Gaza, l'attacco all'ospedale Al-Ahli cambia drasticamente lo scenario di guerra in Medio Oriente

Gaza, l'attacco all'ospedale Al-Ahli cambia drasticamente lo scenario di guerra in Medio Oriente

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di Eros Rossi Fomin.

Il bombardamento dell'ospedale battista di Al-Ahli cambia drasticamente lo scenario di guerra in Medio Oriente.

È dal 7 ottobre (non certo l'inizio della guerra, che in verità dura dal '47, ma l'inizio di una controffensiva palestinese) che il mondo, perlomeno occidentale, ha tolto i riflettori dal conflitto in Ucraina, costretta a focalizzarsi su Israele. Vuoi perché la guerra alle porte della Russia si sta sempre più dimostrando un epocale fallimento dell'occidente, vuoi perché l'obiettivo strategico degli americani è combattere contro altri nemici – forse un poco più deboli della Russia, prima di puntare (di nuovo) a questa.

Ma se il 7 ottobre ha tutto sommato soddisfatto i piani israeliani nel poter avere il via libera all'occupazione di Gaza, non si può dire altrettanto – almeno non in toto – dei fatti avvenuti il 17 ottobre.

Per comprendere a pieno come e perché il mondo si muoverà a seguito di questo avvenimento, è necessario aver chiaro cosa sia successo appunto il 17 ottobre.

Chi è il colpevole?

È di primaria importanza metter in chiaro chi è che ha bombardato l'ospedale battista di Al-Ahli. Se in occidente i media mainstream si sono affrettati ad incolpare i "terroristi di Hamas" persino di questo eccidio autolesionista, il resto del mondo non ha esitato a puntare il dito per ovvie ragioni contro la parte israeliana.

Ma parliamo dei dati che abbiamo fino ad ora:

1) Il suono coincide con il vettore JDAM di fabbricazione USA, che usa Israele. Assolutamente non con un razzo PIJ. L'impatto invece coincide con quello di un MK-84, anch'esso di fabbricazione americana.

Il MK-84 è una bomba a caduta libera, mentre il JDAM permette di guidare tale missile.

È da aggiungere che i missili JDAM colpiscono gli obiettivi con una precisione che permette un margine di errore di pochissimi metri, e Gaza non possiede alcuna difesa antimissilistica ed antiaerea; non ha alcun Iron Dome che possa deviare o neutralizzare i missili.

(https://www.infowars.com/posts/cover-up-israel-deletes-video-they-claimed-showed-islamic-jihad-rocket-hit-hospital-sound-analysis-suggests-israel-used-powerful-jdam-missile/)

2) Hamas non ha mai usato missili così potenti e costosi capaci di abbattere edifici con 1000 persone (perché non ne ha o perché li tiene da parte per chissà quale momento futuro). I missili usati da Hamas sono capaci di abbattere in linea di massime mura, vetri, e mezzi di trasporto; nel caso colpiscano in pieno parti strutturali ovviamente l'edificio, se dalle dimensioni contenute, crolla. Spesso i missili in questione non presentano neanche cariche rilevanti, puntando a far danno con l'impatto "di peso" o semplicemente a saturare il sistema di difesa Iron Dome – che per ogni missile rudimentale da qualche centinaio di dollari è costretto ad usargli contro un missile da 15.000 dollari.

3) Israele ha già attaccato dal 7 al 15 ottobre (non si dispongono per ora di dati più aggiornati) ben 111 strutture sanitarie. L'unica differenza è che l'ospedale Al Ahli è più grande e di conseguenza ha portato con sé molte più vittime, attirando i riflettori mediatici.

(Tweet della World Heath Organization:

https://twitter.com/WHOoPt/status/1713652055858974991?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1713652055858974991%7Ctwgr%5Ebd0386105f8017584bdc5483291f12c98e821188%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fd-34974286101840593421.ampproject.net%2F2309290141000%2Fframe.html)

Non solo. Lo stesso ospedale Al Ahli è stato già attaccato da Israele il 14 ottobre, come denunciato dal sito dell'organizzazione cristiana che lo gestisce. In quel caso, "per fortuna", Israele usò un missile piuttosto contenuto, danneggiando "solo" il reparto di diagnostica per i tumori e le mammografie, ferendo 4 infermieri.

