IL 29 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE. Facciamo vedere che il vento fischia ancora

Uniti contro il governo Meloni, contro le leggi repressive (ddl 1660), contro l’aumento della spesa militare, contro i tagli alla spesa pubblica e sociale, per l’aumento di salari e pensioni.

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IL 29 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE. Facciamo vedere che il vento fischia ancora

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di Roberto Gabriele - Forum dei Comunisti 

Il 29 novembre saremo in piazza, in tutte le piazze in cui si manifesta contro il governo Meloni e la sua politica antisociale, la riduzione del potere d'acquisto di salari e pensioni, l'aumento delle spese militari, il disegno di legge liberticida 1660 pensato per impedire le lotte.

A scioperare e scendere in piazza saranno CGIL, UIL e la maggior parte dei sindacati di base, CUB, ADL, Cobas e altri ancora che hanno saputo cogliere l'occasione per creare le condizioni di una grande risposta di massa e far capire al governo che il vento fischia ancora. I Confederali - tranne la CISL che da tempo si va configurando come sindacato della destra e non aderisce allo sciopero - hanno capito che se continuasse l’andazzo degli anni passati verrebbe sancita la loro inutilità e la loro possibile scomparsa come strumento di difesa contrattuale. Per questo hanno deciso lo sciopero generale: il governo Meloni, ad esempio, ha varato la legge di bilancio senza consultarli e accettando di incontrarli solo a giochi fatti. Questa volta la sfida è stata raccolta e anche rilanciata, stando almeno alle dichiarazioni del segretario della CGIL Landini, che ha parlato di una situazione da rivolta sociale.

Ora però, aldilà delle storie pregresse, che però non vanno archiviate, si tratta di vedere il dato oggettivo: l'importanza della mobilitazione contro un governo che attacca i lavoratori con la politica di bilancio, mette miliardi per aumentare la spesa militare invece dei fondi per la sanità, sottoscrive un contratto, quello del Pubblico Impiego, con la firma della sola CISL quando c’è invece in piena evidenza la necessità di un vero recupero stipendiale (17% dell'inflazione invece del 6% proposto dal governo).

Per combattere questa battaglia però bisogna avere la forza necessaria a raggiungere l'obiettivo e questo non è alla portata di esigue minoranze. Ci vuole una mobilitazione di massa capace di incidere sui rapporti di forza. Per questo in piazza devono scendere tutti, anche i giovani, gli studenti, i disoccupati, gli antifascisti.

Lo spirito di un nuovo luglio '60 deve riportare l'Italia fuori dalle logiche che stanno prevalendo in politica economica, nelle scelte antioperaie e nelle leggi repressive che le accompagnano.

Aldilà dunque dei punti rivendicativi, che pure rivestono un’importanza fondamentale e vanno mantenuti saldi, scendere in piazza con la piena autonomia delle posizioni di classe e partecipare allo sciopero generale rappresenta un punto di forza nello scontro con il governo Meloni e questo deve essere tenuto presente da chi ancora tentenna e fa questioni di bandiera, dimostrando un'assoluta miopia politica.

Lo sciopero generale non è però che un punto di partenza di una fase che deve trovare la sua articolazione nei rinnovi (adeguati) dei contratti di lavoro e nella definizione di una piattaforma rivendicativa che comprenda il salario minimo, il reddito di cittadinanza, l'adeguamento automatico di salari e pensioni al costo della vita, il rifiuto dell’aumento delle spese per armamenti. Portiamo in piazza queste  parole d’ordine per iniziare una lunga marcia.

 

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