“Quando le mule partoriranno”, musica per le vittime del terremoto in Turchia e Siria

“Quando le mule partoriranno”, musica per le vittime del terremoto in Turchia e Siria

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“Quando le mule partoriranno partoriranno” è un mantra, è un composto di parole magiche.

Nacque così. 

“Katrluar dogurunca” in lingua turca.

Doveva essere un’espressione che ripetuta all’infinito avrebbe trasformato in realtà antiche utopie e portato l’impossibile nel quotidiano delle nostre vite.

Era il 2009 e vivevo ad Istanbul.

Le cose poi non andarono così. 

Vennero le rivolte arabe, vennero le guerre per procura, venne l’Isis.

Centinaia di migliaia di persone trovarono la morte.

Centinaia di migliaia di barili di petrolio vennero saccheggiati dalla Siria e dalla Libia e inviati verso la Turchia e l’Europa.

Un sogno naufragato: anni di guerra, lutti e saccheggio delle risorse dei paesi colpiti dai conflitti.

Un sogno che oggi rivive attraverso musiche composte 14 anni fa. 

Ora che la Turchia e la Siria sono state colpite da un terremoto devastante (52mila vittime da quella notte del 6 febbraio scorso) sento il bisogno di far risuonare questa musica, di riaffermare un passaggio della mia vita e della nostra storia che la censura non può sopprimere.

Perché questo album musicale è un omaggio a Istanbul, alla Turchia e al Medio Oriente.

Ho pensato pertanto di devolvere l’intero incasso alle vittime di questo catastrofico evento e a quei sopravvissuti che dovranno andare avanti nel dolore e nella rinascita.

I proventi dell’album saranno dunque equamente distribuiti e inviati all’associazione “Ahbap” (https://ahbap.org/) in Turchia e all’associazione “Pro Terra Sancta” (https://www.proterrasancta.org/) in Siria.

 

Tuttavia sul canale Bandcamp che oggi inauguro, troverete anche altri lavori: “2001: odissee infrante alle periferie dell’impero”, un album pubblicato nel 2001. 

E poi troverete le colonne sonore di alcuni dei miei film “L’uomo con il megafono” (2012), “Linea de fuga” (2016), “L’Urlo” (2021): https://michelangelosevergnini.bandcamp.com/


L’ALBUM

 

Nei primi mesi del 2009, durante il primo periodo vissuto a Istanbul, prese forma l'idea di girare un film documentario che avrebbe raccontato le storie di personaggi molto diversi che vivono contemporaneamente nella città sul Bosforo.

In collaborazione con uno sceneggiatore turco scrissi una trama in cui le storie di un curdo, un rom, un italiano, una turca, un eritreo, un greco e un armeno si sarebbero incrociate nei quartieri e nelle strade di Istanbul.

Le riprese del film si svolsero durante il 2009 fino alla primavera del 2010. Il titolo scelto fu "Quando le mule partoriranno" ("Kat?rlar do?urunca" in turco).

Questo titolo riprendeva un passaggio de "Le Storie" di Erodoto di Alicarnasso (una città che oggi sarebbe in Turchia), lo storiografo greco antico.

Erodoto racconta che Serse, il re persiano, circondò Babilonia con l'intenzione di conquistarla. Ma la faccenda andò per le lunghe, essendo allora quella la città meglio fortificata del mondo.

Infatti un giorno, un abitante di Babilonia dalle mura gridò a Serse: "Stai perdendo tempo. Conquisterai Babilonia solo quando le mule partoriranno".

Poiché i muli sono animali ibridi, sono quindi sterili. Questo era un modo per dire a Serse che non avrebbe mai conquistato Babilonia.

Finché Serse non riuscì inaspettatamente a trovare una mula in grado di partorire e di conseguenza a quel punto, fiducioso del segno del destino ricevuto, riuscì a trovare anche il modo di conquistare Babilonia.

