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Los Angeles Times: "Perché la Brexit segna l'inizio della fine della globalizzazione"

 

Dal Los Angeles Times - traduzione di The Universal

Per decenni, i leader finanziari e politici hanno predicato l’inevitabilità della globalizzazione, promettendo alle nazioni che sacrificando parte della propria sovranità e facendo cadere le barriere nazionali avrebbero beneficiato di ricompense ben maggiori attraverso l’integrazione economica e la cooperazione.
 
E questo si è rivelato essere in gran parte vero.
 
Ma il voto a sorpresa della Gran Bretagna che lascia l’Unione europea segna una nuova era dopo quella della globalizzazione post seconda guerra mondiale.

Il voto è stato forse, fino ad oggi, il più grande referendum pubblico sulla globalizzazione.
 
Ora la Gran Bretagna e le altre democrazie occidentali potrebbero trovarsi di fronte a crescenti pressioni per mettere un freno all’apertura commerciale e alle politiche sull’immigrazione che sono stati i tratti distintivi della crescita mondiale.
 
“L’era della globalizzazione è sicuramente finita“, ha dichiarato Fredrik Erixon, direttore del Centro europeo per la Politica Economica Internazionale, un think tank indipendente, con sede a Bruxelles.
 
Pochi stanno prevedendo uno scenario in cui le principali frontiere sono chiuse e il protezionismo governa la quotidianità. Tuttavia i sentimenti sottolineati dalla ribellione del popolo britannico sono ampiamente condivisi da molta altra gente nell’UE e negli Stati Uniti. I politici e gli investitori sono particolarmente preoccupati che la mossa della Gran Bretagna farà da catalizzatore per altri movimenti secessionisti nell’UE, che potrebbero modificare sostanzialmente la struttura politica ed economica che è in vigore da decenni.

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