Omicidio Kennedy. Fred Litwin e John Kowalski, fratelli gemelli della disinformazione

Omicidio Kennedy. Fred Litwin e John Kowalski, fratelli gemelli della disinformazione

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– Articolo di Michele Metta –

 

Sono sempre stato incline a lasciar perdere di fronte agli attacchi alla mia inchiesta sull’assassinio di John Kennedy pubblicata su questo giornale e ulteriormente sviluppata anche in un volume che ho dato alle stampe, ma ho deciso che, al momento, questo non è più un sentiero praticabile per via del fatto che troppe sciocchezze, e troppo gravi, sono state dette nei suoi confronti.

Fred Litwin, scrittore di un qualcosa che si fa una certa fatica a definire libro, ha infatti deciso di attaccare frontalmente tutti gli autori delle più importanti opere mondiali su Jim Garrison, il Procuratore di New Orleans al centro del film celeberrimo di Stone sul tema, ma anche dei saggi di Joan Mellen, di Jim DiEugenio, e il mio. Stone, Mellen, DiEugenio ed io, siamo tutti perciò puntualmente stati presi di mira da Litwin, e falsamente etichettati come bugiardi e ridicoli. Lo scopo a monte di Litwin è, ovviamente, cercare di distruggere la reputazione di Garrison e, così, ancora una volta tentare di occultare la verità sulla morte di JFK; cosa che non posso assolutamente accettare.

Litwin è di quelli che Jim Garrison lo odiano visceralmente. Litwin, infatti, sostiene che Garrison seguì quella che lui definisce la disinformazione comunista degli articoli scritti nel 1967 dal quotidiano Paese Sera, soprattutto a firma del giornalista Mario Ugazzi. Litwin preferisce invece credere ciecamente, e con incomprensibile orgoglio, nella Commissione Warren, e nella vulgata che un solo assassino, Oswald, accovacciato nel deposito di libri in quel di Dallas dove lavorava, avrebbe messo a segno l’uccisione del trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti, per giunta con un proiettile di fucile poi ritrovato intatto malgrado avrebbe attraversato ben due esseri umani differenti: JFK e il governatore Connally, quest’ultimo seduto sui sedili anteriori dell’auto in cui sfilava Kennedy. Un percorso a zigzag di tale cartuccia così nemico della fisica più elementare che persino uno dei membri della stessa Commissione, il senatore Russell, e lo stesso Presidente che succedette a Kennedy, Johnson, lo bollarono come fasullo in una conversazione, registrata e udibilissima, perché ormai desecretata, che i due politici ebbero tra loro. Conversazione che potete ascoltare all’interno del mio documentario, il cui link è a fine articolo.

Per farvi capire che tempra mai di individuo sia questo tale Litwin, e quanto in basso occorra guardare per scorgere la statura dei suoi attacchi, vi basti sapere che una prova regina – secondo lui, beninteso – dell’innocenza di Clay Shaw, l’imprenditore incriminato da Garrison come uno dei cospiratori contro Kennedy, sarebbe la risposta data da Shaw stesso ad una lettera, che allego al presente articolo.

 

Questa lettera giunge a Shaw da parte di un tizio che ha letto un articolo sul Centro Mondiale Commerciale, branca italiana della Permindex. L’articolo, che, per precisione, è del Chicago Tribune, specifica, correttamente, che Clay Shaw è uno dei membri del CMC, e quindi, tale individuo, preso da entusiasmo, impugna la penna, prende un foglio, e tutto contento chiede a Shaw se pensa che sia una buona idea che anche lui entri a far parte del CMC. Magari – chiede sempre l’individuo, speranzoso – ci si fanno dei bei quattrini. Shaw risponde, e anche questa lettera è allegata al mio presente articolo, che del CMC sa poco o nulla. Che sì, è vero che ne è membro, ma che, di tale Società, ignora praticamente tutto. Orbene, per quanto incredibile sia, Litwin, trionfante, a questo punto esclama che tale dichiarata ignoranza di Shaw proverebbe che il CMC non è mai stato quel paravento dietro cui si nascondeva la CIA, come invece, anche e soprattutto, il mio libro, basato proprio sugli stessi documenti del CMC da me finalmente reperiti, dimostra in pieno.

