Ucraina, Draghi come Badoglio

Ucraina, Draghi come Badoglio

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Il monologo senza voto di Draghi in Parlamento può essere sintetizzato con la frase più celebre e tragica di Badoglio nel 1943: la guerra continua.
 
Naturalmente Draghi non ha detto proprio così, ma questo è ciò che realmente ha detto. Il suo linguaggio è stato quello ipocrita e falso che accompagna questa guerra da tutte le parti. Operazione militare speciale, Putin ha chiamato questa guerra , ma il fronte opposto non è stato diverso. La guerra della NATO è chiamata sostegno all’Ucraina per la pace, cosî come la resa di Azov evacuazione.
 
In questo contesto Draghi ha detto che che vuole la pace ma bisogna continuare la “pressione su Mosca”.
 
Ecco “pressioni su Mosca” è l’ultimo termine per definire l’Italia in guerra. Siamo in guerra con un continuo invio di armi, secretato al Copasir, e con migliaia di soldati a ridosso del campo del battaglia.
 
Siamo in guerra con il vergognoso aumento delle spese militari.
 
Questo è ciò che il governo italiano fa in concreto, il resto sono chiacchiere a somma zero.
 
Si augura il dialogo con la Russia, ma si afferma che la pace la decide Zelensky, cioè Biden. Si chiede il Cessate il Fuoco proprio mentre Kiev dice che lo respinge. Si auspica una conferenza di pace ad Helsinki come nel passato, ma si dimentica che oggi la capitale della Finlandia da sede neutrale diventa sede NATO. Si vuole l’Ucraina nella UE e si ignora che Germania e Francia hanno detto, tra il disappunto di Kiev, che ci vorranno molti anni e senza percorsi privilegiati.
 
Questo il reale nulla politico del discorso di finta pace di Draghi. Ricorda i “ma anche” di Veltroni e di tutto il trasformismo politico italiano.
 
Oggi davanti al Parlamento saremo con le parlamentari di Manifesta per dire no alla guerra e all’invio di armi in guerra e anche per smascherare il teatrino della politica italiana dove tutti i principali partiti si distinguono e litigano sulle poltrone, ma poi sono d’accordo nel continuare la guerra ed aumentare le spese militari. E poi domani saremo in piazza coi lavoratori in lotta contro la guerra ed i costi sociali della guerra. Perché le chiacchiere e i discorsi di Draghi stanno a zero.

Giorgio Cremaschi

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