"La NATO è un tumore all'interno dello Stato turco dal 1952". Intervista a Onur Sinan Güzaltan

"La NATO è un tumore all'interno dello Stato turco dal 1952". Intervista a Onur Sinan Güzaltan

"Come Lenin e Ataturk 100 anni fa sarà anche oggi la cooperazione tra il popolo turco e quello russo a frantumare le ambizioni neo-colonialiste in Eurasia"

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di Fabrizio Verde

 

Il cambio di guardia alla Casa Bianca. Il conflitto in Nagorno-Karabakh che ha rischiato di infiammare il Caucaso. Le manovre in un Mediterraneo orientale sempre più caldo. Le tensioni all’interno della NATO e una Turchia che si allontana dal mondo occidentale in pieno declino in questo mondo multipolare in fieri. 

 

In questa intervista a Onur Sinan Güzaltan, avvocato e giornalista turco, editorialista per il quotidiano Aydinlik dove scrive di questioni internazionali e geopolitica, abbiamo analizzato le principali questioni che animano lo scacchiere internazionale in una fase abbastanza turbolenta e piena di incertezze. 

 

Inoltre abbiamo provato a fare un aggiornamento, dare una sorta di rinfrescata alle valutazioni sulle mosse della Turchia e il suo schieramento internazionale. Spesso infatti le analisi su Ankara appaiono datate o basate su alcuni luoghi comuni duri a morire. 

 

A tal proposito un passaggio di Onur Sinan Güzaltan è molto significativo: «La chiave per conquistare la regione è attraverso l'amicizia turco-russa, come 100 anni fa. La cooperazione tra Lenin e Ataturk, fu capace di infrangere i piani dell'imperialismo nella regione nel dopoguerra. Oggi, la cooperazione tra il popolo turco e quello russo, frantumerà ancora una volta le ambizioni neocolonialiste atlantiche in Eurasia». 



INTERVISTA


 

Come cambia il quadro geopolitico, in particolare nello scenario euroasiatico, con l’elezione alla Casa Bianca del democratico Joe Biden?

 

Siamo adesso in un processo in cui l'egemonia globale degli Stati Uniti sta collassando. Donald Trump ha accettato questo fatto e ha optato per una una politica isolazionista simile alla Dottrina Monroe. E l'affermazione di Biden significa che gli Stati Uniti possono ristabilire la loro egemonia globale... Pertanto, ci si può aspettare un ritorno alla tradizionale politica statunitense sotto l'amministrazione Biden. Prima di valutare ciò che Biden può o non può fare nella nostra regione, dobbiamo ricordare a coloro che vivono con il sogno del Nuovo Ordine Mondiale basato sull'Atlantismo da restaurare, la valutazione fatta ne "Il diciottesimo brumaio di Luigi Bonaparte" di Karl Marx: "Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa."
Il mondo non è lo stesso. Ci sono Stati che si stanno sviluppando e acquisendo forza sia su scala regionale che globale. L'umanità è ora al punto di rottura, non accetterà mai più l'egemonia unipolare degli Stati Uniti. Le reti di cooperazione tra Cina, Russia, Turchia e Iran si stanno rafforzando. Anche tra i tradizionali alleati degli Stati Uniti in Europa, la tendenza è quella ad allontanarsi da Washington. Con il fallimento del colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti in Bolivia, un'altra ondata rivoluzionaria si sta sollevando di nuovo, in America Latina. Per il sistema globale capitalista suonano gli allarmi in tutto il mondo.


Quindi, sembra probabile che i sogni di Biden e dei suoi seguaci termineranno in una “farsa”. Per dirla in parole più solide, tutto indica che l'amministrazione Biden seguirà una politica in Eurasia volta a isolare la Russia, eliminare l'Iran e tenere sotto controllo la Turchia. La migliore risposta dell'Eurasia a queste politiche sarebbe quella di rafforzare l'amicizia turco-russo-iraniana, nata durante il processo di Astana, e allargare la cooperazione ad altre aree diverse dal Medio Oriente, come il Caucaso e il Mediterraneo orientale.
Per fare ciò, è necessario prendere provvedimenti per riconquistare il mondo arabo dalle mani dell'imperialismo, principalmente attraverso l'Egitto. La chiave per conquistare la regione è attraverso l'amicizia turco-russa, come 100 anni fa. La cooperazione tra Lenin e Ataturk, fu capace di infrangere i piani dell'imperialismo nella regione nel dopoguerra. Oggi, la cooperazione tra il popolo turco e quello russo, frantumerà ancora una volta le ambizioni neocolonialiste atlantiche in Eurasia.
La gestione della crisi in Siria, la resa da parte del governo armeno di Pashinyan, sostenuto dall’Occidente, i recenti eventi nel Mediterraneo orientale, sono le conseguenze della cooperazione turco-russa.
Pertanto, Biden ha il blocco massiccio e tosto dell'Eurasia, in piedi accanto a lui.

 


Aumenteranno le pressioni sulla Turchia nel Mediterraneo Orientale da parte della coalizione internazionale che si è creata contro Ankara e la Repubblica di Cipro del Nord?