 

 

Prendete, per favore, il respiro, e tuffatevi nella presunta “logica” di questa asserzione. So che è decisamente faticoso, ma fatelo. Secondo questo signore chiamato Litwin, Shaw, innanzi alla missiva di un tizio che, letto un articolo di giornale, gli chiede lumi sul CMC, avrebbe ovviamente dovuto rispondergli, fossero state vere le accuse di Garrison, qualcosa tipo: “Carissimo sconosciuto, anche se sconosciuto, lei mi sta simpatico, e voglio dirle la verità. Il CMC, non è quel che sembra. No, non è una Società per Azioni con sede a Roma, all’EUR. O, meglio, sì, ufficialmente è quello ma – che rimanga tra noi, eh, mi raccomando – è una copertura usata dalla CIA per mascherare un proprio centro operativo in Italia. Ehi, non lo dica a nessuno. Acqua in bocca, mi fido di lei!”.

Ciò detto, il Litwin, che nel suo fumantino livore spazza via a sciabolate – si fa per dire – tutto e tutti all’interno di quella sua serie di fogli rilegati che ha pubblicato, purtroppo, a proprio nome, ha invece, tutto a un tratto, parole di elogio, di fortissimo elogio, per un certo John Kowalski. Ora, tale John Kowalski, io, disgraziatamente, ho avuto il dispiacere di conoscerlo di persona. Dispiacere perché, fidandomi ingenuamente di una sua invece inesistente buonafede, avevo scritto un articolo, qui su questa testata, in difesa dei suoi pretesi sforzi di giungere, lui pure, alla verità sulla morte di John Kennedy. Colpendomi vigliaccamente alle spalle, John Kowalski ha, dopo tale articolo, pensato bene di scrivere pure lui un attacco vilissimo al mio libro, in cui cerca persino di addossarmi la patente di antisemita; cosa che non gli perdonerò mai.

Non solo Kowalski ha cercato di insinuare che sarei antisemita per aver io riscontrato, tra le altre cose, la presenza, nel CMC, di Gershon Peres, fratello dello Shimon Peres che, dal 2007 al 2014, è stato Presidente di Israele, ma, nel descrivere il mio libro, si è prodotto in ulteriori perle. Per esempio, di fronte al mio indicare l’esistenza di un patto segreto contro JFK, stipulato sotto l’egida della CIA e avente per sottoscrittrice la massoneria italiana da cui sarebbe scaturita la P2, John Kowalski ha reagito affermando che non ci sarebbe nulla di strano, né di male. Ripeto il concetto: la CIA segretamente interviene contro John Kennedy e, per John Kowalski, questo sarebbe del tutto normale e non esecrabile. Be’, al signor Kowalski deve essere sfuggito, ma che la CIA si sia mossa contro JFK, è un reato. Pesantissimo.

 

 

