Intervista all'eurodeputata Clare Daly: "A Bruxelles non si lavora per la pace in Ucraina"

Intervista all'eurodeputata Clare Daly: "A Bruxelles non si lavora per la pace in Ucraina"

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Come l’AntiDiplomatico abbiamo avuto modo, nei mesi precedenti, di rilanciare alcuni interventi dell’eurodeputata irlandese Clare Daly, apprtenente al gruppo GUE/NGL. Nonostante non abbia mai nascosto di denunciare come “aggressione” e “grave violazione del diritto internazionale” l’intervento russo in Ucraina, la Daly ha posto l'attenzione sulle responsabilità storiche della Nato e dell’Unione Europea, nell’aver “abbaiato” alle frontiere russe, per usare la nota espressione di Papa Francesco.

Tutto questo l’hanno resa un’eretica da silenziare. Nell’epoca della censura selettiva, come l’AntiDiplomatico abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistarla.

 

L'Intervista

 

Onorevole Daly, il Parlamento europeo - e le istituzioni europee più in generale - stanno lavorando realmente per la pace in Ucraina o il loro agire sta facilitando l'ulteriore escalation in corso?

Purtroppo è oggi valida principalmente quest'ultima considerazione. La dichiarazione del mese scorso di Josep Borrell al Parlamento - "Vogliamo che [la guerra] finisca il prima possibile, ma non in tutti i modi" - riflette l'umore generale. Piuttosto che volere la pace il prima possibile per fermare lo spargimento di sangue, c'è un'opinione predominante secondo cui "la Russia deve perdere". Lo abbiamo visto e ascoltato nelle audizioni delle commissioni e nelle risoluzioni parlamentari. Porre tale condizione per mettere fine alla guerra, nelle condizioni attuali, significa semplicemente escludere la possibilità di raggiungere la pace a breve e medio termine. Di recente, i governi di Germania, Francia e Italia hanno dato indicazioni di essere interessati a trovare una via d'uscita dalla guerra che permetta alla Russia di preservare la faccia. La risposta della stampa di Bruxelles è stata di metterli alla berlina per codardia.

 

In alcuni dei suoi discorsi più recenti al Parlamento europeo, Lei ha definito le autorità ucraine "fantoccio" di altre potenze. Come può mai essere raggiunta la pace se, ad esempio, gli Stati Uniti si dimostrano palesemente favorevoli a prolungare il conflitto?

Dobbiamo essere sempre attenti con l’utilizzo dei termini. Non per colpa dei cittadini comuni ucraini, il loro paese è stato strumentalizzato dalle grandi potenze in uno scontro geopolitico. L'Ucraina e la sua politica estera sono state utilizzate dagli Stati Uniti per prendere di mira la Russia. Mosca ha risposto in modo illegale e sproporzionato. Ora c'è una guerra per procura su vasta scala. Poco dopo l'invasione, Hillary Clinton ha dichiarato esplicitamente quella che è probabilmente la strategia statunitense: fare in Ucraina quello che era successo in Afghanistan. Una prospettiva che tutte le persone di coscienza dovrebbero trovare ripugnante: l'Afghanistan è stato distrutto da una guerra per procura 40 anni fa e non si è più ripreso. L'amministrazione statunitense potrebbe facilitare la pace se solo cambiasse la sua posizione e sostenesse sinceramente i negoziati. Per quanto improbabile, questo deve essere incoraggiato.

 

In Italia, i media mainstream stanno apertamente sostenendo il neonazismo ucraino, in particolare quello delle milizie Azov. Alcuni di loro si sono spinti fino ad esaltare il loro "eroismo". Quali conseguenze potrebbe avere tutto questo per l'Europa in futuro?

Ovviamente è preoccupante il fatto che gruppi ultranazionalisti in Ucraina - una piccolissima minoranza - abbiano beneficiato di questo conflitto, hanno radicato la loro posizione e ora vengono glorificati come eroi in Occidente - un processo che serve a normalizzare la loro ideologia e ad aiutare il reclutamento. Sebbene la Russia abbia affermato di "denazificare" l'Ucraina come pretesto, è accaduto il contrario. Gli estremisti di tutte le parti si nutrono del conflitto: solo la pace può farli morire di fame. Una preoccupazione più ampia è che l'effetto a lungo termine di questa guerra vedrà armi occidentali pompate in Ucraina e combattenti stranieri che si sono recati in Ucraina, tornare dalla zona di guerra e portare la guerra e la loro ideologia a casa con loro.

 

La NATO ha scelto un confronto aperto con la Russia. In Italia la stragrande maggioranza della popolazione è contraria e non considera Mosca un nemico. Cosa possono fare concretamente i popoli per la pace?

Dobbiamo rilanciare il movimento per la pace e organizzarci su scala internazionale per opporci agli armamenti e all'aggressione. La situazione è ancora più grave ora, mentre ci troviamo di fronte a una crisi climatica: non c'è tempo per un conflitto. Il movimento contro la guerra deve, necessariamente, includere coloro che si oppongono alla guerra in Russia, negli Stati Uniti, in Ucraina e nei paesi del sud del mondo che non sono allineati in questo conflitto.

 

In un discorso che ha riscosso molto successo anche in Italia, rivolgendosi ad un suo collega, chiedeva: "quando mai la NATO ha svolto un ruolo costruttivo nella pace?" Quali sono i rischi più gravi che i paesi membri - soprattutto chi come l'Italia che ha decine di testate nucleari della NATO – corrono nel restare nell’alleanza?

La storia della NATO non conferma certo l'affermazione dei suoi sostenitori che si tratti di "un'alleanza difensiva". Per i primi decenni della sua esistenza, la NATO è stata una delle numerose strutture del dopoguerra progettate per rafforzare l'egemonia statunitense sull'Europa occidentale e per prevenire l'emergere del socialismo, spesso usando metodi violenti. Per quanto riguarda i rischi, l'Italia ovviamente rischia di essere trascinata in una guerra, e tale rischio è più alto oggi per l'escalation tra NATO e Russia. Ma in caso di uno scambio nucleare, è improbabile che l'appartenenza ad alleanze abbia importanza, poiché tutta la vita sulla Terra ne risentirebbe.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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