Bianca Bonavita: “Bill Gates e la nemesi tecno-medica”

Bianca Bonavita: “Bill Gates e la nemesi tecno-medica”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo come dibattito alla discussione in corso questo estratto dall'e-book di Bianca Bonavita “Bill Gates e la nemesi tecno-medica” con un'introduzione di Giorgio Agamben, Edizioni Efesto, Roma, 2020.



Di Bianca Bonavita
 
Denunciare la mistificazione costruita attorno al grande evento spettacolare Covid-19 e alla forma di governo e di controllo della popolazione che si sta globalmente ridefinendo, non significa difendere la devastante normalità del prima, non significa porsi in una posizione di conservazione di un prima desiderabile da preservare. Così come non significa negare la morte delle persone.
 
Il virus non ci sembra, come molta della critica radicale vorrebbe, una speciale conseguenza della
distruzione prodotta dal capitalismo e dai suoi allevamenti industriali umani e animali.
 
Gli allevamenti umani e animali da molti decenni ormai producono malattie croniche ben più letali: quasi tutti hanno pianto amici o parenti morti prematuramente per tumori o per malattie cardiovascolari che sono, se vogliamo usare questa parola, le due vere pandemie dei nostri tempi.
 
Pandemie prodotte, queste sì, da forme di vita innaturali, dominate dal regime della separazione, incatenate a lavori alienanti, immerse in arie irrespirabili, abbeverate da acque inquinate e pasturate con mangimi industriali.
Spostare dunque il fuoco dell'attenzione dalle malattie croniche, che sono le vere pandemie moderne, a malattie infettive che hanno una bassa letalità, contribuisce a rimuovere un serio discorso sul nesso tra prevenzione e forma di vita.
 
Se un paese intero, (ma si potrebbe estendere il discorso anche al di fuori dei confini nazionali), con rare eccezioni, accetta, senza metterne in questione le ragioni, la sospensione di molte delle libertà
fondamentali, cadendo in preda alla paura e al sospetto o semplicemente a una ancor più inquietante
serena accettazione, come potranno le persone che vivono in quel paese rivoltarsi contro i disastri prodotti dal capitalismo fino a mettere in questione e ridefinire la propria forma di vita?
 
I più non desidereranno forse soltanto il ritorno alla normalità?
 
E in nome di questo desiderio non accetteranno qualunque sopruso da parte del potere?
 
E pur di ritrovare almeno alcuni elementi della vecchia normalità non accetteranno esse tutti gli atroci e assurdi dispositivi della nuova, odiosa, normalità che si sta definendo?
 
Se l'ecatombe che ogni anno procurano il cancro e le malattie cardiovascolari (solo in Italia a causa loro muoiono rispettivamente 180.000 e 220.000 persone) non ha mostrato ai più la verità della distruzione che produce il capitalismo, per quale ragione dovrebbe farlo un virus che ha bisogno di un'impressionante operazione di propaganda per poter accrescere la sua letalità che altrimenti sarebbe probabilmente di poco superiore alla media stagionale per influenza? (Alcuni studi, come quello dell'università di Kobe, parlano addirittura di una letalità inferiore alla media dell'influenza stagionale).
 
Come può vedere la luce del vero dentro o intorno a sé chi è offuscato dalla fitta cortina di fumo del falso che lo circonda?
 
Il virus Sars-CoV-2, nelle sue diverse e mutanti forme che stanno circolando, sia che esso abbia un'
origine dolosa e artificiale, sia che abbia un'origine incidentale o naturale, ci sembra piuttosto un
prodotto/evento (atteso, voluto o provocato poco importa) gestito dalle oligarchie digitali, farmaceutiche e biotecnologiche transnazionali al fine di poter ridefinire assetti geopolitici e forme di governamentalità.
 
Per rispetto delle persone morte a causa del virus Sars-CoV-2 e di tutte quelle morte per altre cause che, risultate positive a un tampone in vita o in morte, sono finite nei mistificatori conteggi dei governi (quello italiano particolarmente mistificatorio), sarebbe doveroso far cessare immediatamente l'uso strumentale della morte a fini di propaganda: è criminale usare la morte delle persone per realizzare progetti egemonici che hanno ben poco a che fare con la salvaguardia della salute, (visti tra l'altro i danni enormi in termini di salute, che sappiamo non essere slegata dall'equilibrio psichico, che sappiamo non essere slegato da quello economico e sociale, che le misure di contenimento hanno causato e causeranno in moltissime persone).
 
Sul conteggio mistificatorio del governo italiano vale la pena far notare che lo stesso Istituto Superiore di Sanità, nel suo report settimanale su un campione di persone decedute di cui è stato possibile analizzare le cartelle cliniche, ci dice implicitamente nel titolo “Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia”, che non v'è prova di una correlazione diretta e decisiva tra la morte di queste persone e l'infezione di Sars-CoV-2. L'unica certezza (anch'essa in realtà non così certa visto che il tampone ha un margine d'errore) è che al momento della morte i “pazienti” del campione erano “positivi” al virus. Questo dato, unito al fatto che l'età media delle persone decedute in esame è di 80 anni, e che il numero medio di patologie presenti al momento della morte è di 3,3, può legittimamente far pensare che molte di queste persone non siano morte a causa del virus ma in sua presenza.
 
