La Palestina verso le elezioni. Svolta o illusione? Intervista al giornalista palestinese Samir Al Qaryouti

La Palestina verso le elezioni. Svolta o illusione? Intervista al giornalista palestinese Samir Al Qaryouti

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Dopo ben quindici anni dalla scadenza dei precedenti mandati, finalmente la Palestina sembra avviarsi alle elezioni legislative, presidenziali e del PNC (l’organo direttivo dell’OLP, ndr). Per avere un quadro della situazione “non di parte” abbiamo intervistato il giornalista Samir Al Qaryouti, uno degli osservatori più accreditati in quanto profondo conoscitore delle questioni legate al mondo arabo in genere e a quello palestinese in particolare, da molti anni opinionista per Al Jazeera e altri canali tv di vari paesi arabi, nonché corrispondente di FranceTv ed altre testate europee.
Samir ha lasciato Ramallah 18 anni per venire a studiare in Italia laureandosi all’Università di Bologna. Attualmente vive a Roma e la sua voce è una delle più autorevoli oltre che delle più libere e per questo la sua intervista potrà riuscire scomoda, come generalmente lo sono tutte le voci fuori dal coro.

D. Buongiorno dr. Samir, sappiamo che la tua voce ha forte eco non solo nella Comunità palestinese
(di cui sei anche stato presidente) ma in ambito ben più vasto e per questo ci piacerebbe avere
una tua opinione circa l’attuale situazione interna della Palestina dal punto di vista politico e
sociale prima di arrivare alle prossime elezioni.

R. Perché la mia risposta sia attinente alla realtà devo premettere che la Palestina attuale è il risultato degli accordi di Oslo. Proprio in seguito a quegli accordi, nel 1994 è stata creata l’Autorità nazionale palestinese (Anp). Doveva essere una fase preliminare di durata quinquennale per arrivare alla soluzione di ogni problema, dal ritiro delle truppe di occupazione su tutto il territorio dell’Anp, alla liberazione dei prigionieri politici, a Gerusalemme est capitale. Oggi siamo a 27 anni dalla costituzione dell’Anp e la situazione è non soltanto grave, ma addirittura peggiorata sia a Gaza che in Cisgiordania.
Israele è rimasta la forza di occupazione che esercita l’effettiva sovranità su tutta la terra palestinese, mentre all’Anp è riservato il compito di fornitore di servizi pubblici agli abitanti palestinesi. Ma in fondo neanche questo è corretto perché in realtà l’unica istituzione che ha resistito e seguitato a fornire servizi in tutto questo macello di confusione e di tragici errori è il municipio. Ne è una prova il comune (o municipio) di Ramallah che ha celebrato poco tempo fa i 100 anni dalla sua costituzione ed i suoi rappresentanti, compreso il sindaco sono sempre stati eletti secondo le vecchie leggi. Il sistema municipale palestinese ha sempre svolto il suo lavoro anche sotto l’occupazione dal 1967 in poi.
L’Anp non ha introdotto nuove leggi e il sistema municipale ha mantenuto le sue regole comprese quelle per l’elezione dei suoi rappresentanti. Mentre il cosiddetto governo locale rappresenta un ministero dell’Anp che coordina con Israele la maggior parte degli atti e delle varie funzioni , i municipi continuano a fare il loro lavoro, gestire la contabilità, i consumi di acqua, di elettricità e così via insieme allo svolgimento di compiti del servizio civile che è rimasto come prima della costituzione dell’Anp.
Neanche nel campo della giustizia civile ci sono stati cambiamenti. Per esempio i matrimoni e i divorzi di cittadini cristiani sono gestiti dalle diverse chiese cristiane, e quelli musulmani sono regolati dalla legge musulmana della sharia cioè dai tribunali islamici di legislazione religiosa che si occupano appunto di tutte le questioni civili. Quindi l’Anp non ha apportato nessun cambiamento perché tutti i tribunali civili e penali funzionano ancora o secondo le vecchie leggi dell’impero Ottomano o secondo quelle del governo giordano quando la Cisgiordania era sotto il suo regno e, per la Striscia di Gaza, secondo le leggi egiziane del periodo in cui Gaza era sotto il governo egiziano.
Parlo di questi dettagli perché mi hai chiesto della situazione interna della Palestina e queste sono cose essenziali nella vita quotidiana, riguardano ogni persona in senso reale e non nella realtà immaginaria raccontata sui vari whatsapp dove tutto è “oh che bello” oppure , grande, eroico e in definitiva solo fantasioso. Sono questioni che riguardano non solo la vita di chi è dentro ma anche quella dei palestinesi della diaspora, che magari hanno cittadinanza straniera ma che hanno la famiglia d’origine in Palestina. Nel momento in cui hanno a che fare con situazioni che riguardano la loro famiglia, come questioni di figli o di eredità o di case confiscate si trovano di fronte questa realtà che è pessima.
Per quanto riguarda l’economia e il lavoro siamo pure in una situazione molto grave, nel senso che con l’arrivo dell’Anp c’è stata una specie di inflazione totale nell’impiego pubblico: decine di migliaia di cittadini sono diventati impiegati e funzionari dell’Autorità nazionale palestinese, infatti se vai in un qualunque ministero trovi tutti impiegati il cui grado medio è direttore, direttore di questo e di quello ed uno stipendio che rappresenta la fidelizzazione all’Anp. Stipendi che dipendono dai doni e dai finanziamenti della comunità internazionale, ma anche dalle decisioni dell’apparato di sicurezza israeliana che rappresenta l’autentico apparato che governa i Territori palestinesi. Non parlo della polizia o dell’esercito, ma degli apparati che governano realmente. Questa situazione va avanti da molti anni e non aiuta il progresso nella società palestinese