Contro la Turchia si oppone un grande fronte nel Mediterraneo orientale, composto da Grecia, Greco-Ciprioti, Israele ed Egitto, sostenuto dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti, e finanziato da governi fantoccio come gli Emirati Arabi Uniti. Qui voglio fare una nota a margine nel caso dell'Egitto, perché è un paese che è stato storicamente bersaglio dell'imperialismo e ha nella sua natura fondamenta antimperialiste. Pertanto, è possibile trovare un punto d’incontro tra Ankara e Il Cairo, che sarebbe nel migliore interesse per entrambe le parti.
Sfortunatamente, la Grecia non ha imparato alcuna lezione dalle sue esperienze durante la prima guerra mondiale e oggi, su pressione dell'imperialismo statunitense, compie grandi passi nel Mediterraneo orientale.
Israele, d'altra parte, continua a svolgere il suo ruolo di avamposto militare degli Stati Uniti nella regione. Nonostante questo ampio fronte, la Turchia riesce a mantenere la sua legittima posizione nel Mediterraneo orientale, sostiene la legittima lotta della Repubblica turca di Cipro del Nord e mantiene la linea del fronte in Libia. L'elezione a presidente del pro-Turchia Ersin Tatar e la riapertura di Maras dopo 46 anni sono alcuni degli eventi importanti per la Turchia. È importante notare che la Russia ha cambiato le sue politiche tradizionali su Cipro e ha iniziato a tagliare il suo sostegno ai greco-ciprioti.
La Turchia e la Russia stanno lavorando per una risoluzione comune anche in Libia. È utile menzionare un formato, simile al processo di Astana in Siria. È ora il momento di discutere un meccanismo di risoluzione in Libia tra Ankara e Mosca e Il Cairo, con un formato simile ad Astana. In questo modo sarà sicuramente impedito l'intervento delle forze imperialiste come gli Stati Uniti e la Francia. Dobbiamo menzionare una cosa importante qui, domani verrà sollevata la questione del riconoscimento della TRNC (Repubblica di Cipro del Nord) da parte di Azerbaigian, Pakistan e persino dalla Russia. Pertanto, la Turchia sta gradualmente rafforzando la sua posizione nel Mediterraneo orientale.

 


Ritiene possibile che il nuovo quadro internazionale spinga la Turchia verso Russia e Cina, verso l’Eurasia in luogo del decadente mondo occidentale?


La Turchia è un paese fondato sui valori della difesa dell'antimperialismo e della cooperazione regionale, stabiliti da Mustafa Kemal Ataturk. Ma dopo l'adesione alla NATO nel 1952, il paese si è allontanato dalla sua tradizionale politica estera ed è entrato a far parte dell'Alleanza Atlantica. Nonostante questa situazione, la Turchia ha intrapreso molte azioni in contraddizione con il mondo occidentale, come l'operazione di pace a Cipro del 1974. Tuttavia il vero punto di rottura fu nel 1991, quando il PKK e altre simili organizzazioni terroristiche separatiste furono apertamente sostenute dagli Stati Uniti e dai paesi europei, dopo l'invasione dell'Iraq. Fino al punto a cui siamo arrivati oggi, la Turchia non è solo politicamente ma anche militarmente ed economicamente separata dall'Occidente.
La cooperazione con la Russia in Siria, l'acquisto dei sistemi di difesa S-400, l'accordo sulla centrale nucleare, il progetto TurkStream e la crescente cooperazione economica... Commercio e cooperazione con l'Iran nonostante l'embargo globale, cooperazione in Siria e Iraq, scambi culturali reciproci...
La cooperazione economica tra Turchia e Cina e la posizione neutrale della Turchia sulla questione uigura, ecc. Mettendo insieme tutti questi elementi, avrete una visione della Turchia che si allontana dagli Stati Uniti. Ma questo è un processo a lungo termine.
La Turchia è membro della NATO da quasi 70 anni e la sua struttura è stata modellata in questa direzione quando si tratta della struttura statale, del sistema economico e delle istituzioni... Non è qualcosa che può essere cambiato dall'oggi al domani... Ma gli ultimi eventi dimostrano che la Turchia è su una strada senza dubbio lontana dall'Occidente.
La nazione turca è ben consapevole che è stato stabilito un nuovo mondo e che questo nuovo mondo diventerà un mondo multipolare, e con questo in mente ha già iniziato a fare le sue scelte di conseguenza. È noto a tutti che l'organizzazione terroristica FETO, pedine dei servizi segreti statunitensi, è dietro il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016, in particolare. D'altra parte, è anche noto alle masse che il PKK e organizzazioni terroristiche simili in Siria e in Iraq sono finanziate e armate dagli Stati Uniti. Mentre la Turchia si allontana con fiducia dall'Occidente, ha già aperto una nuova pagina con i paesi eurasiatici e asiatici, in particolare con Russia, Iran e Cina...

 


Si fanno sempre più insistenti voci che vogliono la NATO decisa ad abbandonare la base turca di Incirlik. La Turchia è da tempo ai ferri corti con l’alleanza atlantica e gli USA per l’acquisto del sistema di difesa S-400 prodotto dalla Russia e la conseguente esclusione dal programma F-35. La permanenza turca nella NATO è adesso in dubbio come non mai prima, può avvenire l’uscita di Ankara dalla NATO?

