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La storia non tornerā indietro. Il Venezuela rompe le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti d'America

 
 

di Clara Statello


Nicolas Maduro annuncia la rottura di qualsiasi rapporto diplomatico e politico con il governo USA e dà 72 ore di tempo all'intero corpo diplomatico per lasciare il paese. Questa la perentoria risposta che il legittimo Presidente della Repubblica Bolivariana dà, dal palazzo di Miraflores dinnanzi a un bagno di folla, al video in cui il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence chiedeva, a nome di Donald Trump, al popolo venezuelano di riconoscere l'autoproclamato "presidente ad interim" Juan Guaidò.


Di fatto il governo di Washington tenta sfacciatamente di imporre un presidente fantoccio a guida del Venezuela, sotto il ricatto della destabilizzazione politica, della violenza di strada, della guerra economica e civile.

Sembra il riproporsi di un copione, quello dell'11 settembre cileno, con cui gli Stati Uniti, posero fine all'esperimento socialista di Allende e allo stato di diritto nel paese del Cono Sur con il tragico colpo di stato fascista, approfittando del conflitto istituzionale tra governo progressista e parlamento filo-oligarchico e dopo una lunga guerra economica. Uno scenario del tutto simile a quello che è in corso attualmente in Venezuela.

"Quelli che mi chiamano dittatore vogliono imporre al Venezuela un presidente non eletto dal popolo. Come si chiama questo?"
 


Maduro denuncia apertamente gli Stati Uniti, dietro il tentativo di colpo di stato in corso, che utilizzano l'opposizione per destabilizzare il paese e dividere il popolo. Chiama il popolo alla mobilitazione permanente, studiando, lavorando e marciando per le strade per difendere attivamente il diritto alla pace. Chiama all'unità contro le ingerenze esterne, contro i tentativi di dividere il popolo venezuelano e scatenare una guerra fratricida. Chiama alla resistenza contro le guarimbas, la violenza e il golpismo. Chiama i governatori, i sindaci ascendere per le strade e stare a fianco della gente, per contrastare gli effetti guerra economica.
Una guerra economica imposta dall'esterno, con il blocco economico, le politiche sul prezzo del greggio, il contrabbando e il mercato nero del cambio, che mira ad esasperare le condizioni di vita del popolo, generare malcontento e sabotare il processo socialista. Il 2019, dice, dovrà essere l'anno in cui l'economia verrà definitivamente recuperata, con la crescita, con l'uguaglianza, gli investimenti sociali.

Chiama alla difesa della democrazia, della stabilità, dell'indipendenza, dell'autodeterminazione e della pace. "Io non mi sono formato alla Escuelas de las Americas, come voi, signori imperialisti. Io mi sono formato nei quartieri popolari, nelle assemblee sindacali. Come disse Bolivar trionferà il popolo. Trionferà la sovranità popolare". Chiama il popolo a rifiutare la xenofobia, a lavorare assieme a peruani, equadoregni, boliviani residenti in Venezuela per costruire il processo socialista. Attacca Lenin Moreno come traditore e nazifascista che incita il popolo del suo paese all'odio xenofobico contro i venezuelani, a causa dei pogrom contro cittadini venezuelani che si sono verificati negli scorsi giorni in Equador, provocando 4 morti di decine di feriti.

Chiede l'itervento della magistratura contro chi oggi attenta all'ordine costituzionale e alla pace. L'Assemblea Nazionale non ha il potere di eleggere il presidente della repubblica e non esiste costituzionalmente la figura del presidente ad interim. Con l'elezione di Guaidò, l'AN disconosce in maniera permanente l'ordine costituzionale e lo stato di diritto. Un disconoscimento mirato alla destabilizzazione e alla guerra civile. Gli atti dell'AN sono quindi stati dichiarati nulli dal Tribunale di Giustizia, perché viziati di incostituzionalità giuridica. Una forzatura mirata a rovesciare l'esito delle elezioni presidenziali di maggio e consegnare il governo a forze gradite agli Usa e ai paesi del gruppo Lima. Un tentativo di usurpare il potere da parte dell'opposizione, una interferenza negli affari interni di un paese sovranno, da parte degli Usa e dei paesi del "patio trasero", ovvero il gruppo di Lima. Il potere di Guaidò poggia unicamente su questa investitura esterna, è il primo presidente di uno stato ad essere eletto dal governo degli Stati Uniti d'America. Lo stesso Guaidò, prestando giuramento in mezzo alla strada, dinnanzi ai suoi seguaci, ha dimostrato in maniera grottesca la propria autoreferenzialità, la propria estraneità alle istituzioni.

La risposta di Maduro a questa violazione smaccata di qualsiasi principio democratico, è stata esemplare: un accorato appello all'unità, alla resistenza, al trionfo del potere popolare. Mille voci si sono alzate al grido "El pueblo unido, jamas serà vencido".

Trump non avrà il suo 11 settembre: il popolo, le istituzioni, l'esercito bolivariano sono uniti più che mai per difendere la Patria Socialista dal condor dell'imperialismo. Evo Morales con un tweet, rinnova il sostegno al Venezuela e garantisce che non torneranno ad essere il patio trasero degli Stati Uniti.

Il Messico di Amlo, Cuba, il Nicaragua rivoluzionario di Ortega, El Salvador sono accanto al Venezuela. Così come la Russia, la Turchia e la Cina.

La storia non tornerà indietro.

 

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