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Intervista al Virologo Tarro: "I dati della Protezione Civile sono surreali. Verosimile pensare che in Italia siano milioni i contagiati"

 

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di Francesco Santoianni


Gli italiani contagiati dal virus COVID19, al 27 marzo sarebbero almeno 11 milioni e 200 mila. Lo pubblica il Corriere della Sera (qui una parte dell’articolo leggibile anche senza abbonamento) intervistando Luca Foresti e Claudio Cancelli  autori dello studio; questi – in mancanza di dati scientifici istituzionali  sull’andamento del contagio in Italia - si sono serviti come parametri per alimentare i modelli epidemiologici di dati raccolti sulla nave da crociera Diamond Princess, (dove sono stati effettuati e riproposti test diagnostici su tutti i passeggeri e sull’equipaggio,) e quelli, provenienti da accurate campagne di screening effettuate nella Corea del Sud. Sulla ipotesi di milioni di Italiani già contagiati da COVID19 abbiamo chiesto un parere all’illustre virologo Prof. Giulio Tarro (che avevamo già intervistato qui, qui e qui). "Lo studio di Foresti e Cancelli non è stato ancora pubblicato, quindi l’unica cosa che mi sento di affermare è che l’ipotesi di milioni di contagiati in Italia (la stragrande maggioranza dei quali con sintomi lievi o inesistenti) era stata già avanzata da uno studio di ricercatori dell’Università di Oxford (che stimava tra il 60% e il 64% la popolazione italiana già contagiata da Coronavirus) e da un altro dell’Imperial College (che stimava in 6 milioni le persone contagiate in Italia). Tra l’altro, l’andamento di passate epidemie influenzali e la particolare viralità del COVID19 mi fanno ritenere verosimili queste ipotesi."


Eppure, proprio stasera, in TV la Protezione civile dichiarava essere appena 77 mila i contagiati in Italia

Sono semplicemente surreali queste dichiarazioni basate non su una stima dei contagiati a livello nazionale ma bensì sui risultati di tamponi eseguiti, praticamente senza nessun coordinamento nazionale dalle Regioni, per lo più, su persone considerate a rischio. Ne esce fuori così una colossale sottostima dei contagiati che rapportata con il numero di non meglio precisati “deceduti” (prima che l’Istituto superiore di Sanità possa accertare su questi l’esatta causa della morte) finisce per dare al Coronavirus in Italia un tasso di letalità 28 volte superiore a quello che si registra in Germania. E sarebbe ridicolo, se non fosse tragico, che i media pretendano di rispondere a questo “mistero” favoleggiando risibili “spiegazioni” quali la ”particolare resistenza dei tedeschi” o l’“estrema solitudine degli anziani in Germania”. Quasi mai che i dati sull’epidemia Coronavirus in Germania sono raccolti, e divulgati, con criteri molto più seri di quelli in uso qui da noi.



Più o meno lo stesso stile utilizzato per tentare di rispondere ad un altro “enigma”: perché una mortalità da Coronavirus così alta in Lombardia?

Ormai si sono inventati di tutto: “Scambi con la Cina”, la partita Atalanta-Valencia, non aver isolato le famigerate “zone rosse”, “è un puro caso”, “inquinamento a seguito della deforestazione”, “perché lì sono più ligi al lavoro rispetto al Sud”… quasi nessuno che evidenzi come – soprattutto in Lombardia - la sovrastima della letalità del Coronavirus unita alla indicazione governativa che impedisce al medico curante di recarsi a casa del proprio paziente affetto da Coronavirus (dovendo egli limitarsi a “consultarlo” telefonicamente prima di compilare un davvero scarno questionario da inoltrare al 118) ha fatto riversare innumerevoli malati (che avrebbero potuto usufruire di assistenza medica domiciliare) negli ospedali dove un peso di rilievo lo hanno certamente avuto le infezioni ospedaliere (che già si portano via 50.000 persone all’anno in Italia). Poi, per quanto riguarda la Lombardia - soprattutto le province di Brescia e di Bergamo – ci sarebbe da segnalare la recente effettuazione di straordinarie campagne di vaccinazioni, in particolare quella contro la meningite. Certo, è solo una mera ipotesi che, nell’attuale marasma dei servizi sanitari non può essere compiutamente verificata. Ma sarà il caso di ritornarci.
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