Aran, un pessimo atto di indirizzo

Aran, un pessimo atto di indirizzo

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di Federico Giusti

Pubblicato l'atto di indirizzo Aran per il rinnovo del Contratto nazionale Funzioni Locali

I dipendenti enti locali da anni sono in continua diminuzione, a fine 2021 erano fermi alla irrisoria cifra di 403 mila e 633 unità .

Ricordiamo che proprio il Contratto degli Enti locali doveva essere sottoscritto in questa Primavera. dopo quasi due anni e mezzo dalla sua scadenza e prima degli altri comparti in cui è stata suddivisa la Pubblica Amministrazione, i tempi invece si allungano con innumerevoli incognite.

Quello che sappiamo è comunque il calcolo dell'importo dei futuri aumenti con quel codice Ipca responsabile primario della perdita del potere di acquisto, sistema costruito ad arte per contenere le dinamiche del costo del lavoro.

Gli incrementi retributivi per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali delle amministrazioni regionali e locali saranno poi a carico dei rispettivi bilanci con l'accantonamento dei fondi necessari , il tutto con il discutibile criterio di proporzionalità tra tutte le varie voci che concorrono allo stipendio del personale.
 
Veniamo da anni nei quali alcuni incrementi sono destinati solo ad alcune figure professionali pur essendo computate dentro le risorse destinate alla totalità dei dipendenti, il rinvio poi alla contrattazione di secondo livello è un'ulteriore contraddizione sapendo quanto discutibili siano i criteri stabiliti a livello di Ente nella erogazione del salario accessorio.
Viene confermato l'attuale sistema di classificazione stabilito nell'ultimo CCNL che avrebbe dovuto anche prevedere una complessiva ridefinizione dei profili e delle mansioni loro assegnati.
 
Si conferma  l'inquadramento nell'area degli istruttori del personale educativo privo del titolo di studio richiesto per l’inquadramento nell’Area dei funzionari (ndr laurea) e delle elevate qualificazioni , in questi anni poi le progressioni verticali in deroga non hanno.raggiunto l'obiettivo sperato per la esiguità delle risorse destinate e per criteri poco chiari stabiliti anche dallo stesso CCNL
A conferma che questo CCNL non restituirà potere contrattuale è la esclusione, come avviene da lustri, dalla contrattazione integrativa di tutte le materie inerenti l’organizzazione degli uffici, l’articolazione dell’orario di lavoro, incluse turnazione e reperibilità, i sistemi di valutazione, la formazione e i tanti aspetti organizzativi del lavoro. Parliamo di questioni dirimenti per la gestione del personale, degli uffici e dei servizi, contrattare queste materie darebbe al sindacato e alle sue rappresentanze un ruolo centrale nella gestione degli enti locali, il fatto invece che proprio l'atto di indirizzo le escluda dalla contrattazione,  con la tacita accettazione dei sindacati rappresentativi, è la palese dimostrazione di una sconfitta storica dei dipendenti della PA:
 
Si conferma il sistema delle deroghe al CCNL ad uso e consumo dei dirigenti, ad esempio in merito al tetto previsto per il lavoro straordinario potranno esserci deroghe rispetto al monte orario individuale massimo previsto dal contratto nazionale. Detto in altri termini non arrivano le assunzioni previste e necessarie ma si fa ricorso strutturale alle prestazioni aggiuntive alle 36 ore settimanali e  magari, i fatti potranno confermare o smentirci, con la possibilità datoriale di rendere esigibile in taluni casi lo straordinario stesso.
 
Viene poi dichiarato esplicitamente l'intento di accentuare le differenziazioni stipendiali con utilizzo sempre più discrezionale e  divisivo della performance.
 
Negli ultimi anni il comparto delle Funzioni Locali è apparso alquanto debole e ben poco attrattivo anche per i bassi salari che lo caratterizzano, prova ne sia che dal 2016 al 2021 sono stati persi oltre 64 mila posti di lavoro, più o meno dieci mila all'anno
 
E gli organici subiranno ulteriori tagli in virtù del fatto che da qui a pochi anni molti dipendenti avranno raggiunto i requisiti per la pensione previsti dalla Legge Fornero.
 
L'atto di indirizzo prevede poi un modello welfare aziendale/integrativo a conferma che sull'esempio dei settori privati proveranno a scambiare aumenti salariali con benefit nell'ottica di potenziare sanità e previdenza integrativa mortificando al contempo i nostri salari reali.
 
Se queste sono le premesse i risultati non potranno che essere negativi

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