(https://afedj.org/ahli-hospital-struck-by-rocket-fire/)

4) Il portavoce digitale governativo nominato da Netanyahu posta vittoriosamente su X – per poi cancellare appena la notizia sul numero enorme delle vittime si sparge – il compiuto bombardamento dell'ospedale cristiano perché ospitava miliziani di Hamas (che in verità, ricordiamo, non conta solo soldati ma anche volontari medici...)

(Fact check su X: https://twitter.com/HananyaNaftali/status/1714346975326330957?t=P6s2Y-pVeeGWW9ujKffdJg&s=19,

https://t.me/ClashReport/14313)

Netanyahu stesso pochi minuti prima del gesto criminale ha postato su X (per poi eliminarlo nello stesso momento in cui è stato eliminato l'altro) che questa è una battaglia tra "the children of light and the children of darkness".

5) Il video sparso su vari social filoisraeliani (lanciato anche dalla pagina di Israele ufficiale per poi essere cancellato perché palesemente fake) che dovrebbe provare la colpevolezza di Hamas in verità è stato filmato nel 2022. Banalmente, inoltre, nel video si nota che c'è luce nei palazzi di Gaza. Ma attualmente Gaza è senza elettricità.

(https://misbar.com/en/factcheck/2023/10/17/this-video-does-not-show-a-hamas-missile-that-targeted-the-al-ahli-hospital-in-gaza,

Fact check su X: https://twitter.com/HananyaNaftali/status/1714366541553102959?t=P6s2Y-pVeeGWW9ujKffdJg&s=19,

https://t.me/BellumActaNews/106930)

Il portavoce digitale (https://www.hnaftali.com/) di Netanyahu ha tentato di sistemare l'ennesima figuraccia postando un video filmato in diretta da Al Jazeera, che dimostra in verità l'esatto opposto rispetto alla tesi del propagandista Naftali.

(https://www.aljazeera.com/news/2023/10/20/what-have-open-source-videos-revealed-about-the-gaza-hospital-explosion,

https://youtu.be/yyNLvL_8SeY?si=CfRCuQywWpI7lmRY)

6) Come ennesima arrampicata sugli specchi Israele ha ufficialmente rilasciato un presunto leak di un audio tra due miliziani di Hamas che parlano (ammettendo evidentemente la involontaria colpevolezza) riguardo all'attacco sull'ospedale.

Molteplici arabi su internet hanno tuttavia liquidato sin da subito il goffo tentativo propagandistico, in quanto si riconosce l'accento israeliano di almeno uno dei due interlocutori.

(https://t.me/LebUpdate/32287)

Tra i tanti, persino il canale britannico (certamente non di parte) Channel 4, contattando degli esperti è giunto alla conclusione che i due interlocutori, specialmente uno, non è assolutamente madrelingua araba, sbagliando persino la sintassi in certe frasi e esprimendo una tonalità della voce tipica di uno che sta leggendo un copione

7) Una presunta giornalista di Al Jazeera – media qatarino distante da Israele e quindi ritenuto affidabile da parte della popolazione araba –, dopo ore dalla strage, si è affrettata ad affermare di aver visto con i propri occhi il missile di Hamas che ha perso quota per poi abbattersi sull'ospedale. Subito è stata rilanciata dai media israeliani e occidentali.

Peccato che Farida Khan, dopo la smentita da parte di Al Jazeera su qualunque legame con la tizia, ha cancellato l'account X su cui faceva propaganda. Evidentemente è una persona inventata dall'IDF.

(https://x.com/AlJazeera/status/1714388205900894623?s=20)

Palese sia stato Hamas, no?

Le volontà di Israele e le implicazioni mondiali

Avendo messo in chiaro che sia stato Israele a compiere la strage contro i 1.000 palestinesi rifugiati e in cura nell'ospedale, resta da chiedersi se dietro a questo gesto ci sia stata una certa volontà nell'alzare l'asticella dell'escalation.

Compiere stragi simili non fa che ricordarci infatti i crimini commessi dall'Ucraina per infiammare gli animi – o uccidendo tramite attentati terroristici giornalisti e filosofi (e figlie di filosofi) o attaccando in casa la Russia, o dando la colpa a quest'ultima di certi eccidi, come quello di Bucha, dell'ospedale pediatrico e del teatro di Mariupol.

