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APPELLO CONTRO LA CENSURA E PER LA TUTELA DELLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

 
 

 

 

“Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente,

perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c'era rimasto nessuno a protestare”

(Martin Niemöller, pastore protestante tedesco, oppositore del nazismo)

 



La mannaia della censura ha colpito, in sole quarantotto ore, decine di blog di taglio politico, storico-culturale, giornalistico, satirico presenti sul social network Facebook.

 

Blocchi ingiustificati e rimozione di pagine senza possibilità di replica alcuna si sono scagliati contro chiunque, in questi anni, abbia provato a raccontare, seppur in chiave ironica e satirica, in modo più o meno velato e tranchant, l'odierna realtà politica e sociale. Tra le vittime si segnalano in particolare diverse pagine di area comunista, progressista e antimperialista.



Sono state bloccate: 

 

-Lo Zio di Christian De Sica

-Pastorizia e Perestrojka

-Comitato Centrale per la difesa dell'Ortodossia

-Premio Goebbels per la Disinformazione

-Fronte dei Popoli 

-Socialisti Gaudenti (poi “sbloccata”)





 


Hanno ricevuto avvisi di possibile chiusura: 

-I Maestri del Socialismo

-La Destra del Partito

-Minniti Skinhead

-Interisti Stalinisti

-Becero stalinismo di provincia

-Drive ISays - Il Keynes delle Murge





 

Sono ancora esistenti ma al momento impossibilitate a pubblicare nuovi contenuti:

-Ufficio Sinistri

-Scintilla Rossa

-Cuba. Geografia del desiderio



Hanno avuto o hanno tuttora restrizioni di accesso ai propri profili personali:

-Alessandro Pascale, scrittore

-Roberto Vallepiano, scrittore

-Omar Minniti, giornalista

 

Questo è per ora solo un censimento parziale e in costante aggiornamento e riguarda pagine che sono seguite complessivamente da centinaia di migliaia di utenti. 

 

La tecnica utilizzata è stata quella di bloccare immagini e post di vario tipo che inneggerebbero, secondo i parametri aziendali, alla violenza, al suicidio, all'odio, ecc.. 



Censurati, perché accompagnati da immagini utilizzate come fonti storiche, anche post come quello del Professor Santomassimo dell'università di Siena, sul ruolo di Luigi Einaudi durante il fascismo ed il carattere politico della sua presidenza della Repubblica; censurato anche un estratto del libro Il Totalitarismo liberale che descrive le tecniche mediatiche utilizzate da Goebbels nel Terzo Reich nazista



È evidente che è stat
a fatta partire una manovra di ampio raggio e che verosimilmente ci siano responsabilità interne all'azienda, salvo l'ipotesi di un attacco organizzato da hacker e singoli.



 



In una società in cui il principale canale comunicativo è diventato un social network, ciò significa nella sostanza un attentato alla libertà di critica, di cultura e del libero pensiero.




Facebook è un'azienda e come tale decide le proprie regole da applicare, ma è evidente che tale azienda svolge ormai un ruolo e un servizio pubblico, diventando uno dei principali canali di divulgazione e comunicazione politica, come testimoniano ormai le pagine dei politici italiani (e non solo) più famosi.

 


Ostacolando o chiudendo alcuni canali politici alternativi, che svolgono una concreta e sana attività di informazione e di critica, Facebook va a ledere i principi liberali garantiti dalla Costituzione Repubblicana Italiana, la quale vede la firma di un comunista, Umberto Terracini. 




Forse il dato era scontato, ma in tempi di revisionismo storico è utile ricordarlo.

 


La Repubblica Italiana può accettare che un'azienda privata possa decidere quali forze politiche non abbiano diritto di parola? L'Italia è una Repubblica fondata sull'antifascismo, sulla gloriosa Resistenza partigiana.

Organizzazioni fasciste non dovrebbero neanche esistere e non esisterebbero, se non fossero stati compiuti molti errori nel periodo “Costituente” della Repubblica. Il fatto che siano state cancellate dal web si è rivelato in sé un atto più avanzato rispetto alla situazione vigente realmente nelle città italiane. 

