La sovranità non appartiene più agli italiani

La sovranità non appartiene più agli italiani

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di Lorenzo Merlo

 

Senza dignità 1.


La messe di controinformazione, meglio, di giornalismo dal basso, internazionalmente e nazionalmente disponibile, fatto salvo poche e rare eccezioni, è stata ignorata dai grandi media d’informazione.
L’informazione filogovernativa si è autoproclamata la sola attendibile. Lo stimolo al dibattito che sarebbe potuto derivare da una loro più aperta, meglio, giornalistica politica, avrebbe giovato alla cultura italiana, al giornalismo, alla fiducia nelle istituzioni e negli uomini.
Non contenti e sospinti dai ciclostili istituzionali non hanno esitato ad alzare il livello. Se prima ignoravano le voci non allineati sono passati a censurarle e poi a colpevolizzarle. Non è dunque frutto di se stesso se quelle voci che lamentavano emarginazione, che si chiedevano perché venissero tanto ignorate, che si ponevano e pongono domande elementari, giornalisticamente ineludibili, per i grandi media siano divenute criminali e pericolose. Superfluo è ricordare quanto enfatizzino il malato novax, che dal letto d’ospedale diviene paladino del vaccino; quanto siano taciuti gli eventi avversi, quanto non sia dato spazio a medici e ospedali che hanno avuto successo sul Covid, quanto di quelle voci si faccia solo un numero, private di contenuti e argomenti, a seconda della strumentalizzazione necessaria, definito tra il dieci e il trenta percento dei vaccinabili. E non c’è premio Nobel che possa dire la sua senza divenire bersaglio di gentili ma radical-contumelie.
L’intelligence padronale avrà avuto il suo da fare per occultare chi desiderava solo capire le ragioni delle bugie che sentiva, solo comprendere quelle delle contraddizioni che osservava, solo spiegarsi i motivi di una politica tanto antidemocratica, solo trovare una speranza che gli impedisse di vedere la voragine tra sé e le istituzioni allargarsi sempre più.
Penso che in buona misura (sarebbe bello conoscere il pensiero di altri) il popolo privato di dignità sia tendenzialmente depoliticizzato in quanto emancipato dalle tradizionali e ormai svuotate ideologie contrapposte. Un popolo che osserva il dominio dell’economia e della tecnocrazia sulla politica. Che vede quanto questa non abbia proposte ma solo guinzagli. Che vede tutte le sovranità nazionali sul banco del mercato, nonostante la facciata istituzionale, gestito da commercianti privati, extranazionali. Le sovranità, dalla militare all’economica, dalla monetaria alla nazionale, dall’istruzione alla sanitaria non sono più beni degli italiani. E quel popolo quantificato tra il 10 e il 30 per cento di un qualche totale conteggiato dal contabile di stato lo sa. Per questo si allarma quando qualcuno con mascherina e finestrini su corre a votare per una delega della democrazia in avaria pesante. Per questo il suo mayday-mayday è un urlo nella burrasca in cui non si è trovato per merito suo. 
È un popolo che vede liquefarsi la propria identità, sempre più omeopaticamente dispersa nella società dello spettacolo unico. Essere come qualcuno visto in tv, in youtube, in facebook, in twitter, è più importante che essere se stesso. Ma è un modo di dire: quando mai lungo questa china schiavistica qualcuno avrà più modo di riconoscere la farsa in cui, come gli altri, vuole recitare la sua parte?

Senza dignità 2.
Se così non fosse, ovvero, se i media e le istituzioni non avessero ignorato le voci indipendenti e alternative alla loro ma semplicemente non le avessero sentite, né, per distrazione, cercate, non ne avessero indagato il gradiente di attendibilità ovvero, se alle loro intelligence fossero sfuggite, le avessero sottostimate, e se, in sostanza i passacarte, vantando buona fede, semplicemente si fossero attenuti al compitino redazionale, allora è a questi che forse manca la dignità deontologica.

Senza dignità 1 e 2.
In ambo i casi, si tratta di quelli che nei loro giornali scrivono “solo noi siamo l’informazione”, quelli che le fake news riguardano solo gli altri. Quelli che pur di avere un click tengono on line gossip e paperissime. Quelli che “potrebbero urtare la nostra sensibilità” per immagini che non disturbano nessuno. Che pur di stare a galla sono però disposti a sbatterti in faccia qualunque pubblicità in modi sempre più invadenti e obbligati. Che per la privacy nascondono i volti dei bimbi e omettono i nomi purché, come segnala Andrea Zhok, l’argomento non sia il Covid e l’abietta campagna vaccinale. Quelli che, lo so per informazione diretta, si occupano dei temi di esclusivo interesse per la proprietà. Quelli che a qualunque informazione di rilievo non viene dato spazio o viene trattata con il minimo trafiletto, senza alcuna ripresa, solo per sottrarsi dalla responsabilità deontologica. Quelli che davanti a questi dati di fatto senza incertezze, invece di piangere vincoli, censure e autocensure si alzeranno altezzosi e con sarcastico sorrisetto ci diranno che in una proprietà privata ognuno fa ciò che vuole.
Esatto. Informazione e proprietà privata. Spero tutto sia chiaro in merito alla questione della dignità non data, la numero 1, e non in essere, la 2.

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