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La crisi in Venezuela non è un problema di democrazia, ma di guerra energetica e finanziaria. Smontiamo le fake news.

 


Negli ultimi tre anni, il Venezuela ha usato il suo oro come garanzia per ottenere miliardi di prestiti da istituti di credito internazionali. Tuttavia, gli accordi di scambio sono diventati difficili per il Venezuela nel 2017, dopo che Washington ha vietato alle istituzioni finanziarie statunitensi di finanziare le operazioni dello Stato del Venezuela.

Dal novembre del 2018, infatti, la Banca d'Inghilterra si rifiuta di consegnare il rapporto sull'oro del Venezuela. In particolare, la Bank of England (BoE) si rifiuta di rilasciare circa 550 milioni di dollari in oro di proprietà del Venezuela nel paese rispetto alla richiesta di Caracas per 14 tonnellate di lingotti d'oro. Le partecipazioni nella stessa banca, tra l'altro, sono più che raddoppiate a dicembre (31 tonnellate o circa 1,3 miliardi di dollari), dopo che il Venezuela ha restituito i fondi che aveva preso in prestito da Deutsche Bank AG (DBKGn.DE) attraverso un accordo di finanziamento che utilizza l'oro come garanzia, noto come swap.

La motivazione del rifiuto da parte dei funzionari britannici verte "sull'adozione di misure volte a prevenire il riciclaggio di denaro sporco", come riporta il Times:

"Ci sono preoccupazioni sul fatto che Mr. Maduro possa prendere l'oro, che è di proprietà dello stato, e venderlo per guadagno personale", i rapporti dei media citano fonti anonime.

Il Venezuela, per cercare di aggirare le sanzioni degli USA aveva cercato di scambiare il suo greggio con beni per aggirare le sanzioni statunitensi, ma, secondo i rapporti, le trattative sarebbero state bloccate per "crescenti difficoltà nell'ottenere l'assicurazione per la spedizione necessaria per spostare un grosso carico d'oro".

Per impedire al Venezuela di riavere i suoi beni, gli USA hanno aggravato le sanzioni, estenderndole anche ai singoli individui e alle società coinvolti nelle vendite di oro in Venezuela.

Negli ultimi anni, Washington ha introdotto una vasta gamma di misure punitive contro la Repubblica Bolivariana, colpendo le sue finanze, l'emissione di debito e l'attività commerciale della compagnia petrolifera statale PDVSA. 

Il Venezuela ha recentemente tentato di eliminare la dipendenza dalle istituzioni e dagli strumenti finanziari controllati dagli Stati Uniti, incluso il dollaro USA.
Il mese scorso, il paese si è impegnato a negoziare in euro, yuan e "altre valute convertibili" tra le sanzioni statunitensi.

Ecco perché fa tanta paura il Venezuela di Maduro e perché riguarda tutti noi: se gli USA riuscissero in una sostituzione del governo eletto democraticamente col riconoscimento ufficiale dell'opposizione, questo esperimento sarà esportato in qualsiasi situazione geopolitica, in qualsiasi Stato sovrano, sia d'intralcio alle mire energetiche del blocco (Israele, Canada, Brasile, ma anche Germania, Francia, Spagna) che fa capo al mercato neoliberista degli USA.

A.I.
 
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