E seppure dietro a questi Paesi ci siano i fili dei burattinai d'oltreoceano, è da dire che a volte si prendono la libertà di agire secondo i propri metodi e i propri piani, volendo costringere i propri finanziatori a continuare il conflitto.

D'altronde non è un segreto che Netanyahu abbia esplicitamente affermato nel 2001 che "l'obiettivo principale è di colpirli tutti, non una volta, ma diverse volte, così dolorosamente che il loro prezzo sia inaccettabile"; alla domanda "ma così il mondo dirà di nuovo che siamo gli aggressori", rispose chiaramente: "possono dire quello che vogliono", "specialmente oggi, con gli Usa... lo so come sono... l'America è qualcosa che puoi manovrare facilmente e far muovere nella giusta direzione. E anche se dicessero qualcosa, e allora? L'80% degli americani ci supporta [lo stesso]. Guarda, non ho avuto paura nel manovrare [il governo Clinton], non ho avuto timore nel confrontarmi con Clinton, non ho avuto paura di andare contro l'ONU; cos'è successo con gli accordi di Oslo – gli accordi che sono stati ratificati dal parlamento? Mi è stato chiesto (...) 'li rispetterai'? Io ho detto 'sì (...)'; [poi] ho dato un'interpretazione agli accordi tutta mia in modo tale da non esser costretto a tornare ai confini del '67".

(https://www.huffpost.com/entry/netanyahu-in-2001-america_n_649427?ncid=,

https://twitter.com/trtworld/status/1397981427522699268)

Non dimentichiamoci poi come nel 1967 Israele attaccò l'USS Liberty – in acque internazionali davanti al Sinai (Egitto) – durante la guerra dei sei giorni, sparando persino sulle scialuppe di salvataggio e provocando 34 morti e 171 feriti. Gli Usa in quel conflitto rimasero il più possibile neutrali, per via della portata del conflitto e le ripercussioni che aveva l'oscillamento dei prezzi dei barili.

Molti si chiederanno come faccia lo Stato israeliano ad essere arrogante tanto quanto è piccolo, ma la dimensione in geopolitica in certi casi non conta. Israele è, citando molti, "il baluardo occidentale contro l'oriente (barbaro)". Dopo il dramma dell'olocausto, la popolazione ebraica che ha vissuto per secoli in occidente è stata utilizzata dai strateghi occidentali, da fondamentalisti religiosi di stampo sionista, e poveri sognatori di una Patria per un popolo perennemente perseguitato per creare un avamposto occidentale in Medio Oriente. Senza il protettorato britannico e l'arbitrio unilaterale della corona inglese, non ci sarebbe stato alcuno Stato etnonazionalista e teocratico chiamato "Israele", ma, al massimo, delle comunità di rifugiati di religione ebraica ben accolti dalla popolazione palestinese – come d'altronde già erano gli ebrei locali, mai andanti in conflitto con i musulmani.

Israele sa di avere le spalle coperte qualunque cosa faccia, sia per via del suo arsenale atomico, sia perché è ben cosciente della propria importanza strategica in mezzo a quella che Borrell chiamerebbe una "giungla".

Non tutti i Paesi occidentali sono colonie statunitensi nella stessa misura: così come Israele, anche la prima potenza talassocratica al mondo, il Regno unito, e la seconda potenza militare della Nato, la Turchia, hanno un certo margine di manovra autonomo, così come lo avevano fino a poco tempo fa la potenza colonialista francese (che sta perdendo pezzi) e la potenza industriale e commerciale tedesca (che con gli avvenimenti del conflitto in Ucraina ha perso la supremazia).

È stato già scritto molto, e forse ci sarebbe da scrivere ancora, sulle dinamiche interne al blocco occidentale, ma non è questo l'obiettivo dell'articolo.

È però fondamentale capire come questo gesto criminale contro l'ospedale non sia stato casualmente fatto il giorno prima della visita di Biden in Israele. Anzi, il giorno prima della visita di Biden con Israele, Giordania, Palestina ed Egitto, che proprio per via dell'eccidio dell'ospedale è stato cancellato, rendendo il viaggio del pseudo-presidente americano una mera ratifica del sostegno statunitense al regime sionista – dato che altra scelta non aveva.

