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Stati Uniti, il Pentagono: il caccia F-35 fa schifo

 


di Fabrizio Poggi
 

Difficile dire se abbia parlato da esperto della materia, oppure sponsorizzato dalla ditta per cui ha lavorato dagli anni '80 fino al 2016, prima di passare alla squadra di James Mattis. Fatto sta che il “facente funzioni” di capo del Pentagono, Patrick Shanahan avrebbe detto, così, su due piedi, che il “programma F-35 fucked. La Boeing non avrebbe agito così”, riferendosi alla Lockheed-Martin, aggiudicataria dell'appalto governativo di quei velivoli che anche l'Italia è “tenuta” ad acquistare in una quantità che, chiacchiere di governi passati e recenti a parte, assomma a 90 pezzi.


Un programma “fucked” del nuovo caccia di quinta generazione F-35 “Lightning II” che, secondo il successore di Mattis, la Lockheed non sarebbe in grado di portare a conclusione e che, a detta di numerose pubblicazioni del settore, sarebbe il programma più dispendioso di tutta la storia degli armamenti, costato sinora oltre un trilione e mezzo di dollari, dai 400 miliardi inizialmente previsti. Che Shanahan, seppur “non di ruolo”, continuasse a timbrare il cartellino per l'azienda di Seattle, era stato a suo tempo chiaramente espresso addirittura dal defunto sponsor dei nazisti ucraini, John McCain, allorché, in qualità di Presidente della Commissione difesa del senato USA, doveva convalidare la nomina di Shanahan a vice di James Mattis.


Messo in volo con oltre sette anni di ritardo rispetto al grafico iniziale, il F-35 presenta tuttora problemi tecnici non risolti.


Il sito anna-news.info ricorda come lo scorso novembre il Pentagono avesse sospeso tutti i voli degli F-35 (di qualsiasi modifica: F-35A e F-35B), sia nazionali che dei “partner internazionali”, per procedere ai controlli di motori e alimentazione dei velivoli, dopo l'incidente del settembre precedente nella Carolina del Sud, quando si era schiantato un F-35B a decollo ridotto e atterraggio verticale, sviluppato per la fanteria di marina. E Military Times ricorda un altro incidente, nell'aprile precedente, legato sempre a problemi di alimentazione e risoltosi con l'atterraggio d'emergenza del caccia. Anche il Times ha scritto di grossi problemi, legati in particolare ai pezzi di ricambio e al sistema operativo, vulnerabile agli attacchi informatici; l'areo non può inoltre trasmettere dati a vecchi modelli di aerei, senza con ciò stesso rivelare al nemico la propria posizione.


Carenze sono ammesse anche dal Pentagono, il cui capo dipartimento per i test di combattimento, Robert Beler, afferma che circa il 50% degli F-35 non è pronto per l'uso in duelli aerei: una percentuale stabile dal 2014.

In generale, sembra che siano stati rilevati e non ancora eliminati un migliaio di difetti diversi: secondo gli esperti dell'organizzazione no profit "Project of State Supervision" (POGO, Project on Government Oversight), il Pentagono cercherebbe di nascondere difetti critici, quali i 111 problemi con il sistema di espulsione del pilota e gli 855 con la determinazione delle coordinate di bombardamento. Indicativo, inoltre, come il software del caccia sia è stato resettato più di 30 volte, ma funzioni ancora con vari errori.


Per quanto riguarda più direttamente il bilancio di casa nostra, ancora secondo anna-news.info, l'Italia riceverà sei esemplari l'anno di F-35, per i prossimi cinque anni, invece dei previsti 10. Ma non si fa assolutamente parola di rinuncia al programma di acquisto. Il programma governativo di acquisto di 90 caccia F-35 prevede 60 esemplari nella modifica F-35A e 30 in quella F-35B: quindici per l'areonautica e 15 per la marina, al costo ufficiale di 115,5 milioni di dollari l'uno per i primi e 140 milioni per i secondi. Al momento, oltre a 86 Eurofighter “Typhoon”, l'Italia dispone di dieci F-35A e un F-35B.


Oltretutto, confrontato con il Su-57 russo, a parere dell'esperto militare Aleksej Leonkov, il primo sarebbe un “rapace attaccante”, mentre il F-35 sarebbe un “predatore strisciante”: non foss'altro per la spinta di due motori del caccia russo, rispetto all'unico motore di quello americano. Il Su-57 è un velivolo ad alta manovrabilità e poco individuabile ai radar; quindi, sostiene Leonkov, “se i due aerei dovessero incontrarsi, molto probabilmente il Su-57 rileverebbe per primo il F-35 e per primo potrebbe ricorrere alle armi”. Anche Military Watch, confrontando funzionalità e caratteristiche di combattimento di Su-57 e F-35, nota come il caccia USA sia un aereo “leggero a bassa manovrabilità, mentre il caccia pesante russo può garantire superiorità aerea ed è più adatto al combattimento aereo”.


Questo, nel caso volessero convincerci della “estrema necessità” di rispettare i termini del contratto di acquisto, per difendere i “patrii confini” dalla “minaccia russa”.

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