Venezuela. Il Congresso Bicentenario dei Popoli del mondo innalza la bandiera della dignità

Venezuela. Il Congresso Bicentenario dei Popoli del mondo innalza la bandiera della dignità

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Dal 21 al 24, il Venezuela apre le porte al Congresso Bicentenario dei popoli del mondo per le giornate conclusive di un lavoro di raccordo, discussione e proposta maturato nel corso di questi ultimi anni, e che ha coinvolto centinaia di organizzazioni, partiti, sindacati e movimenti popolari del mondo. L’obiettivo è quello di costruire un’agenda di lotta comune contro il capitalismo e l’imperialismo, articolando le differenze, ma con spirito unitario e con efficacia.

L’occasione è data dalle celebrazioni per i 200 anni dalla battaglia di Carabobo, decisiva per l’indipendenza del Venezuela e per il progetto di Bolivar di unificare l’intera regione, la Patria Grande. Un evento che di certo non incontrerà il favore della grande stampa, troppo impegnata a demolire sistematicamente l’immagine del Venezuela, in quanto esempio concreto che si può resistere all’offensiva imperialista, che si può costruire un modello alternativo al capitalismo, e che per questo occorre attrezzarsi perché il contrattacco dei poteri forti sarà pesantissimo.

Per vincere e per resistere, come fa il Venezuela bolivariano dal 1998, è necessario un intreccio forte tra le radici storiche, ben terrene, e quelle delle mangrovie, le radici aeree che salgono verso l’alto, si estendono verso l’altra e l’altro e si moltiplicano assorbendo ossigeno e restituendolo, in ogni situazione.

Nelle fiere del libro, i laboratori più affollati sono quelli di storia, molto amati dai bambini, che interagiscono in prima persona. Un impegno moltiplicato per questo Bicentenario, che ha consentito anche ai più piccoli di esprimersi sul tema nelle tante forme di espressione artistica che intrecciano la vita politica Venezuelana. In ogni strada, la Mision Venezuela Bella ha preparato gli spazi ai graffiti, alle opere teatrali, alla creatività digitale. Si è appena concluso il concorso nazionale e internazionale di graffiti sul tema, e il paese è ancora animato dai campeggi degli artisti e dalle loro performance. La ricchezza del potere popolare organizzato, che trasforma l’intuizione in pratica collettiva e condivisione. Fantasia in tempo di guerra economica.

Un assedio brutale che uccide in forma silenziosa, ma stimola anche ad agire. Basta ricordare il Vietnam, basta ricordare Cuba, basta ricordare i proletari come Adil, che prendono coscienza e affrontano l’arroganza senza freni dei padroni italiani, a costo della vita. Chi muore per la vita non può chiamarsi morto, cantano in Venezuela con i versi di Ali Primera. Adil è morto come Abd El Salam a Piacenza, nel 2016. In quei giorni, eravamo in Venezuela, nell’isola Margarita si stava svolgendo il vertice dei Paesi non Allineati (Mnoal). Maduro – sotto pesante attacco dei poteri forti a livello internazionale – assumeva la presidenza pro-tempore dell’organismo, il secondo per grandezza dopo l’Onu.

Un vertice che ha messo al centro la libera circolazione delle persone e non solo delle merci, la cittadinanza universale, la parità di genere e la lotta ai paradisi fiscali. Un orientamento che i paesi come il Venezuela e Cuba che promuovono una diplomazia di pace con giustizia sociale, perseguono con decisione a fronte della crisi del modello capitalista e al suo capitolo pandemico.

Una domanda strutturale di cambiamento non più rinviabile, perché, mentre il capitalismo cerca di resettarsi e rifarsi il look a livello globale, la repressione delle lotte aumenta. Aumenta la menzogna per far accettare il boccone amaro ai settori popolari, compattandoli contro il “nemico interno” o dietro false bandiere per far loro accettare un passaggio ulteriore nella società disciplinare. 

In questo quadro, il Congresso Bicentenario si presenta come una feconda articolazione di contesti e tematiche diverse, non zavorrato da logiche asfittiche, ma consapevole della necessità di lottare contro un nemico comune, tanto caotico perché preda dei suoi appetiti particolari, quanto pronto a compattarsi se si vede minacciato dal soggetto storico organizzato che gli scaverà la fossa, il proletariato. In questa chiave, con la leggerezza dell’uccello, ma non con quella della piuma, priva di orientamento e preda di tutti i venti, si fa strada il proposito di una nuova Internazionale antimperialista che esprima una piattaforma di lotta comune.

