Guerra ai tamponi gratuiti, Cartabellotta si lascia sfuggire la verità in un tweet

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Guerra ai tamponi gratuiti, Cartabellotta si lascia sfuggire la verità in un tweet

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Oltre al danno, la beffa.

E qui non si tratta di discriminazione tra pro vax e no vax, ma di una vera e propria discriminazione classista contro chi non può pagare ogni 48 ore un tampone pur di continuare a lavorare. 

Da giugno nelle principali stazioni ferroviarie italiane la Croce Rossa Italiana ha potuto fornire un servizio di tamponi gratuiti a tutti i cittadini, servizio inaugurato in pompa magna da ministri e sindaci.

I lavoratori che man mano sono stati costretti a esibire il green pass pur di lavorare hanno usufruito di questa possibilità, pur sottoponendosi a file interminabili, perché impossibilitati a pagare i tamponi rapidi o molecolari in farmacia o nei laboratori analisi.

La stessa sindaca di Roma, Virginia Raggi, estendendo l'obbligo di green pass agli addetti alle mense scolastiche, ha di fatto superato le normative vigenti e imposto a questi lavoratori, già precari e che hanno subìto un anno di indigenza economica, un'ulteriore spesa. 

Sono questi lavoratori quelli che ho incontrato ieri alla Stazione Termini: non i senzatetto né i viaggiatori dei treni a lunga percorrenza (che logicamente si accingono a partire con i documenti già pronti senza attendere il responso all'ultimo minuto).

Lavoratori che possono lavorare solo grazie al tampone gratuito, genitori che si apprestavano a poter riprendere i bambini all'asilo, lavoratori delle cooperative e delle agenzie interinali, commesse dei supermercati: il passaparola dominante era "e da ottobre come faremo, se anche questo solo servizio chiude per mancanza di fondi?"

E la domanda che si facevano tutti era : "Perché non si autorizza il tampone rapido salivare, che è attendibile e non invasivo come quello nasofaringeo, anche al prezzo accessibile di pochi euro? Nel resto d'Europa i tamponi almeno sono gratuiti".

Ho scritto all'indirizzo email della Croce Rossa per avere conferma della chiusura del servizio.

E la risposta è arrivata immediatamente: purtroppo il servizio è stato finanziato fino alla fine di settembre.

E dopo?

Intanto in Senato - con l'ennesimo voto di fiducia di quello che non può più essere considerato neanche più un simulacro di democrazia - è stata approvata l'estensione dell'obbligo del Green Pass per tutti i lavoratori autonomi e pubblici con multe, notizia di oggi, fino a 1000 euro per i "trasgressori".   

Già in commissione alla Camera la richiesta di inserire i tamponi salivari rapidi per il green pass non era stata presa in considerazione: forse sarà ammesso solo il tampone salivare molecolare (i cui risultati non sono rapidi, quindi da ripetere ogni giorno), e non si sa a quale prezzo "calmierato".

Insomma, tutto sembra prescindere da una logica scientifica. Queste decisioni, che rendono sempre più difficile accertare se una persona è negativa al tampone servono a salvaguardare la salute della comunità?

La risposta sembra arrivare da un tweet di Nino Cartabellotta, presidente della fondazione GIMBE, uno dei tanti medici assurti agli onori delle notorietà televisiva con questa pandemia.

Scrive il presidente di Gimbe: «Quando i vaccini non erano accessibili a tutti Gimbe ha sostenuto la necessità di rendere gratuiti i tamponi per ottenere greenpass. Ora con 10 milioni di dosi in frigo proprio no».

 

 

Ecco, forse nell’ultima frase c’è la spiegazione di questa scelta ostinata nel non permettere alla popolazione ad imporre la vaccinazione per lavorare. In frigo restano 10 milioni di dosi già pagate alle multinazionali del farmaco con contratti segreti . E questi vanno smaltiti. 

 

P.s.  

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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