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Immagini esclusive TheGrayZone in un tribunale britannico. Così hanno ridotto Julian Assange

 

di Max Blumenthal* – 29 maggio 2020

Thegrayzone (traduzione di G. Volpe per ZNETITALY)
 

Fotografie scattate di nascosto all’interno di un’aula giudiziaria britannica e fornite a The Grayzone mostrano un Julian Assange confinato in una gabbia di vetro e impossibilitato a comunicare con i suoi avvocati.


Fotografie scattate all’interno del Tribunale Reale di Woolwich, a Londra, e fornite in esclusiva a The Grayzone evidenziano le misure antidemocratiche imposte dallo stato di polizia britannico all’incarcerato editore di WikiLeaks Julian Assange.


Riprese durante le udienze per l’estradizione di Assange, che hanno avuto luogo tra il 24 e il 28 febbraio, le immagini evidenziano il confinamento cui è stato assoggettato Assange nonché il deterioramento fisico che ha subito da quando è stato arrestato nell’aprile del 2019 e imprigionato in un carcere di massima sicurezza.


Il 26 febbraio la giudice Vanessa Baraitser ha promesso di ritenere colpevole di oltraggio alla core chiunque scatti fotografie. Tuttavia un osservatore aveva scattato diverse foto prima dell’ammonimento della giudice.


Anonymous Scandinavia, un gruppo di sostenitori di Assange con sede in Svezia, ha fornito le foto a The Grayzone al fine di denunciare quella che considerano la repressione statale di un giornalista d’inchiesta.


Le immagini mostrano Assange confinato in una gabbia di vetro, fisicamente separato dalla sua squadra legale e non in grado di seguire il proprio processo.


Per tutte le udienze Assange ha contestato il suo isolamento, lamentando alla giudice Baraitser: “Sono tanto partecipe di queste procedure quanto sono a Wimbledon. Non posso comunicare con i miei avvocati o chiedere loro chiarimenti”. Ha detto alla sua squadra legale di non essere in grado di sentire dall’interno della gabbia di vetro.


Di seguito si può vedere un apparentemente demoralizzato Assange guardare attraverso i pannelli di vetro antiproiettile due dei suoi avvocati, Stella Morris e Baltazar Garzon.

In un’accorata testimonianza in video diffusa questo aprile la Morris ha rivelato di essere la madre dei due figli piccoli di Assange.
 

Per tutto il 2017 la Morris è stata spiata da una società spagnola di sicurezza apparentemente assunta dalla CIA attraverso la Las Vegas Sands del mega donatore Repubblicano Sheldon Adelson. A un certo punto il direttore della società ha ordinato a un dipendente di rubare un pannolino di uno dei figli della Morris in un tentativo di confrontare il suo DNA con quello di Assange.


“Sapevo che i poteri che sono contro Julian sono feroci e che non c’erano limiti a essi”, ha commentato la Morris dopo aver appreso della campagna di sorveglianza. “Ed è per questo che sento di dovere [rivelarmi come madre dei figli di Assange]. Perché ho compiuto così tanti passi per così tanti anni e sento che la vita di Julian potrebbe star arrivando al termine”.

 

“La prolungata esposizione a tortura psicologica” prosegue in tribunale


Dalla sua fondazione nel 2010 WikiLeaks ha pubblicato miniere di documenti che denunciano i crimini di guerra, le interferenze e la corruzione degli Stati Uniti in tutto il globo. Dopo la diffusione di migliaia di dispacci classificati del Dipartimento di Stato forniti dalla talpa militare Chelsea Manning, il vicepresidente Joseph Biden ha denunciato Assange come un “terrorista dell’alta tecnologia”.


Nell’aprile del 2017 l’allora direttore della CIA Mike Pompeo ha etichettato WikiLeaks un’”agenzia spionistica ostile straniera”, denigrando Assange come un “ciarlatano” in un discorso che ha telegrafato la malvagia campagna di Washington contro l’editore.


In quel dicembre procuratori federali statunitensi hanno depositato un rinvio a giudizio accusando Assange di 17 capi di violazione della Legge sullo Spionaggio. Oggi egli rischia 175 anni in un carcere statunitense.


Nils Melzer, lo speciale relatore delle Nazioni Unite sulla tortura, ha avvertito che, se estradato, “Assange sarebbe esposto al reale rischio di gravi violazioni dei suoi diritti umani, compresa la sua libertà di espressione, il suo diritto a un giusto processo e del divieto della tortura e di altri trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti”.


