Il debito ucraino e le fauci della finanza occidentale

Il debito ucraino e le fauci della finanza occidentale

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All’inizio dell’invasione russa l’Ucraina si trovava già in una situazione economica molto complicata: nel 2021 i pagamenti del debito estero avevano già raggiunto la soglia del 30-40% del budget economico annuale del paese, arrivando il debito statale e i debiti garantiti dallo stato a quota 97,9 miliari di dollari, compreso un debito estero di 57,2 miliardi di dollari (quasi il 50% del Prodotto Interno Lordo). Vero è che Kiev non detiene il primato del debito estero, se si paragonano i numeri ucraini con quelli di altri paesi dell’Europa dell’Est, e tanto meno se lo si fa con l’Europa occidentale e con casi come quello dell’Italia o della Grecia.

Le finanze ucraine sono state scosse dalla pandemia, ma, nonostante tutti i problemi cronici di Kiev degli ultimi anni, nulla è paragonabile al colpo ricevuto dai conti ucraini con l'attacco cominciato il 24 febbraio. 

Si è certamente discusso molto del modo in cui USA ed Europa occidentale  avrebbero dovuto sostenere Kiev dal punto di vista finanziario: cancellando all’Ucraina parte del debito estero e applicando una moratoria sul pagamento del debito e dei suoi interessi. Questa sembrava dover essere la scelta logica per USA ed Europa occidentale: tuttavia, nessuno si è affrettato a fare alcuna concessione all’Ucraina.

Solo lo scorso luglio è apparso un piano per regolare la questione del debito ucraino:

È paradossale, pur essendo un fatto oggettivo, che una discussione di un possibile rinvio della scadenza dei pagamenti del debito estero sia stata affrontata dopo cinque mesi di guerra: forse i “partner stranieri” dell'Ucraina avevano già messo una croce su Kiev cercando di  ottenere dei risultati dai precedenti crediti offerti?

Dall’inizio del 2022 l’Ucraina è riuscita a pagare in tutto 1,5 miliardi di dollari ai creditori stranieri in condizioni di estrema crisi e mancanza di liquidità causata dalla guerra. Ma cosa ha ottenuto Kiev dalla sospensione dei crediti coordinata? L’11 agosto  è stato reso noto che il gruppo di fondi di investimento - come Blackrock Inc. Fidelity International, Amia Capital e Gemsstock Ltd - al quale si deve circa  il 75% del debito estero di Kiev, ha concordato di bloccare i pagamenti in buoni e in capitale per l’Ucraina per un totale di 19,6 miliardi di dollari fino alla fine del 2023.

Il 14 settembre l’Ucraina ha inoltre firmato un memorandum per chiedere di bloccare i pagamenti dei debiti verso i paesi del G7: la cifra sarebbe di 3 miliardi di dollari e la scadenza del periodo di congelamento quella della fine del 2023.

Tre miliardi di dollari sono una cifra contenuta: in effetti, il congelamento dei fondi di investimento americani riguarda invece la considerevole cifra di 20 miliardi di dollari, tuttavia, come si è potuto leggere sul Financial Times, gli analisti di Dragon Capital a Kiev hanno calcolato che la sospensione temporanea dei pagamenti porterà alle casse ucraine un risparmio di circa 6 miliardi di dollari.  Per avere un metro di paragone si può considerare che quest’anno Kiev ha già aumentato la sua spesa militare fino a 8,3 miliardi di dollari, per un solo anno di azioni militari. Ma quanto durerà ancora la guerra? Senza considerare oltretutto i danni economici dovuti alla paralisi centinaia di aziende. 9 miliardi di crediti americani ed europei risparmiati sono una cifra ridicola, considerate tutte le perdite ucraine che già ammontano a centinaia di miliardi.

Ma il problema maggiore rimane comunque quello delle scadenze. Il rinvio, su cui hanno trovato un accordo i creditori americani ed europei, durerà solo fino alla fine del 2023, dando a Kiev poco più di un anno di tempo in più.

Con la ristrutturazione del debito portata avanti nel 2015 dall’ex ministro delle finanze dell’Ucraina Natalya Jaresko, Kiev era riuscita a posticipare il pagamento di 19 miliardi di dollari, previsti nel corso degli anni 2015-2023: il pagamento di buona parte di questa cifra  - 15,5 miliardi di dollari - erano stati infatti spostati al periodo 2019-2027. La cifra rimanente - 3,8 miliardi - sarebbe stata ristrutturata con una formula che avrebbe permesso all’Ucraina di pagare il proprio debito in relazione alla percentuale della propria crescita economica.

Si pensi a queste condizioni paradossali: un anno e mezzo di proroga del pagamento del debito estero in una condizione di guerra totale ed una dilatata da quattro a sette anni per in una condizione di conflitto interno a bassa intensità! Si dovrebbe dunque pensare ad un possibile ritorno di Natalya Jaresko al posto dell’attuale Ministro delle Finanze scelto da Vladimir Zelensky?

Comunque, la cosa sarebbe di poco aiuto, visto che molti investitori americani ed europei non credono più in Kiev come nel 2015. È un dubbio ragionevole pensare che gli USA e l’Unione Europea abbiano abbandonato l’Ucraina. Giustificare questa conclusione non è difficile: ad esempio, il Fondo Monetario Internazionale non si è ancora espresso sulla richiesta ucraina di rivedere le scadenze dei suoi debiti, nonostante una buona fetta dei crediti del FMI consista nelle risorse finanziarie di Stati Uniti ed Europa occidentale, e le azioni del Fondo Monetario Internazionale siano un importante indice della fiducia da parte dei creditori privati, come il fondo Blackrock.

Gli attuali crediti del Fondo Monetario Internazionale bastano esattamente per permettere a Kiev di restituire i vecchi debiti allo stesso FMI. Questo sostegno all’Ucraina sembra strano: già nel 2024 i fondi di investimento occidentali trarranno infatti di nuovo profitto dal sostegno offerto all'Ucraina ed alle condizioni a questa imposte.

Il 19 settembre Vladimir Zelensky ha incontrato in videoconferenza il direttore del fondo Blackrock, Larry Fink, con il quale ha discusso del come attirare investimenti per la ricostruzione dell’Ucraina. Probabilmente, il costo della sospensione dei pagamenti consisterà in condizioni esclusive per le attività di BlackRock in Ucraina.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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