Quanto alle zone della Lombardia in cui pare esservi stata effettivamente un'anomalia della mortalità nei primi mesi dell'anno in corso, sarebbe auspicabile che si moltiplicassero le ricerche volte a indagare i co-fattori ambientali (inquinamenti di varia natura) e iatrogeni (interferenze virali, interferenze con altri farmaci, errori di diagnosi e di terapie) che potrebbero aver reso più letale l'infezione da Sars-CoV-2.
 
Queste considerazioni non vogliono negare che ci siano state morti provocate direttamente dal virus Sars-CoV-2, né tantomeno vogliono togliere peso al dolore e alla tragedia che ogni morte può portare con sé.
 
Ma sono purtroppo necessarie per denunciare l'opera di mistificazione tuttora in corso che ha bisogno di ingigantire a dismisura la letalità del virus per poter giustificare l'instaurarsi di uno stato di allarme permanente con relative sospensioni delle libertà fondamentali e con il progressivo normalizzarsi dei dispositivi di emergenza, al fine di ridefinire assetti geopolitici, egemonie economiche, nonché la forma stessa della governamentalità e il suo rapporto con i governati.
 
Lo stato di eccezione non ha di certo fatto la sua comparsa nella primavera del 2020 e, a ben guardare, poteva essere considerato permanente anche prima del grande evento spettacolare Covid-19. Ma è innegabile che lo stato di emergenza globale dichiarato di fatto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità a fine gennaio 2020, e le conseguenti misure d'emergenza adottate dai governi di tutto il mondo, abbiano segnato un salto di qualità senza precedenti per intensità e diffusione dello stato di eccezione e che sia necessario interrogarsi sulla sua causa efficiente così come sulla sua causa finale.
 
Per intraprendere questa indagine abbiamo deciso di tradurre e di commentare un testo apparso nel mese di aprile sul blog personale di Bill Gates, intitolato Pandemic I.
 
La prima cosa che dovrebbe saltare agli occhi dopo aver letto il testo di Gates è come il suo programma, scritto il 23 aprile, si stia puntualmente verificando, ovvero come le cinque innovazioni tecnologiche da lui menzionate (test, terapie, vaccini, tracciamenti, riapertura) siano oggetto in tutto il mondo di ogni azione dei governi e di ogni discorso dei media.
 
In Italia l'adesione dell'attività di governo al programma di Gates, o dell'oligarchia digitale, biotecnologica e farmaceutica, di cui sembra essere portavoce, attraverso i consigli o le direttive delle numerose e illegittime “task force” di “tecnici” che ne hanno condizionato l'attività, ha raggiunto livelli parossistici e imbarazzanti.
 
In un bellissimo passo di “Nemesi Medica”, Ivan Illich, suggerisce che per evitare che la Nemesi, la
gelosia degli Dei, ricada su tutti quanti, la società debba elaborare dei programmi per fronteggiare i
desideri irrazionali dei suoi membri più dotati.
 
“Per restare in condizioni vitali, l'uomo deve anche sopravvivere ai sogni, che finora erano modellati e insieme tenuti a freno dal mito. Oggi la società deve elaborare dei programmi per fronteggiare i desideri irrazionali dei suoi membri più dotati.
 
Prima, era il mito ad adempiere la funzione di porre dei limiti alla materializzazione dei sogni cupidi, invidiosi, omicidi. Il mito prometteva all'uomo comune la sicurezza su questa terza frontiera, purché egli rimanesse dentro la sua barriera. Garantiva invece la rovina a quei pochi che cercavano di raggirare gli dei. L'uomo comune moriva di malattia o di violenza; solo chi si ribellava alla condizione umana diventava preda di Nemesi, la gelosia degli dei.”
 
Ci sembrano parole appropriate a commento del testo di Gates, parole che parlandoci del limite ci
riportano qui sulla terra dal cyberspazio in cui siamo stati gettati, in maniera sempre più accelerata, negli ultimi cinquant'anni.
 
La nemesi che sembra abbattersi in questi giorni sull'umanità intera non è soltanto la nemesi medica di cui parla Illich, con la sua iatrogenesi, la sua diagnosi epidemica, la sua prevenzione totalitaria e la sua medicalizzazione della vita e della morte, ma è anche la nemesi tecnologica che, dal blog del fondatore di Microsoft, si annuncia con tutta la sua furia.
 
Gates ci presenta il conto almeno trentennale dell'informatizzazione delle nostre vite: la macchina è pronta a fare il “salto di specie” dentro l'umano (il più pericoloso “spillover” da cui dovremmo davvero guardarci), per meglio guidarlo nei suoi comportamenti, per meglio governarlo.
 
Che fare allora per fronteggiare i “desideri irrazionali” di questi “membri più dotati” che sembrano voler ridefinire non soltanto la forma del governo ma con esso anche quella dell'umano?
 
In “Fahrenheit 451” si tratta di salvare la memoria della conoscenza attraverso la formazione di piccole comunità nelle quali ogni individuo renitente alla società, diventa un libro e ne diventa le parole; in “1984” di estendere a poco a poco lo spazio dell'integrità mentale.
 
Si ha l'impressione che a noi e alle prossime generazioni spetterà il compito di coltivare e di tramandare, anche clandestinamente, una forma-di-vita umana riunita alla terra e libera dal controllo delle macchine (e di chi le governa) mascherato da sicurezza sanitaria, e di cospirare dunque nel suo significato più originario di confondere gli spiriti, resistendo al distanziamento e alla diabolica separazione, mediante lo scambio di soffio vitale e divino che avviene attraverso il bacio.
 
Bianca Bonavita
 

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