D. Tolto questo esercito di impiegati il cui lavoro se ho ben capito è prevalentemente di facciata,
cosa rimane come lavoro?

R. Rimane l’agricoltura e alcune fabbriche del settore privato che resistono malgrado la loro debolezza. Prima esisteva un sistema bancario molto forte, sia in Cisgiordania che a Gaza, ma con l’arrivo dell’Anp abbiamo visto che tutto, per esempio il ministero dell’economia, l’apparato investimenti dell’Anp, tutto è diretto dal presidente o dall’ufficio del presidente o dal rappresentante del presidente. Il governo nella sua interezza si riunisce solo una volta ogni tanto, fa qualche dichiarazione, punto e basta.
Questa è la realtà che ci porta a chiederci quanto può reggere una situazione così debole, sapendo che la borghesia e gli imprenditori più ricchi si son tutti chinati al potere che governa, come succede ovunque, e così è cresciuto un sistema di corruzione, uno dei peggiori al mondo.
Questo è quel che esiste adesso in Palestina. Magari le mie parole saranno dure, ma io sono obbligato a dire le cose come stanno cara amica e cari sostenitori della causa palestinese, e a me interessa essere ascoltato soprattutto dai sostenitori della causa palestinese e non solo in Italia ma in ogni parte del mondo. Mi interessano le comunità degli arabi, dei palestinesi in particolare, dei paesi europei, africani, asiatici, di tutti quelli che guardano alla Palestina come la causa più giusta. E lo è ed io lotto perché lo è e perché continui ad esserlo finché venga risolta giustamente, perché questa causa è la mia causa e la ritengo la più giusta della storia umana al momento. Mi rivolgo a tutti voi perché capiate che i palestinesi sono in condizioni veramente drammatiche, non solo ma anche per colpa di questa Autorità nazionale palestinese.

D. La situazione che descrivi è molto amara. Riguarda solo la Cisgiordania o anche Gaza che
ormai da molti anni è percepita da molti come una realtà separata?

