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Perché il Movimento delle Saracinesche aderisce alla manifestazione del 10 ottobre

 

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di Marino Poerio*


Una sera di tanti anni fa - ero un ragazzotto - tornavo a casa dopo aver studiato da un amico.
Erano le undici, e mi misi ad aspettare fiducioso il bus.
Alle undici e mezza, nulla.
A mezzanotte...nulla.
A mezzanotte e un quarto cominciai a preoccuparmi. 
Forse a quel punto sarei dovuto andare a piedi?
No, meglio aspettare: il bus, in fondo, in quindici minuti mi avrebbe riportato a casa, a piedi avrei impiegato un'ora.

Piú passava tempo, poi, più diventava statisticamente probabile che un mezzo arrivasse da un momento all'altro, un po' come un numero alla roulette che non esce mai e ti ritrovi a continuare a puntare speranzoso solo su quello.
Erano abbondantemente passate le due di notte quando giunse il bus.
Nella convinzione che a breve sarebbe arrivato, lo avevo atteso per più di tre ore.
Il cazziatone che mi beccai a casa fu epico, come intuirete.

Ora voi, soprattutto se siete di Roma, adesso direte "Esticazzi". 
Tuttavia un senso, cioè una morale, che ci riguarda come Movimento delle Saracinesche, questa storiella - purtroppo vera - ce l'ha.

Abbiamo atteso diversi mesi che le promesse del governo di aiutarci si concretizzassero, perché adesso arriva mamma Europa, perché nessuno resterà indietro, perché andrà tutto bene.
Ed eccoci qui, a leggere che i soldi (che indebiteranno il paese rendendolo ricattabile,  che non giungeranno prima del 2021 e in dosi omeopatiche) non saranno minimamente destinati a noi lavoratori autonomi. Perché signora mia ci vogliono riforme strutturali per cambiare il paese, mica pezze per tamponare l'emergenza. Ce lo chiede l'Europa!

E noi cosa facciamo? Ci incazziamo, protestiamo?
No. Aspettiamo.
Perché oggi mi pare sia venuto qualche cliente in più. 
Perché i turisti, dai, in fondo.
Perché mi hanno fatto allargare il dehors e magari quest'anno è tutta estate.
Perché comunque se protesti chiudi, e se chiudi non incassi.
Perché magari poi qualcosa danno anche a noi, se sopravviviamo.
Perché poi passa il bus.
Ma il bus non passerà, amici miei, o passerà troppo tardi per troppi di noi. 

L'unico bus metaforico che dobbiamo prendere è quello che ci porterà a Roma, in piazza San Giovanni, il dieci ottobre alle 14.00.
Quello passa di sicuro, e io spero di salirci con tantissimi di voi, da tutta Italia.
Abbiamo una chance incredibile di fare sentire finalmente la nostra voce: "Noi vogliamo vivere"


*fondatore del Movimento delle saracinesche
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