 

La NATO è un tumore all'interno dello Stato turco dal 1952. La NATO era dietro i colpi di Stato reazionari del 1971 e del 1980 ed ha organizzato il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016. I paesi della NATO sostengono apertamente le organizzazioni terroristiche che minacciano l'integrità territoriale e l'indipendenza della Turchia, come il PKK, le YPG e FETO, da molti anni. La maggior parte delle capitali europee sono un rifugio per i membri del PKK. Il leader di FETO Gulen, risiede ancora in Pennsylvania, sotto la protezione del governo degli Stati Uniti.
Oggi, il governo turco è consapevole di questa realtà e sta cercando di cambiare il suo approccio nei confronti della NATO e sta cercando di trovare nuove alternative. Il riavvicinamento della Turchia alla Russia e all'Iran sono i risultati di questa situazione attuale.
La base militare di Incirlik è come un pugnale puntato verso il cuore della Turchia. Quella base è uno dei principali centri operativi imperialisti nella regione. Oggi il governo turco si sta allontanando dall'Occidente, ma le relazioni non sono ancora a un punto di rottura. Un grande gruppo all'interno del governo, sostiene ancora che sarebbe più facile combattere contro la NATO, dall'interno della NATO stessa. Di conseguenza, è probabile che la Turchia intraprenda azioni in base alle azioni della NATO, piuttosto che compiere da sola l'ultimo passo.
Nonostante tutto, la cooperazione turco-russo-iraniana si sta ancora approfondendo. La Turchia agisce in modo indipendente. Se la NATO e i suoi Stati membri non si sentono a proprio agio con questa situazione, saranno loro a fare il primo passo.

 


Nel Caucaso l’Armenia si è arresa. Con la decisiva azione della Russia Yerevan ha firmato l’armistizio. L’Azerbaigian recupererà così molti dei territori persi dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica. Chi esce sconfitto dalla vicenda sono gli USA che volevano la destabilizzazione dell’area? Quale è stato e quale sarà il ruolo della Turchia?

 

Gli sforzi americani per destabilizzare la regione del Caucaso utilizzando l'amministrazione Pashinyan e per minare le relazioni turco-russe e turco-iraniane hanno trovato la loro fine. Gli Stati Uniti sono stati sconfitti insieme a Pashinyan. La cooperazione turco-russa si è realizzata anche nel Caucaso dopo Siria e Libia. Gli Stati Uniti potrebbero infliggere provocazioni etniche alla popolazione turca che vive in Iran, nel prossimo periodo. Pertanto, è certamente necessaria una piattaforma caucasica più ampia che Ankara e Mosca potrebbero creare, e che includa anche Baku e Teheran. Quando ci sarà un governo in Armenia, che non agisca come una pedina dell'imperialismo e rinunci all'occupazione dei territori azerbaigiani, potrebbe anche essere accolto come parte di questa piattaforma più ampia. Oggi vediamo i segni di un nuovo muro caucasico contro l'imperialismo, proprio come hanno fatto 100 anni fa Ataturk e Lenin. La Turchia continuerà sicuramente a sostenere la legittima lotta dell'Azerbaigian. Siamo consapevoli che la Russia non vuole perdere l'Armenia nel suo insieme, mentre tollera le mosse giuste dell'Azerbaigian. E questo è molto comprensibile.
La sconfitta della "pedina di Soros Pashinyan", come affermato dal presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, è un fatto positivo avvenuto nella regione. Sappiamo che la Russia è consapevole di questa situazione e la sostiene implicitamente. È necessario che i governanti turchi, russi e iraniani agiscano in modo da respingere le provocazioni dell'imperialismo, nel prossimo futuro.

 

Gli Stati Uniti d’America hanno imboccato un inevitabile declino. Perdono colpi e influenza in ogni parte del mondo: dall’America Latina, al Mediterraneo fino ad arrivare al Caucaso. L’amministrazione Biden rallenterà o accelererà questo processo?


Il mondo è entrato in un'era multipolare. Gli Stati Uniti e i valori neoliberisti che rappresentano, vanno in frantumi. In nessun modo possiamo tornare al mondo unipolare sotto l'egemonia degli Stati Uniti.
I governanti nordamericani hanno due scelte sul tavolo; o accetteranno la sconfitta, si orienteranno verso una politica più compiacente con il resto del mondo, o cercheranno di ribaltare la sconfitta, che è stata già determinata da fatti concreti. Dalle informazioni che abbiamo, possiamo vedere che Biden ha scelto la seconda strada. Ciò significa che in futuro vedremo Stati Uniti più aggressivi.
Tuttavia, il mondo non è più lo stesso... Nuove alleanze stanno prendendo forma in Asia, Africa e America Latina. I paesi stanno spezzando le catene del neocolonialismo. Un nuovo mondo sta sorgendo. Sarà quindi Biden o qualcun altro a dover affrontare questo fatto prima o poi.

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