R. Per quanto riguarda l’ambiente Hamas e Gaza, vediamo che tutti i portavoce dell’Anp usano l’espressione “dopo il colpo di stato di Hamas del 2007”. Io non sono d’accordo con questa terminologia. Ma quale colpo di Stato? Hamas ha vinto le elezioni, poi è successo quel che è successo e qualcuno voleva cancellare Hamas, per volontà e in accordo con gli israeliani. Non ci sono riusciti e siamo arrivati a questa situazione, dove i problemi già esistenti sono aumentati con l’assedio israeliano e con il cambiamento politico in Egitto.
Nel 2011 sembrava che qualche miglioramento per Gaza sarebbe arrivato dopo il crollo del regime di Mubarak, ma al cambio del regime egiziano ogni illusione si è spenta. Tutto è nelle mani dei servizi segreti.
Tenete presenti le comunicazioni pubbliche che vengono date, ad esempio quando una delegazione palestinese va in Egitto. È consuetudine in quel caso ascoltare comunicazioni come: “una delegazione palestinese si è recata in Egitto e la riunione si è svolta sotto la guida del capo dei servizi segreti egiziani per risolvere il problema tra Fatah e Hamas”, o “il capo dei servizi segreti egiziani arrivato a Gaza è andato direttamente a Tel Aviv a parlare ecc ecc.”. Non si può assistere impassibili a queste comunicazioni, ma purtroppo questi sono gli obblighi di Oslo. Quegli accordi stipulati, incoraggiati, voluti dallo stesso Abu Mazen anche se condotti dall’allora presidente Arafat, contengono tanti di quegli elementi , sconosciuti ai più, che danno a Israele la forza di dettare legge su tutto, anche sull’aria che entra a Gaza o in Cisgiordania c’è il controllo di Israele.

D. Sulla base di quanto affermato finora, secondo te la situazione può migliorare ora o no?

R. Secondo me la situazione è destinata ad aggravarsi perché stanno strangolando Gaza e tu conosci molto bene la situazione di Gaza. Il mio discorso è in questo quadro. Hamas è una delle forze palestinesi esistenti , e come le altre forze ha il diritto di essere riconosciuta e di lottare secondo il suo pensiero e secondo la sua ideologia. Questo non significa che mi piaccia o meno, ma soltanto che avendo vinto le elezioni rappresentava il volere della maggioranza e provare a impedirle di governare ha portato a questo drammatico fatto, alla divisione che, purtroppo, è costata molto sia ad Hamas che a Fatah ed è costata soprattutto al popolo palestinese più che a chiunque altro.



D. Prima della digressione su Hamas ci stavi parlando della borghesia palestinese e dei
suoi apporti col potere, puoi completare il tuo pensiero?

R. Certo. La classe imprenditoriale di alto livello economico è costituita da tutti imprenditori legati all’Anp che fanno il bello e il cattivo tempo. La corruzione ormai tocca tutti i livelli al punto che come uomo libero palestinese mi vergogno e la condanno nel modo più severo possibile. Chiunque sia vicino all’Anp è diventato ricco. Come ha fatto nessuno lo sa e questo, per chi fa un’analisi seria, questa è la ragione per cui si è allargata in modo enorme la distanza tra ricchi e poveri. Questo divario è un problema molto serio, il cittadino palestinese comune, l’operaio, l’agricoltore vive in condizioni pietose tanto da non riuscire a saldare tutte le tasse che deve pagare, mentre vede crescere la ricchezza di chi è vicino all’Anp. Questo distrugge il tessuto sociale oltre ad essere di per sé ingiusto.
Inoltre, cosa dire davanti a crimini come quello di costringere i palestinesi che con anni di sacrifici hanno costruito una casa a demolirla e a far pagare loro anche tasse aggiuntive? Demolirla per mille motivi compreso quello di essere della famiglia di un combattente o di un semplice oppositore definito da Israele terrorista. E’ una situazione quasi quotidiana anche se i media non ne parlano. Siamo arrivati a questo grazie al magnifico accordo di Oslo che io condanno da anni con i miei scritti e con i miei interventi pubblici perché ho visto con i miei occhi come funzionavano le cose.