Melzer è stato scosso dai tratti che ha osservato dopo aver incontrato Assange nel maggio del 2019. In un rapporto pubblicato dall’Ufficio dell’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, l’esperto ha segnalato, “in aggiunta a disturbi fisici, il signor Assange ha mostrato tutti i sintomi tipici della prolungata esposizione a torture psicologiche, compresi stress estremo, ansia cronica e intenso trauma psicologico”.


La foto di seguito mostra un Assange visibilmente disorientato con un tetro pallore e uno sguardo privo di espressione.



 

Gabbie giudiziarie nella storia


Anche se Assange non è mai stato condannato per un reato e non ha precedenti di comportamenti violenti, la sua gabbia è stata più restrittiva di quella riservata a Adolf Eichmann quando il burocrate nazista di vertice fu sottoposto a processo a Gerusalemme nel 1961. Diversamente da Assange, Eichmann fu in grado di comunicare liberamente con il suo legale e di ascoltare una traduzione dal vivo del suo processo.



Nel corso del suo processo a Mosca per corruzione nel 2005 l’oligarca russo Mikhail Khodokovskj fu analogamente tenuto in una gabbia. Dopo una contestazione formale del confinamento da parte del suo socio in affari e coimputato, Platon Lebedev, che aveva affermato che la gabbia costituiva una violazione del diritto alla presunzione d’innocenza, la Corte Europea dei Diritti Umani sentenziò che i due erano assoggettati a “condizioni disumane e degradanti nel tribunale”.




 

Quando il primo leader democraticamente eletto dell’Egitto, Mohamed Morsi, crollò e morì in una gabbia insonorizzata in un tribunale, sei anni dopo essere stato deposto nel 2013 da un colpo di stato militare, i media occidentali e organizzazioni per i diritti umani , tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, esplosero in un coro di condanna.



 

Questi stessi gruppi per i diritti hanno detto poco riguardo alle restrizioni draconiane imposte dallo stato di polizia britannico ad Assange nel corso delle sue intere udienze per l’estradizione. Ma la loro reticenza può essere scusata in base al fatto che immagini chiare del suo isolamento non autorizzato in tribunale non sono state pubblicamente disponibili fino a oggi.

 

Rimandata l’udienza di Assange e prorogato l’isolamento


Il carcere ‘super-massimo’ di Belmarsh dove Assange è detenuto è considerato come la versione britannica della struttura statunitense di Guantanamo. A parte Assange, il carcere ospita scagnozzi della mafia, membri di al-Qaeda e sicari neofascisti come Tommy Robinson. Circa il 20 per cento dei detenuti di Belmarsh è costituito da assassini e due terzi hanno commesso un crimine violento.


117 professionisti autorizzati della medicina di tutto il mondo hanno scritto ai governi britannico e australiano per condannare “la tortura di Assange”, “la negazione del suo diritto fondamentale a un’assistenza sanitaria appropriata”, “il clima di paura che circonda le cure sanitarie che gli sono praticate” e “le violazioni del suo diritto alla confidenzialità medico-paziente”.


Dopo la lettera aperta dei medici, Belmarsh è diventato un sito di contagio del COVID-19. Come ha scritto il giornalista Matt Kennard, un rapporto del 2007 dell’Ispettore Capo delle Carceri del Regno Unito ha rilevato che “il controllo dell’infezione è stato inadeguato” nella struttura di detenzione.


Anziché concedere ad Assange un permesso medico temporaneo, tuttavia, la giudice Baraitser ha rinviato di quattro mesi il suo processo per estradizione, facendolo di nuovo scomparire dall’occhio del pubblico.


“In vent’anni di lavoro con vittime di guerra, violenze e persecuzioni politiche”, ha detto Melzer dell’ONU a proposito del trattamento del fondatore di WikiLeaks, “non ho mai visto un gruppo di stati democratici darsi manforte per isolare, demonizzare e maltrattare deliberatamente un singolo individuo per così tanto tempo e con così poco riguardo per la dignità umano e il primato della legge”.


Quando Assange tornerà in tribunale il prossimo settembre, la gabbia di vetro sarà lì ad attenderlo.


*Max Blumenthal è un giornalista premiato e autore di diversi libri, tra cui i bestseller Republican Gomorrah, Goliath, The Fifty One Day War, e The Management fo Savagery. Ha prodotto articoli a stampa per una serie di pubblicazioni, molti servizi video e numerosi documentari, tra cui Killing Gaza. Blumenthal ha fondato The Grayzone nel 2015 per gettare una luce giornalistica sulla condizione di perpetua guerra degli Stati Uniti e sulle sue pericolose ripercussioni nazionali.

 

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