Gli analisti del Pentagono e dei think tank governativi hanno senza mezzi termini invitato Israele ad evitare un assalto via terra alla striscia di Gaza, non tanto per la potenziale strage (ci mancherebbe pure: sono americani) in quella prigione a cielo aperto che conta 2,2 milioni di persone addensate nelle favelas più popolose al mondo, ma per via di problemi strategici, in quanto in un contesto urbano di quelle dimensioni, e con rovine dovute a bombardamenti così massicci (ricordiamo: 6.000 missili in 6 giorni su 365km² di terra, quando la Russia ne ha usati 2.645 in 1 anno e 7 mesi su un Paese da 494.975km² di superficie), Hamas, seppure con mezzi molto più rudimentali, potrebbe sconfiggere persino l'esercito israeliano, che è tra i più potenti al mondo; questo perché in un contesto di guerriglia urbana e tra le rovine possono davvero poco i mezzi pesanti e l'esercito regolare, abituato a combattimenti di natura diversa. Hamas è, secondo l'unico esperto di sociologia del terrorismo in Italia Alessandro Orsini, l'esercito più potente al mondo in guerriglia urbana (https://www.iltempo.it/personaggi/2023/10/18/news/alessando-orsini-e-sempre-cartabianca-joe-biden-israele-bianca-berlinguer-hamas-37242006/) – nota mia, forse comparabile solo ai ceceni e ai talebani e ora, probabilmente, ai russi, grazie all'esperienza a Bakhmut, Mariupol ed altre città con scenari simili.

Israele dopo il 7 ottobre, è evidente, ha accolto a braccia aperte il pretesto per poter attaccare e annettere una volta per tutte Gaza, ma l'alluvione imprevista provocata da qualche Divinità biblica e le direttive degli Stati uniti hanno ridimensionato i piani israeliani limitandoli ai bombardamenti a tappeto.

Hamas, che ha rapito 250 coloni e turisti in prossimità di Gaza per avere un ricatto con cui non esser bombardati, ha abbassato pian piano la cresta quando ha iniziato a capire che a Israele, detto chiaramente, non interessava del fato degli ostaggi (persino ospiti in tv italiane hanno ammesso la propria posizione, come ha fatto l'ex capo dei servizi israeliani Shin Bet, Jacob Perry, intervistato da Quarta repubblica su rete 4, che ha affermato: "Elimineremo Hamas con o senza i nostri ostaggi. Li elimineremo anche a costo di perderli (gli ostaggi israeliani). Elimineremo la striscia di Gaza. Niente acqua, niente elettricità, niente."). Prima Hamas, dato che i bombardamenti continuavano, ha promesso che ucciderà, tramite esecuzione in diretta su internet, un prigioniero di guerra per ogni bombardamento israeliano su obiettivi civili (https://www.aljazeera.com/news/2023/10/10/hamas-says-will-kill-hostages-if-israeli-attacks-on-gaza-civilians-continue), poi, avendo Israele continuato a bombardare lo stesso i civili e avendo Hamas sicuramente capito che uccidere gli ostaggi sarebbe stata un'arma mediatica a doppio taglio (alla fine non ne è stato ucciso neanche uno per mano di Hamas, ma anzi ne sono morti 23 per via degli indistinti bombardamenti israeliani), i nostri cari "terroristi islamici al pari dell'isis" hanno di fatto alzato bandiera bianca dichiarando di esser disposti a rilasciare tutti gli ostaggi se solo Israele finisse di bombardarli (https://www.ndtv.com/world-news/israel-gaza-war-palestine-aistrikes-hamas-ready-to-release-all-hostages-if-israel-stops-bombing-gaza-nbc-news-gaza-hospital-attack-4491505).

A questo punto la palla è in mano solo ed esclusivamente ad Israele, dato che Hamas ha fallito nel proprio debole ma ammirabile intento di connettere l'enclave di Gaza con la Cisgiordania, rifiutandosi inoltre di chiedere l'aiuto di Hezbollah e del resto dell'Asse della Resistenza – che avrebbe senza dubbio messo in forte difficoltà l'esercito israeliano. Tuttavia questi hanno messo in chiaro che, in caso di invasione di terra da parte di Israele e in caso di pericolo per Hamas, sarebbero intervenuti.

Questo è evidentemente un altro fattore che sta costringendo Israele a posticipare di continuo l'invasione di Gaza – anche se i bombardamenti sembrano non cessare mai.

