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«Se il governo italiano che si dice del cambiamento difende davvero e non a chiacchiere la sovranità popolare non attacchi quella del Venezuela», intervista a Luciano Vasapollo

 


di Fabrizio Verde
 

Lo scorso mese di maggio oltre 6 milioni di cittadini venezuelani, attraverso il proprio voto, hanno decretato che il presidente Nicolas Maduro deve continuare a essere il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela per i prossimi 6 anni. Maduro ha avuto la meglio sui candidati oppositori Henri Falcon e Javier Bertucci. Una parte dell’opposizione, quella legata ai settori violenti e golpisti che nel 2013 prima e nel 2017 sono stati i mandanti di indicibili crimini, hanno deciso di non partecipare alla tornata elettorale. 

 

Tale pretesto viene oggi utilizzato dalle forze legate a doppio filo all’imperialismo statunitense per giocare una nuova carta sul tavolo della destabilizzazione del Venezuela: l’elezione di Maduro è da contestare perché, è questo il nuovo mantra della propaganda di regime, una parte dell’opposizione non ha preso parte alla contesa elettorale. 

 

Nonostante la debolezza chiara delle argomentazioni, gli Stati Uniti spingono e i paesi vassalli riuniti nel Gruppo di Lima  (ad esclusione del Messico) agiscono annunciando l’intenzione di non voler riconoscere la legittimità del nuovo mandato che Maduro si appresta ad iniziare il prossimo 10 gennaio. 

 

Abbiamo parlato di questo nuovo scenario che viene a crearsi per la Rivoluzione Bolivariana, con il professor Luciano Vasapollo, coordinatore del Capitolo Italiano della Rete degli Intellettuali in Difesa dell’Umanità, insieme a Rita Martufi. 

 

 

INTERVISTA

 

 

Professore quali scenari si aprono per il Venezuela dopo che il Gruppo di Lima (ad esclusione del Messico) e gli Stati Uniti hanno annunciato che non riconosceranno la legittimità del nuovo mandato del presidente Nicolas Maduro?

 

Iniziamo col dire che Maduro ha ottenuto oltre 6 milioni di voti in una contesa elettorale libera, democratica e con un sistema elettorale che la ONG dell’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha definito il migliore del mondo. Io e Rita Martufi siamo stati presenti sin dal 1998 a tutte le tornate elettorali in qualità di osservatori internazionali. All’ultima elezione presidenziale, che ha confermato Maduro per un nuovo mandato, erano presenti insieme a noi rappresentanti della stampa vaticana e un esponente del Partito Democratico. Anche loro hanno potuto toccare con mano l’estrema democraticità del processo elettorale venezuelano. 

 

Il fatiscente Gruppo di Lima, essendo stato umiliato e sconfitto dalla diplomazia bolivariana in seno all’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) nonostante il golpismo del suo Segretario Almagro, è costretto dagli Stati Uniti ad attaccare la sovranità del Venezuela in un modo totalmente ridicolo. Si tratta di vassalli che cercano disperatamente di creare le condizioni adatte a soddisfare i desiderata di Washington: ossia rovesciare il governo Maduro e installare a Caracas un governo fantoccio. 

 

Questo sparuto gruppo di nazioni sudamericane attacca il Venezuela, ma il popolo è con Maduro. Oltre alla maggioranza assoluta dei paesi del mondo e due potenze del calibro di Russia e Cina. Senza, infine, dimenticare le oltre 80 organizzazioni europee che hanno espresso sostegno alla Rivoluzione Bolivariana. 

 

In Italia abbiamo un governo che si definisce del cambiamento. Secondo lei ci sarà questo cambiamento in politica estera oppure l’Italia continuerà ad essere schiacciata sulle posizioni dell’imperialismo statunitense e si unirà nel mancato riconoscimento di Maduro?

 

Partiamo da una premessa ironica: peggio del governo del PD, il riferimento più servile a quelle logiche delle corporazioni internazionali che oggi vogliono destituire Maduro, non può fare. Mi auguro avvenga questo cambio di rotta nella politica estera dell’Italia. Lo dubito viste le ultime prese di posizione e il recente viaggio di Moavero negli Stati Uniti dove il ministro degli Esteri italiano avrà dato assicurazioni, credo, sulla questione venezuelana. Lo dubito, perché questo governo ha mostrato di operare in continuità con i governi precedenti in politica estera, ma sono pronto a fare pubblicamente i complimenti in caso contrario. Del resto, sarebbe auspicabile che un governo che si dice molto attento al tema della sovranità non attaccasse quella del Venezuela, dove il popolo ha scelto Nicolas Maduro come suo presidente per i prossimi 6 anni.

 

Risulta molto importante in tal senso la presa di posizione del Papa, il quale ha auspicato per il Venezuela che si trovino le vie istituzionali e pacifiche per portare fuori il paese da una crisi politica, sociale ed economica promossa dall’esterno. Non voglio interpretare parole del Papa, ma è chiaro che il riferimento è alle istituzioni venezuelane in pieno rispetto della sovranità della sovranità e dell'autodterminazione del popolo venezuelano. Un invito che investe in maniera importante anche l’Unione Europa che fino a questo momento non ha lavorato per pacificare il paese, ma anzi ha seguito gli Stati Uniti sul terreno della destabilizzazione. Spesso si parla di imperialismo degli Stati Uniti dimenticando il ruolo nefasto giocato dall'Unione Europea per la destituzione antidemocratica del presidente Maduro.

 

Veniamo al Venezuela: i media mainstream ci raccontano che la situazione è allo sfascio. Allora perché il popolo continua a sostenere la Rivoluzione Bolivariana?

 

I media mainstream propalano fake news a reti unificate per destabilizzare il paese. Per rendere accettabile all’opinione pubblica anche un’eventuale invasione militare del Venezuela per motivi umanitari. Una situazione che abbiamo visto più volte ripetersi negli ultimi anni. Il popolo venezuelano ha mostrato di avere ben chiaro cosa accadrebbe se a Caracas dovesse essere rovesciato il governo Maduro e installato un fantoccio di Washington fautore del neoliberismo più selvaggio: basta volgere lo sguardo all’Argentina per vederlo in maniera nitida. Miseria, fame, disoccupazione crescente. Cancellazione delle missioni sociali. Il tutto accompagnato da una forte repressione. Un ritorno per il paese alla cosiddetta ‘larga noche neoliberal’ e drammi come il ‘Caracazo’ ancora ben scolpiti nella mente dei venezuelani.

 

Quindi, possiamo affermare che la questione è geopolitica?

 

La questione è propriamente geopolitica. L’imperialismo oggi vuole riconquistare l’America Latina perché in un momento di crisi sistemica è necessario per Usa e Ue appropriarsi di quelle risorse che il Venezuela possiede in abbondanza. 

 

Infine non dobbiamo dimenticare che il Venezuela è un paese sovrano, libero, indipendente che può decidere per il suo popolo e non a vantaggio delle sole corporazioni finanziare come utilizzare le sue risorse. Un miraggio, un sogno, per i paesi europei che hanno scelto l’austerità e la perdita dei diritti per seguire le gabbie di quelle organizzazioni sovranazionali che il Venezuela da Chavez a Maduro ha saputo cacciare. Perché il popolo venezuelano con la sua resistenza eroica ha mostrato ai popoli del mondo che l’impero non è invincibile. 

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