Egemonia (17). Il tradimento delle classi dirigenti europee - Elena Basile

Egemonia (17). Il tradimento delle classi dirigenti europee - Elena Basile

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di Alessandro Bianchi


Quali aggettivi utilizzare per descrivere i governanti del cosiddetto occidente collettivo dopo che hanno deciso di far rientrare nel loro "sistema di regole" anche lo sfidare apertamente la sicurezza di una potenza nucleare? Che termini utilizzare per inquadrare coloro che stanno dirigendo interi popoli verso l'Armaggedon? In un articolo magistrale, Caitline Johnsone scriveva ieri come le classi dominanti in Occidente - e chi gestisce la loro narrazione distopica - hanno costruito un sistema che fa passare per pazzi coloro denunciano e non si piegano alla follia dei nostri tempi. "All'ombra di un impero che si dedica a farti impazzire e a farti credere di essere pazzo, spesso tutto ciò di cui hai bisogno è qualcuno che ti dia la sicurezza di sostenere le tue convinzioni e di chiamare le stronzate per quello che sono", chiosava.

All'ombra di un impero che si dedica a farci impazzire, abbiamo bisogno di avanguardie che sappiano indicare percorsi di risveglio. Ed è proprio quello che l'Ambasciatrice Elena Basile, autrice per Papaer First di “l’Occidente e il nemico permanente”, sta brillantemente portando avanti con coraggio, professionalità e competenza.

Per "Egemonia" abbiamo avuto il grande onore di tornare a dialogare con lei per comprendere meglio i tempi che viviamo.


L'INTERVISTA


Nel suo libro “l’Occidente e il nemico permanente” edito da Paper First, Lei ha il grande merito di individuare con estrema chiarezza le ipocrisie del mondo che si autodefinisce democratico. Quale è stata la scintilla che le ha fatto decidere di scriverlo e quanto peso ha il regime mediatico dominante nell’avallare e coprire le guerre dell’occidente?

Pur essendomi dedicata da tempo alla scrittura di libri di letteratura, passione che ho coltivato anche negli anni in cui ero in servizio alla Farnesina, quando tre case editrici mi hanno chiesto un libro di politica internazionale ho compreso che in un momento cosí cruciale della storia umana, mentre in occidente si discetta di armi nucleari e di come utilizzarle, era mio dovere intervenire e scrivere un libro che demistificasse la propaganda della NATO strombazzata su tutti i media dominanti. Ho voluto dare un piccolo contributo, memore delle belle persone che ho incontrato e che militano nei movimenti del dissenso


Nell’analizzare il conflitto ucraino Lei riporta i lavori di importanti studiosi statunitensi - John Mearshmeir e Jeffrey Sachs su tutti – che mostrano come negli Stati Uniti esista realmente una consapevolezza di come il conflitto ucraino stia oltrepassando tutte le linee rosse della Russia. Perché queste posizioni non hanno nessun peso politico nei due partiti dominanti?

Purtroppo la politica estera statunitense è nelle mani dei neoconservatori che esistono trasversalmente nei due partiti repubblicano e democratico. La ex assistant secretary Nuland che decideva i membri del governo ucraino è un esponente emblematico del Blob. La CIA ha ormai prevalso sul Dipartimento di Stato e il Pentagono ed è sotto l’influenza delle oligarchie finanziarie, delle armi e dell’energia che hanno tutto da guadagnare dalle guerre.



Un punto secondo me nevralgico del suo libro e in generale dell’evoluzione dell’occidente verso l’abisso attuale - che Lei ha il merito di individuare con precisione e chiarezza - è proprio il dibattito emerso nel 1997 con il noto diplomatico statunitense Kennan che in un articolo apparso nel 1997 sul New York Times, prefigurava esattamente lo scenario che si stava delineando oggi con la crisi ucraina. Dal contenimento, di cui lui era il padre, allo scontro aperto con la vittoria della visione dei noeconn a Washington. Con le azioni di bombardamento dei radar di Allarme Strategico Precoce situati negli Oblast di Krasnodar e di Orenburg avvenute questo maggio non crede che siamo andati oltre il peggior scenario immaginato da Kennan?

Si, sono saltata sulla sedia quando sono venuta a conoscenza di questa azione temeraria. Sfidiamo la Russia dimostrandole che potremmo impedirle di accorgersi di un primo strike nucleare? Siamo arrivati a questo punto nel 2024 con l’assenso dei democratici, dei liberali, dei moderati, dei democristiani e dei socialisti. E’ spaventoso.


