Covid: l'Italia torna alla normalità a fine giugno?

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Covid: l'Italia torna alla normalità a fine giugno?

Con il picco dei contagi della cosiddetta terza ondata Covid ormai superato e la campagna vaccinazioni che dovrebbe subire una forte accelerata così come reiteratamente annunciato dal governo Draghi, si inizia a ragionare sull’orizzonte temporale che ci divide dal ritorno alla normalità. 

Alcuni paesi hanno fissato date significative per la propria storia come il 4 luglio negli USA o il 14 luglio in Francia. E l’Italia?

Secondo il Data Room del Corriere della Sera, l’Italia potrà ripartire quando “il numero dei decessi rispetto alle persone contagiate sarà paragonabile a quello dell’influenza stagionale”, come riporta TPI

La giornalista Milena Gabanelli afferma in base ai calcoli effettuati con un modello matematico dal ricercatore Matteo Villa dell’Istituto per gli Studi di politica Internazionale (Ispi), “se Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson rispettano i termini di consegna, se le ombre su AstraZeneca si dissolvono in via definitiva e se il piano del Commissario Figliuolo procede rapidamente passando dalle 130mila dosi di metà marzo alle 300mila di fine aprile, si potrà ripartire il 25 di giugno“.

Quindi se le multinazionali del farmaco rispettano gli accordi stipulati in sede europea, spiega Gabanelli, “si può pensare a una ripartenza il 25 di giugno se si continua a fare quello che è stato fatto finora, vale a dire somministrando il vaccino non solo agli over 80, ma anche a fasce di età non molto a rischio, tramite l’immunizzazione dei lavoratori esposti”.

La chiave per il ritorno alla normalità sarebbe però il tasso di letalità e non la tanto acclamata immunità di gregge. Spiega TPI: “Il calcolo dell’Ispi non si basa sul raggiungimento dell’immunità di gregge, ma sull’abbassamento del tasso di letalità, che varia a seconda delle fasce di età. Oggi è pari all’1,15 per cento: deve arrivare allo 0,01. Per farlo bisognerebbe tenere in considerazione, appunto, le variazioni per fasce di età e insistere su quelle su cui il virus ha un effetto più letale. Tra la categoria degli 80-89enni – che in Italia sono circa 3,6 milioni – l’8 marzo, con 990mila vaccinati, il tasso di moralità era pari al 7,3 per cento. Oggi, a due settimane dalla somministrazione della prima dose, è pari al 5,3 per cento.

Ma nella fascia di età che va dai 30 ai 49 anni anche tramite la campagna vaccinale il tasso di letalità non è diminuito, perché si partiva da livelli già bassi: dallo 0,05 per cento nella categoria dei 30-39enni e dallo 0,09 per cento nella fascia 40-49. Nella fascia che va dai 50 ai 79 anni il tasso di letalità è rimasto stabile intorno al 2,9 per cento perché le vaccinazioni hanno riguardato poche persone appartenenti a questa categoria. Nella fascia di età degli over 90 il tasso di mortalità è passato invece dal 12,8 all’8,2 per cento”.

Tornerà dopo un anno mezzo circa dallo scoppio conclamato della pandemia la tanto agognata normalità in un paese ormai allo stremo?

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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