"Intelligenza Artificiale generativa": un nuovo terremoto nell’industria musicale

"Intelligenza Artificiale generativa": un nuovo terremoto nell’industria musicale

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di Leo Essen

Nel 2022, solo dallo streaming, l'Industria della musica ha registrato entrate che hanno toccato la cifra di diciassette miliardi di dollari. A beneficiare di questo risultato sono state le tre grandi case discografiche: UMG (Universal Music Group) con il 32% del mercato, Warner con il 20%, e Sony con il 16%.
Sembrano ormai lontani gli anni in cui piattaforme come Napster e gNutella facevano tremare il settore musicale, portando a una drastica diminuzione delle vendite e a licenziamenti nell'industria dell'intrattenimento. 

Oggi, l’industria va a gonfie vele. Persino la Cinese Tancent - che ha acquistato il 20% di UMG dai proprietari francesi di Vivendi - e il Pershing Square, l’edge found di William (Bill) Ackman, hanno fiutato l'affare. 

Secondo Lucian Grainge, CEO di UMG, siamo davanti a un'altra grande sfida. Una sfida che trasformerà radicalmente l’intero settore. Fiutato il cambiamento, a febbraio del 2023, il mercato ha bocciato UMG, le cui azioni hanno subito una contrazione che a maggio ha toccato il -20%. 

Grainge ha immediatamente incontrato Neal Mohan, il CEO di YouTube. Grazie all'implementazione del sistema di tracciamento Content ID, YouTube versa 6 miliardi di royalty all'industria musicale.

Grainge ha manifestato a Mohan la necessità urgente di una nuova costituzione, un nuovo diritto che metta ordine nel settore musicale per evitare l'anarchia. Si preoccupa soprattutto dell'utilizzo responsabile dell'Intelligenza Artificiale generativa. Afferma che è essenziale prendere il controllo per evitare che la creatività venga compromessa (newyorker.com).

Google ha sviluppato un sistema di tracciamento chiamato SynthID per monitorare i contenuti generati sinteticamente. Tuttavia, è necessario agire con urgenza per evitare che l'intelligenza artificiale generativa e qualche Punk-a-bestia possano destabilizzare il settore.

Intanto, meglio diffonde paura e terrore, generare panico. Perderai il potere creativo. Sarai controllato dalle macchine. Ti sveglierai attaccato a un cavo usb che alimenta un mainframe. Sarai tu a servire la macchina, eccetera. Ti impianteranno un chip nella testa e controlleranno i tuoi pensieri.

Si prende tempo. Ci si organizza. Si evita, come al tempo di Napster, di mandare avanti gli avvocati. Ci vuole cazzimma per gestire questa New Wave, dice Grainge. Siamo riusciti a far soldi con Anarchy in the U.K. e Fight The Power. Possiamo farlo anche con la musica spazzatura prodotta dall’IA.

Il problema è l’inflazione, dice Greig. L’ingresso dei dilettanti nel mondo della musica – del popolino – sta oscurando (inflazionando) il vero talento. Lo capisce pure uno stolto che Sex Pistols non è Gershwin e Public Enemy non è Stockhausen, che Nicki Minaj non è Maria Callas e Taylor Swift non è Isadora Duncan, che, saltando di palo in frasca, Laura Penna non è Indro Montanelli e Piero Scribacchini non è Eugenio Scalfari. 

C’è un accesso di offerta, legato all'accesso facilitato alla produzione musicale da parte di dilettanti. La musica generata da Intelligenza Artificiale invade le piattaforme di streaming, oscurando (inflazionando) la musica seria, cioè quella gestita dall'industria dell'intrattenimento.

Per affrontare questa sfida, UMG ha annunciato una partnership con Endel. Vuole portarsi avanti, e utilizzare l'intelligenza artificiale per creare in proprio Fake Music.

D’altra parte, dice Grainge, bisogna ristrutturare i metodi di distribuzione delle royalty agli artisti. Attualmente, sia le Major che le piattaforme, seguono un metodo proporzionale, assegnando un gettone per ogni stream, non importa che tu sia Ariana Grande o Mimmo Locasciulli. Grainge suggerisce l'implementazione di un limite, ad esempio 1000 stream – dove si colloca l’86,2% dei brani presenti sulle piattaforme – , al di sotto del quale non verrà pagato nulla, ponendo fine all'inflazione e valorizzando i veri Creatori della SCENA musicale.

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