Qual è stato dunque l'intento dietro l'uccisione dei 1.000 palestinesi nell'indifeso ospedale?

Va innanzitutto detto che l'opinione pubblica, specialmente in occidente, essendo culturalmente molto incentrata sul presente e non avendo orizzonte di veduta né verso l'analisi del passato né verso una pianificazione del futuro, si scandalizza solo ed esclusivamente quando avvengono grossi attacchi in una volta sola. Non si riesce a vedere il piano di pulizia etnica israeliano, perché dura da 70 anni, con quotidiani crimini di guerra dei coloni e dell'IDF contro i nativi palestinesi che farebbero inorridire chiunque; case distrutte o occupate, campi bruciati, oliveti sradicati, pozzi d'acqua cementificati, popolazioni intere asserragliate dietro checkpoint militari senza aver libertà di spostarsi nel proprio piccolo Paese, elettricità razionata, acqua data col contagocce e spesso imbevibile, fanno molto ma molto meno notizia rispetto a 5.000 razzi fatti nello scantinato che finiscono per il 90% distrutti dall'Iron dome ma lanciati tutti in una volta sola. Così come fa più notizia l'intervento russo a difesa dei propri cittadini e della propria Nazione rispetto a 8 anni di apartheid e assimilazione forzata, così come fa più notizia un ospedale che crolla rispetto a migliaia di morti per il cancro e altre malattie che, se solo ci fossero più fondi pubblici diretti alla sanit,à potrebbero essere trattati meglio o persino curati.

Colpire con un gesto simile un ospedale e provocare tra le 1.100 e 1.200 vittime ha fatto agitare gli animi in quello che stava diventando un conflitto ormai andato a favore di Hamas – nonostante tutti i morti – in quanto Israele non aveva né la possibilità di invaderli come voleva, né di smantellare Hamas, che anzi ora è più sostenuto che mai.

Fino ad ora, sia grazie alla codardia dei regnanti che agli accordi di Abramo spinti da Trump, Marocco, Giordania e UAE si erano apertamente schierati con Israele – fregandosene dei propri popoli molto vicini alla causa palestinese.

Persino dopo il 7 ottobre e la risposta squilibrata di Israele i vari regnanti avevano implicitamente dato sostegno ad Israele, con la Giordania che è finita addirittura con una mano a sparare ai manifestanti filopalestinesi e con l'altra dare il proprio aeroporto all'esercito statunitense per portare supporto all'alleato sionista.

Dopo il 17 ottobre – per ora solo retoricamente, ma niente non è – lo scenario è drasticamente cambiato, con Giordania, Egitto e Libano che parlano senza mezzi termini di Israele che sta costringendo questi Paesi ad intervenire a sostegno dei palestinesi inermi.

Tutti i piani degli Usa nel cercare di normalizzare i rapporti tra Israele e gli Stati islamici (perlomeno quelli più addomesticabili) stanno andando in fumo, e sempre più Paesi un tempo stretti alleati di Washington (si pensi all'Arabia saudita, che fino a 2 anni fa sarebbe stato impensabile vederla com'è allineata ora) si stanno allontanando dall'Asse occidentale, preferendo aderire al mondo multipolare.

I regnanti dispotici dei vari Paesi arabi e islamici sanno che sostenere Israele dopo questi fatti sta diventando sempre più difficile, in quanto rischierebbero seriamente di subire golpe militari o vere e proprie rivoluzioni popolari. Persino il Pakistan, che ha a potere una cricca di golpisti messa lì dagli Usa dopo aver fatto imprigionare il legittimo presidente Imran Khan, si è ora schierato contro Israele. I despoti sparsi per il mondo – forse occidente escluso – sanno che in caso di rivolte popolari, nonostante tutto il denaro e l'oro che riceveranno dai padroni d'oltreoceano, nessuno verrà a salvarli. Gli Usa non sono più capaci di aiutare tutte le colonie come sapeva fare un tempo, e dall'Afghanistan in poi – anzi, forse già dalla guerra in Siria – sta diventando sempre più evidente. Quelli che non si adeguano coi tempi non saranno perdonati dalla storia e dal proprio popolo.