Questo era allora un modo per dire che nella Istanbul che abbiamo conosciuto, c'erano molte persone che lottavano per qualcosa che ragionevolmente non si sarebbe mai avverato: le tante consolazioni che la gente cercava, ognuna racchiusa nella propria sofferenza, l'impossibilità di uscire da una spirale di traumi e violenze che ingabbiava il pensiero così come la vita di ogni giorno. Un'armonia sociale a portata di mano eppure fatalmente segnata da un'atavica diffidenza.

A meno che... A meno che un giorno una mula non avesse partorito. Perché a quel punto, in quel giorno, sarebbe potuta accadere tutta una serie di cose impossibili.

Questo era lo spirito dei tempi che pensavamo di interpretare perché in quel 2009, in Turchia come nel Mediterraneo, solo per un momento, avevamo sentito il profumo di qualcosa di impossibile.

Purtroppo il vento è cambiato rapidamente. Nel settembre 2010 si tenne in Turchia un referendum costituzionale che spinse i cittadini turchi a votare all'unisono contro o a favore di un pacchetto di riforme costituzionali. Il popolo finì per accettare il ricatto e permise a Recep Tayyip Erdo?an di riformare la Corte costituzionale che fino ad allora aveva impedito la sua deriva autoritaria.

Che il vento fosse cambiato, noi che avevamo lavorato al film ce ne siamo subito accorti. Diverse produzioni turche con le quali avevamo accordi per la post-produzione e la distribuzione del film si tirarono improvvisamente indietro. Le poche parole sempre molto simili erano: "bel lavoro, ma ora rischiamo di chiudere se lo coproduciamo".

E così fu che, dolorosamente, un anno più tardi decidemmo di ritirare il film, anche se alla fine fu montato e finalizzato. Lo ritirammo per lo stesso motivo per cui ancora oggi non faccio i nomi di coloro che collaborarono con me all'epoca: lo sceneggiatore, i produttori esecutivi, i dialoghisti, gli assistenti, i costumisti, gli attori, le comparse e tante altre figure che resero possibili le riprese di quel film.

 

LE TRACCCE


NOTTE A CALCEDONIA

Musica: Tradizionale Turco

Testo: Michelangelo Severgnini

Questa è la canzone di apertura del film. La musica è tratta dalla canzone "Hayde" di Kaz?m Koyuncu, una musica tradizionale della sponda nord della Turchia, sul Mar Nero, magistralmente riproposta dal compianto artista turco.

Nel film è riproposto con un testo in italiano che racconta lo spaesamento di un italiano sulle rive del Bosforo, a cavallo tra epoche, civiltà e continenti, dove Calcedonia è l'antico nome dell'attuale quartiere di Kaduköy a Istanbul.

SEVDIGIM HOSÇAKAL

Musica: Tradizionale italiana

Testi: S.E.

La musica è ottenuta dopo un profondo riarrangiamento della melodia di "O bella ciao", richiamata anche dal titolo in turco. Il testo in turco, invece, approfondisce il personaggio femminile del film, una ragazza turca con il velo appena arrivata a Istanbul, persa nella grande metropoli, tra la spersonalizzazione della società e il desiderio perduto di purezza.

 

CATULLUS'UN H?KAYES?

Musica: Michelangelo Severgnini

Testi: Gaio Valerio Catullo

Il testo di questa canzone è un carme di Catullo, uno dei più celebri poeti latini, che racconta del suo viaggio nell'allora "Asia Minore", cioè l'attuale Turchia. Descrive le "luminose città dell’Asia”,  la febbre di voler scoprire l'ignoto alla fine del viaggio, sospeso tra il desiderio di perdersi e quello di ritrovarsi un giorno con gli amici di sempre per raccontare loro le cose incredibili viste.

 

SULUKULE UÇURTMALARI

Musica: Michelangelo Severgnini

Questa suite strumentale ottomana descrive lo stupore dei bambini del quartiere Sulukule di Istanbul, storico quartiere rom della città, situato all'interno delle mura giustinianee, testimonianza quindi dell'arrivo dei rom a Istanbul ben prima dei turchi.