Kowalski ha scritto anche di ritenere di nessuna vera importanza che, nel 1962, in questo patto contro Kennedy, entri anche il Generale Giovanni de Lorenzo. Che la cosa non era nulla di che; che era solo e semplicemente – ahimè, dice – un tentativo di fermare in Italia il centrosinistra appoggiato da John Kennedy. Solo e semplicemente. Già. A parte il fatto che le cose non stanno esattamente così, anzi, così non stanno per nulla, perché la verità è che c’era tanto di più, e quel di più sfociò appunto nell’assassinio di John Kennedy, qui siamo in presenza di chi, con cinismo che – mi sia permesso dirlo – suscita la mia personale ripulsa, gioca a fare il finto tonto. Giovanni de Lorenzo, il quale, come dimostro nel mio libro grazie a documenti, era fortemente colluso con il CMC, è stato infatti un militare che, per via del suo odio verso il centrosinistra e John Kennedy, aveva, tutt’altro che “solo e semplicemente”, pianificato un golpe, poi per fortuna fallito. Golpe che prevedeva la cattura di Moro da parte di un militare chiamato Roberto Podestà, e la sua uccisione, sempre ad opera del Podestà; un piano che prevedeva nondimeno la falsa attribuzione poi, sia del rapimento che dell’uccisione, ai marxisti. Insomma: qualcosa di molto simile a quanto poi a Moro accaduto sul finire del decennio successivo, allorquando il politico democristiano, dopo aver coinvolto i socialisti, voleva che anche i comunisti potessero, giustamente, governare l’Italia. Ecco perché la mia ripulsa. Perché non si può giocare a fare i finti tonti al cospetto di colpi di stato, barbare uccisioni, e circuiti di potere occulto da cui scaturì, oltre all’agguato nel 1963 a Dallas, anche la Strategia della Tensione. No. Proprio no, caro il mio signor Kowalski.

A maggior ragione visto che, nello stesso identico giorno dell’uccisione di John Kennedy, a Roma si svolgeva una manifestazione fascista promossa da un estremista di destra, Pier Giuseppe Nistri, che, non a caso, era un sodale diretto di un altro membro del CMC, chiamato Giuseppe Zigiotti. Nel corso di tale manifestazione, si gridò proprio contro le trattative che in quel momento, nella nostra Capitale, fervevano, appunto per il varo del primo governo di centrosinistra, e furono affissi manifesti che invitavano all’uccisione di Moro. Episodio, questo, drammaticamente speculare a quanto accadeva in quelle ore a Dallas, dove, sul maggior giornale di quella città, si definiva JFK un traditore servo del comunismo, e volantini venivano distribuiti, sormontati dalla scritta WANTED FOR TRESON, sul facsimile di quelli affissi per chiedere l’uccisione di qualcuno all’epoca dei cacciatori di taglie. Questo, tralasciando il dettaglio, che dettaglio non è, che Moro, a due giorni dal suo rapimento nel marzo 1978 conclusosi con la sua esecuzione, disse in confidenza, a persone di cui era molto amico, di sapere che gli avrebbero fatto fare l’identica fine di John Kennedy.

La penuria di buonafede di John Kowalski emerge con altrettanta chiarezza – per fornire un altro esempio dei tanti che potrei fare – quando lui afferma di non vedere alcuna contiguità tra l’organizzazione sovversiva francese OAS e Fernando Tambroni, un politico altrettanto golpista, e il cui genero, Franco Micucci Cecchi, era lui pure un membro del Centro Mondiale Commerciale. Peccato che, nel mio libro, che Kowalski sostiene di aver letto, si dimostri che un patto forte, preciso e segreto di collaborazione era stato stretto tra uno dei rappresentanti massimi dell’OAS, Jacques Soustelle, e, per l’appunto, Tambroni. Il patto è lì, citato a chiarissime lettere nel mio libro grazie a documenti vergati all’epoca dai nostri servizi di intelligence e assai gentilmente fornitimi da uno stimatissimo magistrato: Vincenzo Calia. Ma nel suo attacco al mio libro, John Kowalski, tale patto, lo omette totalmente. Ovviamente.

Ma che la buonafede di Kowalski sia carente, lo dimostra anche il fatto che cerchi di spargere per l’etere – vedasi la corrispondente schermata acclusa – la balzana idea che io avrei pubblicato un documento, su un sito che, impropriamente, lui definisce come mio, e che, invece, è Flickr, il quale dimostrerebbe che Bloomfield non era azionista del CMC, perché – queste, le insensate, sconcertanti parole di Kowalski – sì, Bloomfield avrebbe effettivamente avuto il possesso di Azioni del CMC, ma in nome e per conto d’altri individui, addirittura imprecisati; un prestanome, in altre parole, di soci occulti. Questa è, per dirla terra terra, una colossale panzana, e per due ordini di motivi. La prima ragione è che, i miei, sono i documenti che il CMC, come qualunque S.p.A. deve fare per Legge, ha depositato presso la Camera di Commercio a fini di controllo. Lo controprova, questo, il timbro apposto su ognuno dei fogli da me posseduti; timbro attestante che, le mie, sono fotocopie autenticate, e quindi, sempre per Legge, aventi stesso identico valore degli originali.

