Covid. La differenza tra Cina e Stati Uniti: cooperazione e condivisione, contro competizione e profitto

Covid. La differenza tra Cina e Stati Uniti: cooperazione e condivisione, contro competizione e profitto

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Sulla questione Covid 19 e i profondi e differenti sistemi usati dai governi cinese e statunitense nell’affrontarla, è stata pubblicata negli USA un’antologia di scritti e documentazioni “Il capitalismo su un ventilatore. L’impatto del Covid 19 in Cina e Stati Uniti, in cui si evidenziano le metodologie con cui Cina e Stati Uniti hanno finora gestito la pandemia, la guerra ibrida degli Stati Uniti contro la Cina e di come le guerre sui vaccini danneggiano le fasce socialmente più deboli, oltre alle profonde differenze di fondo, tra i rispettivi sistemi sociali sanitari nei due paesi.

In questo testo si dimostra che molti costi economici e umani della pandemia nel mondo, potevano essere più contenuti o evitati.

Un'intera sezione del libro è dedicata alla solidarietà della Cina con il resto del mondo nella lotta contro COVID-19. Infatti dopo quattro mesi di lotta difficile e anche drammatica nel 2020, la Cina è poi riuscita a contenere e affrontare con successo la pandemia al suo interno, dedicandosi poi immediatamente a fornire maschere, kit di test, personale medico, ventilatori e altre forme di assistenza ai paesi dell'America Latina, del Medio Oriente e dell'Africa, ma anche in Europa come ad esempio in Serbia. Anche gli Stati Uniti hanno ricevuto generose donazioni di attrezzature mediche e operatori sanitari dalla Cina, durante la prima ondata della pandemia.

Va anche ricordato che la Cina, seguita poi dalla Russia,è stata il primo paese a dichiarare che il suo vaccino anti COVID-19 sarebbe stato un bene pubblico.

Nel testo vi sono contributi di numerosi studiosi, tra cui Vijay Prishad, Lee Siu Hin, Max Blumenthal, KJ Noh, Kevin Zeese, Julie M. Tang, Margaret Flowers, Ajamu Baraka, Mumia Abu Jamal, Margaret Kimberley, Sara Flounders, Carlos Martinez e altri.

L’antologia è stata coordinata da Sara Flounders, instancabile attivista per la pace, contro le guerre imperialiste e esponente storica dellInternational Action Center USA e di Lee Siu Hin, un medico cinese-americano immigrato da bambino, attivista di lunga data, coordinatore nazionale del National Immigrant Solidarity Network e del China-US Bi-National Activist Solidarity Network. 



Nel libro si ricostruisce il percorso dello sviluppo della pandemia, a partire dal gennaio 2020, quando la Cina aveva allertato i principali organismi scientifici internazionali, circa l' apparizione di un nuovo pericoloso virus e aveva massicciamente messo in atto previdenze di base adeguate. I politici e i media statunitensi ridicolizzarono e ignorarono gli avvertimenti. Al contrario Washington intensificò una politica di propaganda oltraggiante, di accerchiamento militare, di guerra commerciale e sanzioni.

La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: ad oggi sono circa 350.000 i morti legati al COVID-19 negli Stati Uniti, tra le più alte al mondo. Piuttosto che la cooperazione globale, la politica degli Stati Uniti aveva scelto la antagonismo, i profitti sulle persone e il rafforzamento militare.

Questo è un testo che rompe il blocco mediatico statunitense, in relazione ai risultati positivi ottenuti dalla Cina e propone argomenti di confronto documentati e attendibili.

Alcune delle tematiche che affronta e comprova sono: gli avvertimenti dalla Cina, il disastro a spirale negli Stati Uniti, un razzismo sistemico negli Stati Uniti, rimarcato con il COVID-19, gli aiuti globali dalla Cina, la corsa per un vaccino e l'escalation della campagna anti-Cina.

 



Lee Siu Hin che è stato oltre mesi in Cina per raccogliere documentazioni, interviste ai dirigenti cinesi e informazioni sul campo, ha descritto anche la situazione proprio a Wuhan, dove, dopo essere stato chiuso a causa del rigido blocco della città di 76 giorni, nel famoso parco acquatico di Maya Beach, si svolse una festa con migliaia di cittadini che avevano così salutato la prima vittoria sul Covid 19. Il parco acquatico fu riaperto nel giugno e anche attualmente la capacità ricettiva dell’area è limitata al 50%, per sicurezza. Ovviamente, quando i media diffusero quelle immagini in occidente, furono bollate come propaganda governativa, ma era invece realtà.

Invece avrebbero dovuto porsi e porre la domanda com’era riuscita la Cina a contrastare il COVID-19 in così poco tempo? E oggi si può affermare senza dubbi di smentita: per sette ragioni chiave: efficienza, scienza, coordinamento, impegno, unità popolare, cooperazione e leadership adeguata.

Quando il coronavirus ha colpito la Cina, l'intero paese è entrato in modalità di stato di guerra e si è unificato con un solo obiettivo assoluto: sconfiggere il COVID-19. 