 


Nella Costituzione è espresso il divieto di ricostituzione di organizzazioni fasciste, anche se molte di queste forze dominano la politica italiana dopo essersi opportunamente travestite e mascherate. La censura alle organizzazioni fasciste non può però diventare un pretesto per avviare una repressione di ogni forma di critica che non sia conforme ai codici di un'azienda. 

 


Il popolo italiano, i lavoratori di questo Paese a cui è stato detto di vivere in democrazia, possono forse accettare sciaguratamente che un'azienda controlli i dati principali delle loro vite, ma possono accettare che questa diventi anche la regolatrice di ciò che possono o non possono leggere e conoscere? 

 


Il Presidente della Repubblica, 

il Presidente del Consiglio dei Ministri,

le forze politiche al governo, quelle di maggioranza e quelle di opposizione, possono accettare una così smaccata perdita di sovranità del nostro Paese da parte di una multinazionale straniera?

 

Intendono accettare questa restrizione di libertà politica, giornalistica e culturale?

Possono convivere con la fine della finzione di una democrazia liberale che non è mai stata realmente libera dal controllo dai tratti neo-coloniali imposto dagli Stati Uniti d'America? 

 

Abbiamo il dubbio che la tempistica con cui giungono queste “purghe” non sia casuale: esse avvengono soltanto tre giorni dopo la mozione approvata dal Parlamento europeo sull'equiparazione tra il comunismo e il nazifascismo, votata anche dai deputati delle seguenti forze politiche: Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Partito Democratico.
 

 


Denunciamo di aver subito una censura politica da parte di un vero e proprio totalitarismo sempre meno “liberale”, dove una multinazionale può permettersi di attuare forme di censura degne dell'epoca nazifascista.

 

Cosa rivendichiamo? Un intervento politico teso a tutelare la libertà di espressione e il pluralismo politico e giornalistico, così come previsto dalla Costituzione, creando l'impossibilità tecnica per un'azienda di escludere le voci dissidenti da quello che è ormai diventato un servizio pubblico. 



 

Ricordiamo in tal senso a Zuckenberg il responso della Corte Suprema statunitense nella causa “Munn contro lo Stato dell'Illinois” (1877):

 

«La proprietà riveste un pubblico interesse quando viene adibita ad usi che la rendono di pubblico dominio... Quanto, pertanto, un individuo offre la sua proprietà per un servizio che interessa anche il pubblico, in tal caso egli in pratica concede al pubblico un interesse in quest'uso, e deve permettere che sia sottoposto a un controllo da parte del pubblico per il vantaggio comune, nei limiti del nuovo interesse che egli stesso ha così creato».

 

Se non sarà possibile una regolamentazione più attenta, per la quale occorrerebbe l'intervento attivo e stabile di un organismo di controllo pubblico, chiediamo la socializzazione dei servizi resi dall'azienda in Italia e l'espropriazione della piattaforma di comunicazione, con tutti i dati in essa presenti, alla cui tutela e garanzia vada una commissione che comprenda rappresentanti governativi e delegati regolarmente eletti dagli iscritti alla piattaforma.

 

Su queste rivendicazioni e parole d'ordine firmiamo questo documento aperto alla sottoscrizione popolare.

 


SOTTOSCRITTO IN DATA 25-09-2019 DAGLI AMMINISTRATORI DELLE PAGINE:

 

Pastorizia e Perestrojka

I Maestri del Socialismo

Ufficio Sinistri

Comitato Centrale per la difesa dell'Ortodossia

Premio Goebbels per la Disinformazione

Fronte dei Popoli 

La Destra del Partito

Interisti Stalinisti

Lo Zio di Christian De Sica

Scintilla Rossa

Cuba. Geografia del desiderio

Drive ISays - Il Keynes delle Murge



ULTERIORI SOTTOSCRIZIONI (per adesioni, da parte di singoli, pagine social e organizzazioni di varia tipologia, inviare una mail a info@intellettualecollettivo.it)
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