Le scomode verità sulla crisi del Diesel in Europa

Le scomode verità sulla crisi del Diesel in Europa

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Soprattutto in Italia i mass media in questi giorni si concentrano sull'aumento spropositato dei prezzi del carburante ed in particolare del Diesel. A tale riguardo i commentatori considerano l'aumento delle accise scattate il 1 gennaio di quest'anno, la causa ultima e definitiva dell'aumento del prezzo dei carburanti. 

Certamente, l'aumento delle accise ha influito sull'aumento dei prezzi, ma a ben guardare nel mercato europeo dei carburanti c'è un elefante nella stanza che tutti si ostinano a non vedere. Il 5 Febbraio l'Unione Europea vieterà l'acquisto di raffinati di petrolio dalla Russia anticipando ciò che i russi comunque avrebbero imposto a causa del price cap sul prezzo del proprio petrolio imposto dal G7. 

Qui sta il problema: secondo gli esperti del mercato energetico i paesi della UE (+ UK) acquistano fino ad ora una cifra spropositata di diesel dalla Russia. Si parla di stime che vanno dalle circa 700mila barili di diesel già raffinato al giorno fino al 1,3 milioni di barili di diesel al giorno secondo gli esperti di JpMorgan. In qualsiasi caso si tratta di cifre colossali difficilmente sostituibili. 

Per tamponare la situazione l'Europa ha deciso di acquistare diesel dal Kuwait che nel frattempo ha ammodernato l'immensa raffineria di Mina Abdullah grazie ad un investimento da 30 miliardi di euro. Il Kuwait prevede di quintuplicare le spedizioni di gasolio in Europa rispetto al 2022, portandole a 2,5 milioni di tonnellate, o circa 50.000 barili al giorno. Che comunque sono una goccia nel mare del bisogno europeo, visto che le importazioni russe da sostituire sono dieci volte tanto come minimo. Da ciò si capisce bene a cosa è dovuta la tensione sui prezzi del diesel. Semplicemente rischiamo di rimanere a secco.

Questa è la verità. 

Altra cosa non meno importante che si riesce a comprendere da questa situazione: l'EU non è solo a corto di materie prime ma è anche a corto di raffinerie.

In altri termini, per decenni le nostre società petrolifere non hanno investito in capacità di raffinazione, tanto si importava dalla Russia. Così peraltro rimanevano anche più soldi da destinare ai profitti delle nostre grasse borghesie anziché agli investimenti. Ora ci ritroviamo senza niente in mano. Abbiamo la classe dirigente più irresponsabile e cretina degli ultimi 100 anni. Questa è stata l'Europa. 

Infine una nota a margine. La crisi ucraina sta inevitabilmente dimostrando che l'URSS e la Russia sua erede ci sono superiori in tutto e per trenta anni ci hanno dato di tutto (dall'uranio, al grano, al diesel, al gas, al petrolio ecc.) a prezzi stracciati consentendoci di fare la bella vita. Siamo riusciti a batterli semplicemente ipnotizzandoli con il luna park del divertificio occidentale. Ma ora la festa è finita, anche per noi.

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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