Ambasciatrice lei cita spesso il pensiero del noto diplomatico Sergio Romano che non aveva dubbi sul fatto che Nato andasse sciolta una volta esaurito il suo scopo storico con la fine del Patto di Varsavia. La sua evoluzione con i trattati di Lisbona e Washington e i bombardamenti di Belgrado del 1999 che cosa l’hanno resa esattamente? E che cosa rischia il nostro paese nel farne parte oggi?

Sergio Romano aveva compreso che la burocrazia della NATO dopo il dissolvimento del patto di Varsavia era rimasta orfana e cercava di preservare il proprio ruolo, potere e poltrona, inventando un nuovo nemico la Russia, non più rivale ideologico e potente, ma potenza nucleare in ginocchio, ricca di materie prime. I moniti di Romano non sono stati ascoltati. Abbiamo fabbricato il nuovo nemico. E la NATO è divenuta una alleanza militare offensiva con un raggio di azione non più limitato all’Europa, praticamente il braccio armato della politica neoconservatrice Statunitense. Purtroppo non credo all’Italia sia oggi permesso di abbandonare la NATO. Bisognerebbe scegliere un perorso alternativo insieme ai partners dell’Europa continentale e mediterranea.


Nel suo trascorso all’Osce come giudicherebbe l’atteggiamento della Russia nella ricerca di una reale sicurezza collettiva europea?

Mosca ha cercato diverse volte, l’ultima con la proposta di Medvedev nel 2010 di casa comune europea, di contribuire alla costruzione di una architettura di sicurezza europea sulla base dei principi di Helsinki ripresi dalla carta di Parigi dell’OSCE. Gli americani e la nuova Europa polacca, baltica e scandinava hanno sabotato ogni tentativo di mediazione per rafforzare la sicurezza comune europea da contrapporre a quella collettiva della NATO.


Nel marzo del 2022 è noto come ad Instabul le delegazioni russe e ucraine avessero trovato un accordo sulla base degli accordi di Minsk e della neutralità ucraina. Il no anglosassone e i noti fatti di Bucha hanno reso tutto impossibile. Lei che ha avuto modo di conoscere la leadership europea da dentro, quale spiegazione si è data del suicidio totale (pianificato da Washington) del continente esemplificato dalla distruzione dei Nord Stream? 

Purtroppo le classi dirigenti europee hanno tradito gli interessi dei popoli che dovrebbero rappresentare. La guerra per procura in Ucraina contro la Russia porta numerosi benefici agli USA, nessuno agli europei. Recessione, inflazione e instabilità della frontiera orientale europea non sono certo premi per il servilismo atlantico delle nostre leaderships. Dopo il 2014, con l’accelerazione degli eventi, colpo di stato a piazza Maidan, annessione della Crimea, guerra economica, la potenza egemone non ha permesso alcun tipo di dialettica, i Paesi europei dovevano allinearsi.


Nulla più della letteratura e dell’arte possono aiutare a comprendere le crisi storiche. Il capolavoro i “Sonnambuli” di Clarke, che lei ama citare, descriveva alla perfezione la classe dirigente europea precipitata nel primo conflitto mondiale. Quali altri libri consiglierebbe per comprendere il sonno che ci attanaglia oggi?

Ho scritto 6 libri di narrativa contando il prossimo: una raccolta di racconti ambientati nella capitale belga. Frammenti di Bruxelles edito da Sandro Teti. Racconti civili di critica ai mosaici brussellesi, istituzioni europee, vita di Ambasciate, socialismo europeo, ma anche ritratti umani e di atmosfere di una città che amo e nella quale vivo parte dell’anno. Anche Un Insolito Trio era un romanzo civile, la storia di tre diplomatici con la Farnesina da sfondo, una descrizione ironica della burocrazia ministeriale. In Famiglia è il romanzo a me più caro. Ve ne sono altri tre precedenti, basta guardare il sito. Sarei felice se fossero letti e criticati. E’ l’unica cosa che chiedo a chi mi segue per le mie idee sulla politica internazionale. La letteratura può veicolare un pensiero con maggiore profondità di un saggio. Nel libro l’Occidente e il nemico permanente cito Aldous Huxley e Stefan Zweig


Un’ultima domanda personale. Quale è stata, se c’è stata, la scintilla finale che le ha fatto decidere di dimettersi dalla carriera diplomatica e iniziare a scrivere sul Fatto Quotidiano come Ipazia?

E’ stato un processo graduale che ha avuto nello scoppio della guerra in Ucraina il suo momento culminante. Nel romanzo “Un Insolito Trio” che non è autobiografico riporto tuttavia molte impressioni e sentimenti che mi hanno portato a rinunciare a una lauta retribuzione e ad un incarico relativo alle Nazioni Unite presso la Direzione Affari Politici.


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