Nella impossibile ipotesi che quelli del CMC avessero trovato un notaio disposto a mettere nero su bianco che uno degli azionisti del CMC era in possesso di Azioni, ma come prestanome di personaggi occulti, si sarebbero ritrovati la Guardia di Finanza sull’uscio dei loro begli uffici all’EUR, a chiedere conto di questo. In secondo e non ultimo luogo, si evince da ogni singola carta del CMC il bisogno di cercare di fingere il meglio possibile di essere una normale S.p.A., e non un paravento della CIA. Onde per cui, anche per questo è assurdo che ci possa essere un documento depositato presso la Camera di Commercio con allusioni a presenze occulte dietro gli azionisti del CMC.

È ora che davvero Kowalski la faccia finita con la sua stranissima e assai sospetta difesa ad oltranza di Louis Bloomfield. Ma, forse, più che Kowalski, sarebbe opportuno ribattezzarlo Mr. Ometti, Distorci & Minimizza … In coda all’articolo, trovate anche i link ai due documenti che, da ormai vario tempo, ho pubblicato, come detto, su Flickr, e che dimostrano con tutta chiarezza che Bloomfield era personalmente intestatario di azioni del CMC. Come chiunque può rendersi conto, non c’è nulla, com’è ovvio, in tali documenti, che qualifichi Bloomfield come prestanome, e per giunta di sconosciuti. I due documenti attestano che Bloomfield possiede tali azioni, ma non è personalmente presente all’Assemblea; cosa comprensibilissima, visto che risiedeva in Canada.

Di conseguenza, come anche avviene, per fare un esempio banalissimo, per una assemblea di condominio cui si sia impossibilitati a prendere parte di persona, Bloomfield aveva fatto ricorso, per quella specifica riunione, ad una delega; più in dettaglio, aveva delegato, come si legge, il socio Mantello, il quale non aveva il problema di risiedere all’altro capo del Mondo. Tutto questo, in conformità con l’Articolo 2372 del Codice Civile italiano; Articolo in vigore fin dal marzo del 1942. Ma, attenzione, perché Kowalski, per intorbidare le acque, mente ulteriormente, dicendo, come potete vedere sempre nella stessa schermata, che lui avrebbe trovato una lettera di Bloomfield riguardante il CMC e nella quale Bloomfield affermerebbe di avere le Azioni del CMC in nome e per conto altrui. C’è, però, un piccolo dettaglio; ma piccolo piccolo, eh, minuscolo: ed è che quando si esamina questo documento che Kowalski sbandiera, e che accludo, si scopre che il documento non parla per nulla del CMC, ma di un’altra Società italiana, chiamata Marina Reale, né, tantomeno, in tale documento, si parla del CMC in alcun modo.

 

 

In altre parole, non solo Kowalski ha mentito nuovamente, ma lo ha fatto ricorrendo allo stesso discorso assurdo che farebbe qualcuno che vi dicesse che sa che domani a Roma pioverà perché ha letto le previsioni del tempo di Tokyo. Ciò spiegato, è perlomeno curioso che questa identica ossessione di sostenere falsamente che, in realtà, nessun legame concreto esistesse tra CMC e Bloomfield, sia portata avanti anche, proprio, da Litwin, come è possibile verificare tramite la schermata che ho ugualmente avuto cura di accludere a questo mio articolo. Una ossessione che si spiega, tra l’altro, facilmente: Bloomfield era legato ai finanziamenti per lo sviluppo dell’arsenale nucleare israeliano, e scindere a suon di bugie la sua figura dal CMC, come Litwin e Kowalski fanno all’unisono, fa parte del tentativo di nascondere i legami scottanti tra il CMC e Israele e, più in dettaglio, tra il CMC e Dimona, il luogo dove tale arsenale è prodotto.