Al Congresso, aperto ufficialmente dal presidente Maduro il 4 febbraio, si sono iscritti oltre 8 milioni di venezuelane e venezuelani attraverso la piattaforma del Sistema Patria. Hanno discusso e presentato proposte 41 movimenti di tutti i settori politici, sociali e culturali, espressione della vivacità politica della rivoluzione, la cui principale forza risiede nel potere popolare: Donne, Lavoratori, Contadini, Pescatori, Indigeni, Afrodiscendenti, Comunas, Comunicazione, Cultura, Intellettuali e Pensatori, Educazione, Misiones, Militari in Riserva attiva, Anziani, Gioventù, Persone con disabilità, Animalisti, Movimenti della Differenza sessuale, Scienziati e innovatori, ma anche Classe media e Movimenti di religiosi, Tecnici e professionisti, e Imprenditori che “siano uniti dalla volontà di recuperare la nostra amata Patria”, ha detto il presidente.

Un lungo elenco che, oltre a quantificare la capillare estensione del socialismo bolivariano, ne qualifica l’egemonia all’interno del blocco storico che lo sostiene e che si rinnova nelle nuove generazioni e condizioni. Intanto, si stanno organizzando le primarie del Psuv, che eleggerà così i propri rappresentanti. E le proprie rappresentanti, perché nella scheda ci dovranno essere tassativamente il nome di un candidato e di una candidata.

Negli incontri mondiali che si sono svolti in virtuale, coordinati dall’equipe del professor Adan Chávez, i 1.873 partecipanti dai 5 continenti, molti dei quali presenzieranno alle giornate, hanno avuto modo di conoscere l’entità e l’estensione di un progetto che l’imperialismo considera “una minaccia inusuale e straordinaria”: da bloccare, distorcere e occultare con ogni mezzo.

Nonostante la ferocia del blocco economico-finanziario che impedisce al governo bolivariano persino l’acquisto di farmaci e vaccini contro il coronavirus, “il Venezuela non è un paese isolato”, ha detto Maduro in un’intervista all’agenzia Bloomberg. “Gli Stati Uniti e l’Europa – ha aggiunto – devono rendersi conto che esiste anche un’altra importante parte di mondo nella quale siamo inseriti e dove abbiamo molti amici, a partire da Cuba e dai paesi dell’Alba, alla Russia, alla Cina e all’India”.

Dagli Stati Uniti sono arrivati anche diversi rappresentanti dei movimenti popolari che sostengono il socialismo bolivariano, e che cercano di aprire una breccia nel muro di menzogne diffuso contro il Venezuela e Cuba.

Il tema della Comunicazione, nell’ambito della battaglia delle idee necessaria per contrastare la nuova offensiva imperialista e le manovre di cooptazione dei settori popolari, ha interessato il dibattito in tutti i settori del Congresso e avrà i suoi momenti di sintesi nell’agenda delle giornate conclusive. L’infaticabile lavoro dei media popolari e alternativi ha trovato un intreccio proficuo nella Piattaforma della Classe Operaia Antimperialista, che ha dato vita a nuclei di lavoro a livello internazionale e organizzato i Corrispondenti operai in alleanza con la piattaforma Conaicop

L’impegno dei giornalisti e degli intellettuali dei 5 continenti, in questi anni ha organizzato importanti reti come le Brigate Internazionali della Comunicazione Solidali (Brics-Psuv), coordinate da Beverly Serrano con la direzione di Tania Diaz nell’ambito della Commissione Agitazione e Propaganda del Psuv. Da un’idea dell’intellettuale messicano Fernando Buen Abad, si è costituita LAUICOM, l’Università internazionale della Comunicazione che, per volontà di Diosdado Cabello, ha sede nei locali sequestrati a El Nacional come risarcimento nel processo per diffamazione del vicepresidente del PSUV.

Dice Elena Salcedo, storica figura del giornalismo venezuelano e della politica: “Per contrastare l’opera di disinformazione e disintossicazione delle grandi corporazioni mediatiche, che coprono la volontà dell’imperialismo di appropriarsi delle nostre risorse, affamando il popolo, come ammette lo stesso Pentagono, in questi anni abbiamo consolidato una piattaforma internazionale della comunicazione, che presenteremo in dettaglio al Congresso. Il progetto prevede l’elaborazione dei contenuti e dei messaggi che, a livello internazionale, hanno consentito ai paesi colpiti dal blocco imperialista, di resistere e rilanciare il progetto socialista. Per questo, LAUICOM formerà molti professionisti della comunicazione attrezzandoli nella battaglia contro le grandi corporazioni mediatiche. Nel Congresso Bicentenario, i popoli daranno un nuovo schiaffo all’imperialismo, brandendo la spada del Libertador in difesa della loro dignità”.