D. Ma, seppur con alcuni dubbi, all’inizio gli accordi di Oslo avevano fatto sperare.


R. Noi abbiamo sognato all’inizio, abbiamo detto va bene, vediamo dove porta ma quando sono passati quei cinque anni senza arrivare a discutere del negoziato prigionieri, del negoziato autonomia totale, del negoziato profughi , di Gerusalemme, dei coloni, del problema dell’acqua, che è un altro problema dei più drammatici e che non è stato risolto, e tutte le questioni fondamentali che dovevano essere risolte in 5 anni di negoziati non ne è stata risolta nessuna, allora è caduta ogni illusione.
Netanyahu dal 1996 sta lì e impedisce in tutte le maniere qualsiasi progresso. Il ministro palestinese Saeb Erekat , morto alcuni mesi fa, ha dichiarato più volte che lui viveva solo per negoziare con Israele. Che può significare negoziare con uno che ha tutto nelle sue mani e che non ha alcun interesse a negoziare? Ha l’appoggio dell’America, qualunque sia l’amministrazione. Ha l’appoggio incondizionato di quasi tutti i paesi dell’Unione europea e ora è arrivato perfino agli accordi con vari regimi arabi che non aspettavano che questo momento. E’ arrivato perfino a portare dalla sua parte nelle elezioni israeliane di pochi giorni fa una parte del movimento islamico dei palestinesi, i cosiddetti arabo-israeliani che vivono in Israele. Mentre la Knesset proclama la legge sulla nazionalità che vuole escludere qualsiasi non ebreo da quella terra, loro, guidati da un certo Abbas, si mettono d’accordo con Netanyahu per entrare nel governo israeliano! Per fare cosa? Per fare il soprammobile e mostrarsi nelle cerimonie inutili come palestinese tra gli israeliani? E’ uno sfacelo. Abbiamo visto più volte come funzionano queste finzioni: un paio di palestinesi e un gruppetto di israeliani fanno la festicciola e hanno fatto la pace! No, non è così. C’è gente che muore ogni giorno di pallottole e di malattie. E non vi parlo dell’epidemia di covid o del vaccino anti-covid. Dico solo che tutti i media italiani si sperticano in elogi sull’efficienza israeliana nella somministrazione dei vaccini e abbondano in complimenti sulla priorità israeliana ignorando tutto quello che può offuscare la sua immagine, ignorando tra l’altro i suoi obblighi verso la popolazione occupata. I media italiani fanno anche questa volta pura propaganda pro-israeliana, forse per facilitare gli accordi commerciali di qualche illustre italiano che vende a Israele i suoi prodotti a scapito di milioni di palestinesi, tra cui migliaia di prigionieri politici.
Non ho buone parole da spendere neanche per la ministra della Salute palestinese perché finora ha fatto solo rappresentazioni di immagine e disastri, anche sul piano vaccini, come per esempio il regalo alla famiglia reale giordana di una parte dei vaccini ricevuti in dono dalla Russia. Tutto per fare moda e mostrare un governo che governa e decide autonomamente, mentre non è così.
Quindi per rispondere alla tua domanda “come sta il popolo palestinese, qual è la situazione interna” ti rispondo: pessima. Peggio di così non può essere. Dopo 27 anni dal disgraziato Oslo siamo in questa situazione. L’Anp non solo non governa a Gaza perché c’è Hamas, ma non governa nemmeno in Cisgiordania perché Israele fa tutto quel che vuole. I suoi militari entrano e escono dalle città palestinesi come vogliono. Non c’è differenza tra zona A, B o C, perché se vogliono entrare a Ramallah o in altre città dell’area A lo fanno quando vogliono. Non credo che al momento ci sia un’occupazione più discriminante e più razzista di quella israeliana.

(per leggere la seconda parte clicca qui)

 

Patrizia  Cecconi

Patrizia Cecconi

Romana di nascita, milanese di ultima adozione. Laureata in Sociologia presso la Sapienza Roma ove tiene per alcuni anni dei seminari sulla comunicazione deviante. Successivamente vince la cattedra in Discipline economiche ed insegna per circa 25 anni negli Istituti commerciali e nei Licei sperimentali. Interessata all'ambiente, alle questioni di genere e ai diritti umani ha pubblicato e curato diversi libri su tali argomenti ed uno in particolare sulla Palestina esaminata sia dal punto di vista ambientale che storico-politico. Ha presieduto per due mandati l'associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese di cui ora è presidente onoraria e, al momento, presiede l'associazione di volontariato Oltre il Mare. Da oltre 12 anni trascorre diversi mesi l'anno in Palestina, sia West Bank che Striscia di Gaza, occupandosi di progetti e testimonianze dirette della situazione. Collabora con diverse testate on line sia di quotidiani che di riviste pubblicando articoli e racconti. 

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