Dopo il suo successo, la Cina non ha esitato ad aiutare gli altri paesi.

L’attivista cinese ha spiegato quali sono state le scelte specifiche del successo della Cina:

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Quarantena rigorosa

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Test di massa

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Costruzione di ospedali da campo per isolare tutti coloro che avevano sintomi o che avevano avuto contatti con pazienti positivi

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Supporto logistico costante ed efficiente, dall'alto verso il basso, coordinato e centralizzato a livello nazionale da parte del governo

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Responsabilità e responsabilizzazioni personali dei dirigenti e governative

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Coordinamento internazionale e scambio aperto, in particolare collaborando con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, su datti e ricerche

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Completa fiducia nella scienza e degli esperti medici e scientifici

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App per la salute per rintracciare e monitorare tutti velocemente

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Sviluppando e adottando rapidamente nuove tecnologie IT per combattere il virus e ricostruire l'economia

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Sforzi nazionali di emergenza per sviluppare prontamente tecnologia medica per combattere il virus, comprese le analisi della sequenza genica, lo sviluppo di farmaci e vaccini, trattamenti clinici innovativi e l'adozione della medicina tradizionale cinese (MTC)

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Indossare mascherine da subito

"La realtà e i fatti, ha dimostrato che i metodi e i sistemi cinesi hanno funzionato", ha affermato Chen Jianguo, presidente del Tongji Medical College di Wuhan.

 

Questi sono i fatti e ciò che è avvenuto, al di là delle chiacchiere e opinioni personali

Quando il virus è apparso per la prima volta a Wuhan alla fine di dicembre 2019, nessuno sapeva esattamente cosa stesse succedendo. Nel giro di due o tre settimane si diffuse rapidamente in tutta la città a macchia d'olio, cogliendo tutti alla sprovvista, ma il governo intraprese immediatamente azioni forti, annunciando l'emergenza nazionale, ordinando la chiusura totale della città e inviando decine di migliaia di medici a combattere una "guerra popolare" contro il virus. Questa ferma scelta dette i suoi frutti. In meno di tre mesi, la Cina riuscì a contenere e contrastare il virus.

Infatti già il 23 gennaio 2020, la Cina ordinò prontamente e con risolutezza la chiusura di Wuhan, una città di 11 milioni di persone. È stato il più grande blocco della storia della RPC. Due giorni dopo, l'intera provincia di Hubei, che interessò un totale di 45 milioni di persone, chiusa per tre mesi per fermare completamente la diffusione del virus. Il "blocco" significava che ogni residente doveva rimanere completamente al chiuso 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per tre mesi.

Il governo cinese ha riversato in questa battaglia enormi quantità di risorse economiche, attrezzature mediche, decine di migliaia di personale medico, volontari, militari e operai edili a Wuhan e Hubei, per sostenere la "lotta popolare contro il virus".

Entro poche ore dal blocco, un totale di 42.000 medici volontari da tutto il paese arrivarono a sostenere Wuhan e Hubei, di cui 35.000 furono stanziati nella capitale Wuhan, che era l'epicentro dell'epidemia iniziale.

In 10 giorni, 12.000 lavoratori arrivarono per contribuire alla costruzione di due ospedali specializzati da campo per infezioni improvvisati, Huoshenshan e Leishenshan, che poi sarebbero stati in grado di curare decine migliaia di pazienti COVID-19.

L'Esercito di Liberazione del Popolo (ELP ), inviò 340 squadre mediche militari con migliaia di medici militari e squadre logistiche in tutta la provincia di Wuhan e Hubei. Molti erano giovani studenti di medicina militare poco più che ventenni.

Inoltre, durante il blocco a Wuhan, oltre 580.000 volontari della comunità locale furono mobilitati per aiutare i residenti, dato che nessuno poteva uscire a fare la spesa, i consigli di quartiere organizzarono volontari che sono diventati i “risolutori” della comunità, per i compiti quotidiani, aiutare gli anziani, organizzare le consegne di generi alimentari, consegnare medicine alle famiglie o sopperire a richieste particolari dei cittadini.

La maggior parte dei volontari e dei medici aveva meno di 30 anni, la cosiddetta generazione degli anni '90. Nelle interviste molti hanno affermato di voler dimostrare di essere persone coscienti e responsabili. La gente li chiamava "retrogressori", eroi che scelgono di impegnarsi in una zona disastrata e salvare la vita delle persone.

Durante il blocco a Wuhan e nella provincia di Hubei, anche i giovani membri del PCC, su direttiva del partito stesso, furono attivamente coinvolti in prima linea. La metà del personale ospedaliero, i lavoratori in prima linea, i lavoratori portuali, i funzionari doganali e i volontari di tutto il paese erano membri del partito di età inferiore ai 30 anni. 

In quei tre mesi, 29,77 milioni di membri e funzionari di partito lavorarono in prima linea in tutto il paese. Di essi, 2.337 restarono infettati dal virus e 396 di loro hanno sacrificato le loro vite. Anche i dipendenti pubblici si comportarono in modo responsabile guadagnandosi la fiducia delle persone.