L'intento di Israele è dunque chiaro: accelerare il conflitto in Medio Oriente e sviluppare le contraddizioni esistenti, in quanto l'alternativa è il rafforzamento fuori controllo di Hamas (Hamas, lo ricordiamo, è favorito anche in Cisgiordania, dove i moderati di Fatah non vogliono indire nuove elezioni dal 2005 per paura appunto di perderle; sulla questione riguardo al sostegno indiretto di Netanyahu ad Hamas invece c'è molto da dire, ma è comunque chiaro che la questione gli sia sfuggita di mano e i piani di strumentalizzazione stanno andando a rotoli).

Gli Usa ora sono costretti a spostare le proprie forze dall'Ucraina ad Israele. Già migliaia di mercenari occidentali sono stati rilocalizzati in Israele, e nelle prossime settimane sicuramente i numeri aumenteranno (https://en.topwar.ru/227828-ukrainskie-istochniki-soobschajut-ob-otezde-iz-strany-bolee-dvuh-tysjach-izrailskih-voennyh-specialistov.html).

Gli Usa è da anni, e non è un segreto, che ambiscono a trovare un pretesto per attaccare l'Iran. Le rivolte colorate (rivoluzione è un termine esagerato per questi golpe impopolari) non sono riuscite ad attecchire in Iran, così come d'altronde non stanno più funzionando in alcun Paese in cui sono state provate: Venezuela, Bolivia, Nicaragua, Cuba, Bielorussia, Russia e Cina (Hong Kong in particolare).

L'omicidio vergognoso e contro tutte le regole internazionali compiuto dall'amministrazione Trump contro Soleimani – uno dei più grandi eroi che ha contribuito alla sconfitta dell'isis – era senza ombra di dubbio un tentativo disperato da parte degli Usa nello spingere la teocrazia persiana nel rispondere violentemente, così da poter avere un pretesto per attaccarla seriamente. Tentativo fallito grazie al sangue freddo e la pazienza dei vertici dell'Iran. Israele dal canto suo negli ultimi anni ha provato almeno un centinaio di volte a manomettere strutture sensibili iraniane, rischiando persino la catastrofe nucleare – anche lì, andando oltre all'obiettivo di boicottarle, col tentativo di ricevere una risposta strumentalizzabile.

Stiamo quindi parlando di un blocco, quello occidentale, disposto seriamente a finire con il bottone atomico, pur di continuare ad aggrapparsi, scivolando, sul proprio trono in cima al mondo intero.

Israele, essendo una potenza nucleare, com'è ovvio che sia opterebbe all'opzione più tragica se si trovasse con le spalle al muro – così come lo farebbe qualunque Paese, sia chiaro. Il punto è: qual è la linea rossa per Israele? Sembra infatti che sia disposta ad utilizzare l'atomica già solo per la presenza degli Ayatollah in Iran o per la messa in discussione delle proprie occupazioni extraterritoriali in Palestina (si intende Palestina del '67, riconosciuta internazionalmente da tutti, a parte l'occidente; se contiamo la Palestina reale ed originale, la situazione è ancor più tragica).

Nel caso venisse messo in ballo l'Iran con un'invasione da parte delle potenze della Nato, che molto probabilmente come proprio segreto di Pulcinella possiede anch'esso testate atomiche (non si sa quante), gli Usa si ritroverebbero a combattere verosimilmente anche contro Cina e (di nuovo) Russia, oltre a tutti i Paesi arabi ed islamici che si stanno, come dei pezzi domino, schierando contro Israele – e di mezzo c'è la Turchia, che è un Paese Nato non poco influente e che potrebbe costringere di fatto gli Usa ad abbassare i toni.

Nel migliore dei casi gli Usa, non sentendosi in grado di poter sostenere una guerra mondiale in quel campo di battaglia contro tre potenze nucleari tutte nello stesso momento, opterebbero per far tornare Israele ai confini del '67 e forse persino smantellare lo Stato intero – non sentendosi i coloni più sicuri come un tempo ed essendo le spese di mantenimento e di difesa troppo dispendiose.

Il tempo scorre e il momento della rivelazione è sempre più vicino. Dopotutto lo stravagante profeta ultranazionalista russo Zhirinovskij – le cui previsioni sono state tutte straordinariamente azzeccate – disse 19 anni fa che "tra 20 anni si saprà se Israele continuerà ad esistere o meno".

Vedremo chi resterà nei libri di storia e chi vivrà ancora nelle cartine geografiche.

 

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