllo e una sanguisuga che saccheggi il Medio Oriente. L’alleanza è di tipo imperialistico-capitalistico. Non di segno religioso. Quella di Gaza è una lotta di classe internazionale.


Il soldato americano che si è dato fuoco davanti all’ambasciata israeliana a Washington è deceduto. Il massacro del popolo palestinese porta atrocità e dolore in molti modi.

Esprimo la mia solidarietà e il mio cordoglio per questo ragazzo. È la dimostrazione che la coscienza può confliggere con l’indottrinamento. Qualcuno non regge alla convinzione indotta che sia giusto trucidare bambini. Questo massacro dei gazawi ha smascherato chi abbiamo vicino. Chi vuole la libertà per Gaza? I giovani, la classe operaia, le persone che si sentono libere. La Palestina sta pagando un prezzo altissimo, ma sta dando un impulso fortissimo di libertà mondiale. Grazie alla resistenza di Gaza, i popoli possono rendersi conto se coloro che li governano sono tiranni che agiscono contro la loro volontà oppure figure elette e chiamate dal popolo a rappresentarli.

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LA CONOSCENZA E' L'ANTIDOTO PIU' POTENTE PER FERMARE IL GENOCIDIO DI GAZA.



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Giulia Bertotto

Giulia Bertotto

Giulia Bertotto, giornalista per diverse testate online, è laureata in Filosofia a La Sapienza di Roma e ha un master in Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale, ha scritto due raccolte poetiche, un saggio, e partecipato alla stesura di diversi volumi con altri autori. Svolge e stravolge interviste, recensioni di film e libri, cronache da eventi e proteste. Articoli per sopportare il mondo, versi e rime per evaderlo.

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