A chiudere, sottolineo che, in un forum, come potete ben vedere nel PDF allegato a questo mio articolo, proprio Jim DiEugenio, innanzi a tentativi ulteriori di John Kowalski di denigrare e sminuire il mio libro, non solo ha espresso il proprio disaccordo, ma ha altresì sottolineato le limitatezze conoscitive di Kowalski e, infine, ha suggerito che questo comportamento di Kowalski nei miei confronti non sia esattamente un qualcosa di rifulgente onestà intellettuale. Un dialogo, questo tra Kowalski e DiEugenio, che Kowalski conclude con un’artica alzata di spalle mostrata dalle sue parole: “We will have to agree to disagree about Permindex’s and CMC’s role in Kennedy’s assassination or other terrorist events.” Tradotto: “Siamo allora d’accordo di essere in disaccordo sul ruolo della Permindex e del CMC nell’assassinio di Kennedy o in altri eventi terroristici”.

 

https://www.flickr.com/photos/mettacmc/45405649974/in/album-72157696531531120/

 

https://www.flickr.com/photos/mettacmc/45405501734/in/album-72157696531531120/

 

https://vimeo.com/432137612

 

*Lo storico Michele Metta, giornalista per l’AntiDiplomatico, è autore di un libro sull’assassinio di John Kennedy pubblicato sia in Italiano che in Inglese. L’indagine di Metta è di tale rilevanza da aver ricevuto l’elogio dell’acclamato regista Oliver Stone al Lucca Film Festival, il quale ha sottolineato come Metta abbia smascherato le radici fasciste della cospirazione. Su Facebook, anche il figlio di Stone, Sean, attore, regista e conduttore televisivo, ha elogiato Metta, definendo le sue scoperte come il lato NATO/Gladio della cospirazione contro JFK. James DiEugenio, uno dei massimi esperti su Garrison, ha sottolineato sul proprio sito l’alta dirompenza e rilevanza del libro di Metta. Sempre sul sito di DiEugenio, Philip Willan, esperto britannico sulla CIA e su Gladio, ha evidenziato la capacità di Metta di individuare un filo conduttore tra il complotto contro JFK e il complotto contro il leader italiano, e amico di JFK, Aldo Moro. Altre lodi sono giunte sull’account Twitter di Cynthia McKinney. Per l’ex deputata statunitense e candidata presidenziale del Partito dei Verdi nel 2008, l’indagine condotta da Metta è un must. Sull’importante mensile italiano Bibliomanie, un saggio della professoressa Marika Martina ha poi rimarcato la centralità degli studi di Metta sul CMC per comprendere la vera matrice della più oscura storia internazionale dagli anni Sessanta. Alcuni degli scritti di Metta fanno ora parte del Progetto Erebus per un Archivio della Storia Contemporanea. Per tutto quanto fin qui elencato, Mario Cereghino, stimato e notissimo ricercatore, ha fornito a Metta ulteriori documenti che corroborano le argomentazioni da Metta espresse sull’assassinio di JFK. Metta ha tenuto un simposio sul proprio libro nella città di Bari, presso la prestigiosa Università Aldo Moro, ed è stato relatore in Inghilterra, a Canterbury, durante l’edizione del 2019 del seminario promosso da DPUK, il quale è il maggiore evento europeo di dibattito sulla cospirazione contro JFK. Infine, Metta ha scritto per la rivista statunitense garrison, parlando dei collegamenti tra il CMC e la rete stay-behind della NATO. L’edizione inglese del libro di Metta ha un’introduzione di Jim DeBrosse, pluripremiato cronista statunitense e autore di un volume circa la censura dei media sul Caso Kennedy.

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