Quella della dignità è una bandiera che i popoli del Perù, della Colombia, di Cuba e del Nicaragua sandinista, preso particolarmente di mira in questo periodo pre-elettorale, stanno innalzando nelle piazze, e che innalzeranno anche in questo Congresso Bicentenario. Qui le organizzazioni popolari provenienti da tutto il mondo non mettono in primo luogo i distinguo, come purtroppo avviene nella sofisticatissima e dubbiosa Europa. La presenza di movimenti e organizzazioni dei paesi africani in lotta per una seconda indipendenza, è numerosa.

I peruviani spiegano come si sta articolando la lotta contro l’oligarchia, che si è compattata per impedire il libero corso del voto popolare. Il maestro Castillo ha vinto la presidenza, ma non deve passare. Quando i meccanismi della democrazia borghese consentono ai settori popolari di far filtrare la propria voce, vengono disattivati. È accaduto così in Bolivia, dove – spiegano i militanti presenti al Congresso – è in corso un nuovo tentativo di delegittimare la volontà popolare e il governo di Arce, con una analoga operazione di discredito.

I compagni colombiani denunciano la lotta che si estende e la repressione silenziata dai media, per i quali la Colombia è una non-notizia.

I militanti sandinisti invitano anche chi attacca il Nicaragua sandinista da una prospettiva che può apparire di sinistra, a riflettere su alcuni dati, riassunti dallo storico Sergio Rodríguez Gelfenstein in un suo recente articolo. Il Nicaragua è un piccolo paese dell’America Centrale con una popolazione inferiore di 50 volte quella degli Stati Uniti, e un Prodotto interno lordo incomparabile a quello degli Stati Uniti.

Un paese che non possiede ordigni nucleari, a fronte degli oltre 5.000 che hanno gli Stati Uniti, da aggiungere alle 11 portaerei e ai 18 sottomarini nucleari. Qualcuno può sul serio credere che il Nicaragua rappresenti una minaccia per gli Stati Uniti? Davvero l’imperialismo dalle mille aggressioni e dai tanti golpe organizzati nei paesi del Sud può preoccuparsi per la democrazia in Nicaragua se non si preoccupa per quella dei suoi alleati in Arabia Saudita, Emirati, o in Paraguay, Brasile, Honduras, Haití o Cile? E da dove viene tanto sacro furore da parte di una sinistra imbelle nei paesi europei, che si anima solo quando si tratta di fare le pulci in casa d’altri?

Riprendiamo ancora le parole di Sergio Rodriguez il quale, rivolgendosi a una sinistra da salotto che non supera la soglia della democrazia borghese, dice: “Bisogna sapere cosa significhi vivere un giorno, tutti i giorni, una settimana, tutte le settimane, un mese, tutti i mesi, un anno, tutti gli anni, ossia passare tutta la vita sotto pressione, subendo aggressioni, interventi militari, sanzioni economiche, bloqueo, attentati ai dirigenti e innumerevoli attacchi terroristici previsti dall’agenda politica imperiale. Con tutto il rispetto – aggiunge – voglio dire che occorre viverlo per sapere cosa significhi. Senza voler sottostimare nessuno, noi che abbiamo avuto la fortuna di vivere il tempo del fucile e di usarlo, il tempo della politica per praticarla onestamente, e anche il tempo della penna e dei computer per usarli nella medesima lotta, sappiamo fare la differenza tra una fase e un’altra. E in questo momento, chiedo scusa se lo ripeto spesso, ricordo sempre il comandante Tomás Borge quando mi diceva: “Se ti senti confuso, affidati sempre a quel che fa Fidel. Lì devi stare”.

E Fidel ci insegnava che si doveva prima capire in quale trincea si situava l’imperialismo, per prendere posizione dalla parte opposta. Per me, nel lungo cammino della rivoluzione, questo resta sempre un giusto orientamento”. Anche per i popoli che si riuniscono a Caracas per il Congresso Bicentenario.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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