Silenziata la voce più ascoltata d’America

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Tucker Carlson, l’anchormen “più ascoltato della Fox, con una media di oltre 3 milioni di spettatori a notte, più di qualsiasi altro cronista della televisione via cavo”, come recita The Hill, non condurrà più il suo spettacolo serale.

La causa Dominion

La voce più ascoltata d’America viene silenziata, o almeno questo è il tentativo. Non sembra una decisione consensuale, dal momento che nell’ultima puntata del suo show, come annota sempre The Hill, aveva concluso dicendo “Questo è tutto per la settimana. Torneremo lunedì” .

L’allontanamento di Carlson viene spiegato con la causa avanzata da Dominion contro la Fox, accusata di aver calunniato l’azienda diffondendo false affermazioni secondo le quali le sue macchine avrebbero contribuito a truccare le elezioni del 2020 a favore di Joe Biden. Una causa che la Fox, all’ultimo minuto, ha chiuso con un patteggiamento milionario.

Probabile che la testa di Carlson fosse parte dell’accordo, dal momento che l’anchorman si era distinto, al solito, nell’accusa contro Dominion e che l’azienda televisiva rischiava di dover pagare più di un miliardo di dollari, come da richiesta della parte offesa.

Non si tratta di una banale querelle, dal momento che Carlson è sicuramente il giornalista più autorevole dell’informazione alternativa. E, nonostante le sue opinioni controcorrente, espresse senza mai essere sguaiato e con estrema ragionevolezza, a differenza di altri anchorman e cronisti d’opposizione, era in forza a una Tv mainstream.


Democrazia e libertà di espressione

L’allontanamento di Carlson è un brutto segnale per la libertà di espressione all’interno dell’Impero, che evidentemente sta restringendo gli spazi dell’informazione libera. Un processo proprio delle autocrazie alle quali in apparenza si contrappone, anche se condotto in maniera più soft.

In tal modo, la Fox si è piegata ai voleri del potere dominante, allineandosi agli altri media mainstream. I suoi dirigenti sanno perfettamente che ciò avrà ripercussioni gravi sull’azienda in termini di calo degli ascoltatori, come denota la subitanea flessione in Borsa, ma evidentemente non ritiene che ciò sia importante. O meglio, è più importante non incorrere nelle ire dei padroni del vapore.

Carlson probabilmente, troverà una nuova via al suo giornalismo e continuerà ad attrarre ascoltatori. Ma il segnale lanciato da Washington resta inquietante. Colpirne uno per educarne cento…

Infine si può notare che il licenziamento di Carlson avviene nello stesso giorno in cui Netanyahu ha annunciato che “incontrerà sicuramente Ron DeSantis“, rilanciando così la candidatura del governatore della Florida che negli ultimi tempi si era appannata.

Ruper Mardoch, patron di Fox News, aveva già fatto il suo endorsment per DeSantis e questo contribuisce a spiegare il licenziamento di Carlson, ancorman pro-Trump, proprio in questo giorno.

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