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Eleonora Forenza replica: “Accusata di terrorismo da Kiev perché antifascista e solidale con il Donbass. L'UE si vergogni”

 

Il fatto che una parlamentare chieda e si impegni ufficialmente per il riconoscimento delle Repubbliche del Donbass parlando esplicitamente del carattere contrario ai valori dell'antifascismo del regime di Kiev crea di certo qualche ulteriore elemento di nervosismo

 

Intervista di Maurizio Vezzosi per L'Antidiplomatico


Dopo l'intervista rilasciata all'Antidiplomatico alla vigilia della sua partenza per il Donbass Eleonora Forenza replica all'accusa di terrorismo ed alla richiesta di estradizione inviata dal Ministero degli Esteri ucraino al governo italiano in seguito alla sua partecipazione alla carovana di solidarietà con la popolazione del Donbass promossa dalla Banda Bassotti.



 

Le ricette del Fondo Monetario Internazionale sembrano avere delle controindicazioni che spesso finiscono per comportare isteria, manie ossessive, autolesionismo, delirio, tendenze suicide ed allucinazioni: in effetti il governo ucraino da qualche tempo sostiene di vedere terroristi ovunque. Si aspettava di venire considerata una terrorista anche lei, peraltro insieme ad un gruppo di musicisti?

 

No, non me l'aspettavo. Chiedere addirittura l'estradizione per processarci per terrorismo denota un atteggiamento allucinante, d'altro canto in linea con quello che è il regime di Kiev.

 

Oltre agli effetti collaterali delle terapie prescritte dal Fondo Monetario Internazionale, perché la sua visita – e quella degli altri solidali – ha prodotto l'ennesima crisi isterica del governo ucraino?

 

La presenza di una parlamentare europea ha dato una connotazione ulteriore a quello che storicamente il progetto della Carovana Antifascista ha prodotto, ed ha rotto un tabù. Il fatto che una parlamentare chieda e si impegni ufficialmente per il riconoscimento delle Repubbliche del Donbass parlando esplicitamente del carattere contrario ai valori dell'antifascismo del regime di Kiev crea di certo qualche ulteriore elemento di nervosismo.

 

Come giudica la posizione della Farnesina sulla richiesta di estradizione ricevuta dal Ministero degli Esteri ucraino?

 

L'atteggiamento della Farnesina ha permesso che uscisse una nota della portavoce del Ministro degli Esteri di Kiev in cui si faceva riferimento ad una dichiarazione del governo italiano che ha precisato che io mi trovavo in Donbass a titolo personale e che la visita di decine di cittadini italiani in Donbass non avrebbe compromesso l'amicizia tra Roma e Kiev.

Di fronte al fatto che decine di cittadini italiani ed una parlamentare europea vengano fatti oggetto di una richiesta di estradizione per terrorismo, la Farnesina avrebbe dovuto esplicitarne e stigmatizzarne l'assurdità in maniera netta. Mi auguro, comunque che i vaneggiamenti del governo di Kiev non abbiano nessun tipo di risonanza presso il governo italiano.

 

Cosa dirà ai colleghi europei ed italiani rispetto all'accaduto?

 

Al Parlamento Europeo, promuovendo la petizione per il riconoscimento delle Repubbliche Popolari, dirò che in Donbass è in corso una battaglia con una chiara connotazione antifascista, che non può essere riassorbita in altre categorie come “filorussi” o “filoPutin”. Quella è una battaglia antifascista, con un elemento di autodeterminazione che va assolutamente rispettato diversamente da quello che è successo fino ad ora.

Credo che sia necessario continuare a denunciare la complicità dell'Unione Europea con il regime di Kiev: una complicità che si è esplicitata in più passaggi, come ad esempio quando Poroshenko ha partecipato in videoconferenza ad una seduta del Parlamento Europeo. In quell'occasione io ed altri deputati del mio gruppo avevamo abbandonato la sala.

Bisogna ribadire la legittimità di quelle popolazione a decidere per la propria autodeterminazione, e della battaglia antifascista che andrebbe sostenuta attraverso il riconoscimento delle Repubbliche Popolari.

Pochi giorni fa in Italia abbiamo festeggiato il 25 Aprile. Il PD, di cui è espressione è espressione l'Alto Rappresentante per la Politica Estera Federica Mogherini, a Milano ha promosso un corteo che esaltava il “patriottismo europeo” come surrogato dell'antifascismo.

Se i “patrioti d'Europa” non hanno come loro valore fondamentale l'antifascismo, diventa possibile per Federica Mogherini non rappresenti un problema che il regime di Kiev abbia tra i suoi ranghi delle componenti apertamente neonaziste. Credo che questo dica molto di quello che è attualmente l'Unione Europea.

 

Che bilancio può fare della sua visita in Donbass?

 

La gente non faceva che ripetere “Dite la verità, dite la verità”. Abbiamo visto una manifestazione del 1 Maggio assolutamente partecipata a livello popolare, che i media di Kiev hanno assurdamente raccontato come il risultato di una costrizione sotto la minaccia delle armi.

Questa carovana per me è stata una esperienza straordinaria in cui ho imparato moltissimo: voglio ringraziare la Banda Bassotti per aver costruito tutto questo.

Questa Carovana è stata come un ponte: un ponte che prima non c'era e che adesso è stato materialmente costruito. Abbiamo consegnato medicine e giocattoli. Abbiamo incontrato sindacati, partiti, donne e uomini che vivono quotidianamente la vicinanza con il fronte. La nostra è stata una solidarietà attiva , concreta e antifascista.

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