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Alfano-Casini e la mozione anti Venezuela: una vergognosa pagina neo-coloniale scritta oggi al Senato

 

Importante la posizione di netta opposizione espressa dal Movimento 5 Stelle protagonista di un'altra mozione votata solo da Sinistra Italiana



di Fabrizio Verde
 

Quest’oggi il Senato della Repubblica è stato ostaggio di un atto vile che lede la sovranità e l'indipendenza di un importante Paese dell'America Latina. 

 

La vicenda è quella nota della mozione Casini contro il Venezuela. Dopo la figuraccia fatta la settimana scorsa dove non si è arrivato ad un voto per gli attacchi ricevuti in Aula, il mai rimpianto ex Presidente della Camera ha portato con sé l'artiglieria pesante. Dopo aver calendarizzato in due giorni una mozione con votazione in Aula - neanche ci fosse la guerra termonucleare a Caracas - oggi al Senato fa il suo esordio da ministro degli esteri Alfano. A sorpresa è lui a rappresentare il governo e ad imporre all'Aula di votare la mozione Casini, anche se, come spiegato dal senatore Petrocelli del Movimento 5 Stelle, la settimana scorsa il governo avesse dato parere favorevole alla mozione del M5S. Lezione di democrazia di chi cerca di esportare democrazia negli altri paesi in salsa neo-coloniale.

 

Con il diktat di Alfano, che non ha avuto neanche la decenza di assistere il dibattito successivo, la mozione Casini contro il Venezulea è stata approvata grazie al voto favorevole dei senatori afferenti le forze di maggioranza; con il voto contrario degli esponenti del Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana. Il governo si è praticamente impegnato su impulso di Casini - protagonista di una "missione" solitaria in Venezuela dal 27 al 30 dicembre - ad interferire, utilizzando come scusa le condizioni di vita della nutrita comunità italiana in Venezuela, negli affari interni di uno Stato sovrano e «amico». In una fase in cui la Santa Sede negozia il dialogo tra le forze politiche del paese, il governo italiano decide schierarsi apertamente con l’opposizione violenta e golpista che cerca incessantemente di provocare, con ogni mezzo, la caduta del governo Maduro. Quell'opposizione che in gran parte ha deciso di alzarsi dal tavolo delle trattative con la Santa Sede.

 

Il compito di Alfano non è stato per nulla agevole: perorare la bontà di una mozione «scritta sotto dettatura dell’opposizione venezuelana», per utilizzare le parole del Senatore De Cristoforo di Sinistra Italiana che ha espresso voto contrario. 

 

Addirittura viene chiesto al governo di impegnarsi affinché venga ripristinata la "separazione dei poteri". Una richiesta assurda, visto anche che la separazione dei cinque poteri in Venezuela funziona benissimo. Forse, in realtà, si vorrebbe che l’Assemblea Nazionale controllata dall’opposizione avesse un potere preponderante rispetto anche al Presidente della Repubblica. Dimenticando che il Venezuela è una Repubblica presidenziale e che Maduro è stato democraticamente eletto da milioni venezuelani. L'ingerenza è senza precedenti e tocca la Costituzione interna del paese. Un po' come se in Venezuela si fosse chiesto al governo di Caracas di impegnarsi affinché l'Italia non si procedesse a votare una riforma della Costituzione con una maggioranza parlamentare giudicata incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Anzi, questo è molto più grave.

 

Con la mozione Casini, siamo alla follia. E quando si tratta di follia, la coppia Alfano-Casini cade a fagiolo.

 

Come spesso accade, la peggiore posizione in Aula è, comunque, quella del Partito Democratico. Una posizione completamente schiacciata su quella dell’opposizione di estrema destra e golpista venezuelana. Addirittura il leader di Voluntad Popular, Leopoldo Lopez, un aspirante Pinochet in salsa venezuelana incarcerato per il ruolo giocato durante le ‘guarimbas’ (proteste violente dirette alla sovversione) che nel 2014 lasciarono sul selciato i corpi di 43 innocenti, viene presentato come un prigioniero politico recluso esclusivamente per le proprie idee. Una vergogna senza fine. 

Importante la posizione di netta opposizione espressa dal Movimento 5 Stelle, protagonista di un'altra mozione votata solo da Sinistra Italiana, in cui si chiedeva al governo di facilitare e non ostacolare, come fa la mozione Casini, il processo di dialogo intrapreso. Il Senatore Petrocelli dichiara: «Ritengo dunque che debba essere chiaro se qui in Senato possiamo o meno considerare tutte le premesse della mozione del presidente Casini come dei consigli al Governo di un Paese amico o se non debba piuttosto trattarsi di una sorta di velina passata dall'opposizione al Governo venezuelano.


Qualcosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi perché nelle premesse e nelle considerazioni della mozione del presidente Casini non vi è alcun riferimento, neanche una parola, al processo di dialogo avviato dalla Santa Sede: non vi è neanche una parola, neppure negli impegni che il presidente Casini sottopone al Governo.


Cosa contraria, invece, è presente nella mozione della collega Bertorotta, dove si fa esplicito riferimento al processo di dialogo, un processo per il quale il Governo venezuelano è seduto al tavolo con la Santa Sede, mentre buona parte dell'opposizione, che qualcuno considera golpista - ma sarà la storia dirlo - non è seduta a quel tavolo.


E allora cosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi? Forse il presidente Casini si è sentito intimamente da se stesso rimproverato per aver saltato quel passaggio, per un uomo della sua storia e così vicino alla Chiesa cattolica e alla Curia?».

 

Si tratta di una vicenda molto triste per la nostra politica estera. Mai nella storia recente dell'Italia si era arrivati ad attaccare la sovranità e gli affari interni di un paese in salsa neo-coloniale come oggi. Sarebbe molto interessante capire con precisione e chiedere al Senatore Casini chi abbia incontrato di preciso a Caracas nella missione solitaria iniziata il 27 dicembre e perché tanta fretta nel blitz anti Venezuela.

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