Sono questi bambini che coltivano l'arte del volo degli aquiloni, un modo per lanciare i loro sogni in uno spazio aperto e sconfinato come il cielo, tenendo il filo dai vicoli in rovina del quartiere, in quei mesi soggetto a demolizione secondo un piano di riqualificazione urbana della città, insensibile a una cultura secolare che rischiava di scomparire con la scomparsa del quartiere storico.

 

WHEN THE MULES WILL GIVE BIRTH

Musica: Michelangelo Severgnini

Testi: Michelangelo Severgnini

Questa canzone è candidata dal titolo ad essere la traccia principale dell'album. Racconta però lo stato d'animo di un africano a Istanbul combattuto tra i dubbi di un remoto ricollocamento in un paese europeo e la tentazione di passare il confine con la Grecia sul fiume Evros. Il confine è a poco più di 200 km da Istanbul, una distanza relativamente breve.

Eppure la tentazione si perde in un'attesa infinita che delinea la sensazione che permea l'intero album: un'attesa gravida di sviluppi inaspettati.

 

MUHALLEL BAHAR

Musica: Michelangelo Severgnini, Bajar.

Testi: Vedat Yildirim, K.

Questo brano è il risultato della mia collaborazione con Vedat Y?ld?r?m, importante artista e cantante della scena culturale turca, e il suo gruppo Bajar. La musica è stata scritta in due fasi; la prima riguardava il ritmo e l'armonia, a cui mi sono dedicato, e la parte melodica che Vedat ha creato su misura per sé. Le parole sono venute da un'idea di un amico curdo a cui Vedat ha aggiunto la parte centrale in curdo.

Come in altri brani, è la condizione di chi si sente oppresso che ispira le note di questo album. Anche così, i personaggi del film, così come queste canzoni, custodiscono un grande sogno, che si esprime in tutta la sua selvaggia potenza in questo brano.

 

ODE LEVANTINA

Musica: Michelangelo Severgnini

Parole: Michelangelo Severgnini

Ho scritto questa canzone durante i mesi trascorsi in un appartamento le cui finestre si affacciavano sulla torre di Galata, nell'omonimo quartiere di Istanbul. La magia del luogo e la suggestione dei palazzi genovesi e veneziani del quartiere, a cui la torre stessa appartiene, mi faceva sentire a casa, mi faceva sentire in un modo diverso un italiano, cioè un italiano levantino, un viaggiatore approdato sulle rive dell'Oriente e lì perfettamente integrato.

Anche questo è un grande sogno di liberazione, quello di sentirsi l'esatto contrario dell'identità atlantica forzatamente imposta in Italia attraverso una cultura servile.

 

AUTUNNO

Musica: Michelangelo Severgnini

Parole: Salvatore Quasimodo

Questa canzone non è stata scritta in quei mesi a Istanbul, ma diversi anni prima in Italia, riprendendo una poesia del famoso poeta italiano. Ma decisi di registrarla perché si sposava bene con la malinconia autunnale che colpisce Istanbul, quando i venti del Mar Nero cominciano a soffiare da est e anche il colore dell'acqua diventa più scuro e la terra diventa umida e le acque silenziose.

In quei mesi ho considerato questo brano rinato a Istanbul ed è stato a tutti gli effetti parte della colonna sonora di questo film.

 

ISTANBUL

Musica: Michelangelo Severgnini

Questa melodia è Istanbul per me. Mi è apparsa in testa fin dall'inizio e così l'ho chiamata quando l'ho registrata. Mi ha accompagnato quando ho attraversato il Bosforo in traghetto, quando il vento ha colpito le mie spalle, quando sono salito su un pendio della città, quando ho sentito il profumo delle zuppe di lenticchie.

Questa melodia è il fiore sbocciato nel giardino del mio amore per questa città.

 
 
 

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Ora dalle sponde siciliane anima il progetto "Exodus" in contatto con centinaia di persone in Libia. Di prossima uscita il film "L'Urlo"

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