Il metodo "Sumud" applicato a Piantedosi in Libia

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Il metodo "Sumud" applicato a Piantedosi in Libia

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di Michelangelo Severgini per l'AntiDiplomatico

Il ministro Piantedosi è incappato, insieme ad un manipolo di omologhi europei, in quello che si potrebbe definire il metodo "Sumud", dal nome della carovana della March to Gaza che, partita dalla Tunisia, si proponeva di raggiungere Gaza via terra, ma poi è stata rispedita indietro a metà della Libia. 
 
Se vieni da Tripoli a Bengasi non vai. A meno che non ti procuri per tempo i necessari visti per "entrare" in Libia, visto che la Tripolitania è tecnicamente una regione occupata le cui autorità non hanno la facoltà di rilasciare visti per l'intera Libia.
 
Di conseguenza, finché resti in Tripolitania nessuno ti dice niente, ma se come nulla fosse da lì vuoi andare a Bengasi, ti devi procurare il visto dalle legittime autorità che stanno a Bengasi.
 
L'Italia come Paese ha rimosso questo dato di fatto per anni e io ho predicato nel deserto da quando per la maggiore andavano frasi come "meglio stare con Tripoli perché Haftar sta con i Francesi", piovute non si sa bene da dove. 
 
Ora il primo ministro libico, quello legittimo, quello che siede a Bengasi, nella principale città libica non occupata, Osama Hamad, ha fatto sapere che per il ministro Piantedosi valgono le stesse regole che sono valse per la carovana diretta a Gaza, che fu bloccata a Sirte, la prima città una volta lasciata la zona controllata dalle milizie di Tripoli, e dovette fare "marcia indietro". A Tripoli fai quel che vuoi, ma quel che dice Tripoli a Bengasi non basta.
 
Viceversa, se atterri a Bengasi con i visti in regola, a Tripoli ci vai lo stesso.
 
Lo scorso 26 giugno pubblicavo su L'AntiDiplomatico un articolo (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-e_cupo_per_litalia_il_cielo_sopra_bengasi/41939_61617/) dal titolo controcorrente rispetto ai toni trionfalistici che accompagnavano il forum economico Italia-Libia tenutosi a Bengasi.
 
L'articolo venne ripreso largamente da media e canali libici.
 
Sono passati solo 12 giorni e il governo italiano dimostra di non aver capito la Libia, come illustravo nell'articolo.
 
Il ministro Piantedosi respinto dalle autorità di Bengasi, dopo essersi recato a Tripoli, è un chiaro messaggio che significa: "anche se le autorità di Tripoli hanno autorizzato il tuo ingresso, quell'autorizzazione vale solo per la Tripolitania, anzi per noi è nulla. Siamo noi le legittime autorità, è a noi che devi chiedere l'autorizzazione".
 
Sono anni che da Bengasi cercano di farla capire all'Italia e al resto del mondo.
 
Io da anni in beata solitudine cerco di farlo capire.
 
A Il Fatto Quotidiano mi mandarono indietro un'intervista al ministro degli esteri di Bengasi sostenendo che non era corretto definirlo ministro legittimo.
 
Adesso forse qualcuno capirà.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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