"E' troppo russo". Il Parlamento ucraino vuole cambiare il nome alla Georgia

"E' troppo russo". Il Parlamento ucraino vuole cambiare il nome alla Georgia

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico


Il nome della Georgia è troppo russo, l’Ucraina intende cambiarlo. Lo scorso 26 maggio è stato registrato al Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada, il disegno di legge per la ridenominazione. Mass media, corrispondenza e comunicazioni pubbliche o ufficiali si riferiranno alla Georgia e al suo popolo con i nomi storici di Sakartvelo e Kartveli, in lingua georgiana.

"Sakartvelo è il "paese di Kartveli", da Kartli, una delle principali regioni di questo Stato. Di conseguenza, il popolo georgiano (georgiani) dovrebbe essere chiamato Kartveli. Pertanto, "Sakartvelo" è considerato il vero nome storico del Paese "Georgia" (Gruzija in ucraino, NdR), che non ha potuto mantenere e diffondere nel mondo, in particolare a causa della forte influenza sovietica (russa), dove anche i nomi dei Paesi erano russificati", informano i deputati del popolo.

Un nome imperiale

La proposta è stata presentata da parlamentari dei partiti “Servo del Popolo”, "Solidarietà Europea", "Golos" e "Batkivschyna". La necessità di epurare dal linguaggio comune il termine ucraino Gruzija, utilizzato normalmente nel Paese, è connessa al processo di derussificazione, ovvero alla guerra che le autorità di Kiev hanno ingaggiato contro la cultura russa dal 2014, per conto della NATO.  

"L'Ucraina, che è un soggetto separato del diritto internazionale e che storicamente costruisce relazioni amichevoli con la Georgia e che, soprattutto durante l'aggressione russa, si libera di tutto ciò che è russificato e delle manifestazioni della politica coloniale, dovrebbe iniziare a usare il nome storico Sakartvelo", si legge nella bozza riportata in un tweet di NEXTA.

La Georgia viene chiamata "Gruzija" in circa 20 Paesi per lo più post-sovietici, tra cui l'Ucraina. Secondo i legislatori, siccome questo nome viene utilizzato anche in Russia allora "è un nome imperiale” e la stessa traduzione in ucraino è “il risultato della traduzione dal russo".

Sul caso è intervenuto l’ex primo ministro ucraino Nikolai Azarov sul suo canale Telegram con un commento tranchant: “La follia peggiora…”.


La lotta contro l’impero russo

E’ necessario osservare il caso dal punto di vista delle autorità di Kiev, secondo le quali la battaglia contro il termine “Gruzija” è solo un momento della più grande guerra di decolonizzazione dall’impero russo, la derussificazione. Occorrerà a questo punto ricordare che l’impero russo è crollato definitivamente nel 1917 con la Rivoluzione bolscevica. L’irreversibilità della sua fine è stata firmata con il sangue dello zar e della sua famiglia, sterminati nel 1918 ad Ekaterininburg.

I legislatori parlano di politica coloniale della Russia in epoca sovietica, senza menzionare che l’URSS dal 1953 al 1982 è stata in mano a due leader ucraini: Nikita Chruš?ëv e Leonid Breznev. In 74 anni di vita questa terribile dittatura, che avrebbe soffocato ogni anelito di indipendenza di Ucraina e Georgia, per 29 anni è stata guidata proprio da ucraini. Manco a dirlo, per i primi trent’anni il timone è stato nelle mani di un georgiano: Stalin. Georgiano era anche Laurentij Berija, capo dell’NKVD, la polizia segreta staliniana, braccio destro di Stalin assieme a Chruš?ëv (e da questi probabilmente liquidato per la successione).

Se il cosiddetto “mondo libero” considera l’URSS una dittatura, allora bisognerà ricordare che ucraini e georgiani sono stati ai vertici del “regime” per quasi tutta la sua durata. Alla luce di queste evidenze storiche, caratterizzare il periodo sovietico come impero russo appare come una demenziale mistificazione.


La derussificazione

E’ dunque più logico ipotizzare che la derussificazione non sia una reazione al colonialismo russo, ma una conseguenza dell’imperialismo USA e delle politiche di allargamento verso EST dei confini NATO. Per dividere in maniera irreversibile il popolo ucraino da quello russo una guerra non è sufficiente: è necessario cancellare la comune identità linguistico-culturale, è necessario rimuovere la comune memoria storica e unità spirituale. Le statue di Pushkin e i libri di Bulgakov vengono distrutti per la stessa ragione: epurare l’elemento russo dall’identità ucraina. Allo stesso modo l’idioma russo diventa la lingua degli occupanti e per ciò viene proposta una legge per cambiare nome alla Georgia.

Per avere la misura di questa assurdità, basta guardare ai processi di decolonizzazione: nessun Paese americano o africano ha vietato la lingua, la religione o la letteratura degli ex- dominatori, la maggior parte ha mantenuto lo stesso nome. La stessa America continua a chiamarsì così in omaggio ad un europeo, Vespucci. La liberazione non passa per la distruzione ma per l’integrazione delle culture dei popoli. Piuttosto la storia ci ha insegnato che dove si distruggono le culture e si cancella la memoria lì c’è l’imperialismo occidentale.  


I nomi della Georgia

Il nome latino di Georgia è stato per la prima volta menzionato nel 1320 dC nel mappa mundo del cartografo genovese Pietro Vesconte. Questa denominazione è diffusa nella maggior parte dei Paesi occidentali, mentre nel Caucaso la Georgia si chiama Sakartvelo. Nel mondo islamico è usato “Gurijstan” e in Armenia “Vrastan”. Gruzija è il nome nelle lingue slave, anche se è  utilizzato anche da alcuni Paesi non slavi. Recentemente Giappone, Israele e Corea del Sud hanno abbandonato questa  denominazione per quella latina. Nel 2019, invece, la Lituania ha adottato il nome georgiano Sakartvelo. E’ l’unico Paese in UE e nella NATO ad aver optato così.   


La situazione in Georgia

Questa querrelle avviene in un momento di tensione in Georgia, un Paese sospeso tra un presidente fortemente europeista e un governo che tenta politiche di distensione con Mosca. Agli inizi di maggio la decisione di revocare del regime di visti tra Russia e Georgia e ripristinare diretti ha portato a manifestazioni di piazza che hanno avuto una larga eco in Europa. L’UE ha condannato questi provvedimenti, intimando Tblisi ad allinearsi alla politica estera di Bruxelles, se intende entrare nella famiglia europea. In precedenza era stato preso d’assalto il parlamento contro una legge sull’istituzione del registro degli agenti esteri, costringendo le autorità ad una marcia indietro. All’interno di questo quadro la mossa dei parlamentari ucraini sembra fare da sponda ai settori filo-occidentali della Georgia.

 

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