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Vulnerabili e smarriti, l'incertezza del futuro. Un dialogo con lo psicologo Luigi Sorrentino

 

"La solitudine è positiva, l’isolamento è negativo. Solo nella solitudine ci si può concentrare, meditare, ripulire la nostra mente dalle tossicità dell’ego. L’isolamento invece ci rende poveri e pazzi. Alienati."

 

“E' una guerra”. Ci dice la politica, lo ripetono i media in modo ossessivo compulsivo. Ma il nemico da combattere è invisibile e sta generando una pericolosa “caccia all'untore” che creerà strascichi a livello piscologico, sociale e di relazioni umane anche dopo l'emergenza sanitaria. Nella società in cui viviamo, inoltre, siamo abituati a privilegiare il gruppo secondario, il lavoro, e adesso ci ritroviamo a confrontarci con quello primario, la famiglia, che però ritroviamo mononucleare, non più con il supporto socio-pschico del gruppo parentale, non solo per le restrizioni di spostamento ma proprio perché spesso non c'è più. Il tutto questo con la disperazione economica che potrebbe toccare a breve milioni di italiani per la devastante crisi economica che seguirà quella sanitaria con milioni tra lavoratori, piccoli imprenditori e partita Iva che potrebbero perdere tutto. Il tutto da affrontare nelle mura di casa, senza poter trovare all’esterno un modo per reagire.

Tante le questioni psicologiche e sociologiche, dunque, che si aprono da questa crisi che “cambierà tutto” come ripetono in tanti. “Il concetto di compassione, di comunità, equanimità, sembravano essere spariti a favore del più becero cinismo dettato dall’ego, una parte di noi molto spaventata. Questo può far ben sperare se riusciremo a cogliere gli insegnamenti di questa crisi”. Sostiene all'AntiDiplomatico Luigi Sorrentino, psicologo e psicoterapeuta, con cui ci siamo a lungo confrontati su diversi aspetti legati a questa chiusura forzata per milioni di italiani.
 

Intervista
 

Molti italiani iniziano a manifestare sintomi di malessere in questa situazione unica nella storia del nostro paese di quarantena e isolamento. Quali sono i comportamenti migliori da tenere in questa fase?

Innanzitutto è importante come premessa ribadire come sia oggi fondamentale prendere tutte le precauzioni necessarie e seguire in maniera rigorosa tutte le direttive del governo. Ma con un approccio che vorrei definire dignitoso. Tra le emozioni primarie abbiamo la paura, che svolge un ruolo adattivo, ci aiuta a percepire il pericolo e a fronteggiarlo. Anche io ho paura, sarei uno stolto a non averne. Il problema è che molto spesso è facile che si passi dalla paura al panico o all’angoscia, patologie spesso invalidanti e in esponenziale crescita.

 

Umberto Galimberti in una recente trasmissione Tv ha sostenuto che quello che bisogna combattere oggi non è la paura - che è un meccanismo di difesa razionale ad un pericolo determinato - ma di angoscia che è invece irrazionale perché non abbiamo un bersaglio chiaro cui temere? E' d'accordo?

Quando l’oggetto che ci crea angoscia o malessere non è ben identificato, riconosciuto, come nel caso del coronavirus (non si sa da dove arrivi e chi lo veicoli) entriamo necessariamente in uno stato emotivo che facilita il passaggio dalla paura al panico. Inoltre si stanno diffondendo nel paese episodi di intolleranza, pregiudizio e diffusa ignoranza, dettati proprio da questa trasformazione della paura e dalla confusione che spesso regna su media e social. E' notizia di qualche giorno fa che negli Stati Uniti, molti asiatici stiano facendo la fila nei negozi di armi come difesa all'accusa di essere “untori”.

 

Non crede che i termini “guerra” e il clima di “caccia all'untore” di questi giorni da parte dell'informazione alimentino sentimenti e comportamenti sociali di difficile controllo per il futuro?

Si, sono assolutamente eccessivi. In una situazione di emergenza come questa, il compito dei media e della politica sono fondamentali per non gettare la popolazione nel panico e in uno stato di caccia alle streghe. Abbiamo bisogno di maturità e serietà, anche nei confronti dei medici, infermieri e personale sanitario che ogni giorno lottano incessantemente per arginare il virus. Fondamentale oggi è non dividersi, essere una comunità. Non metterci uno contro l’altro ma pensare si al proprio bene e della propria famiglia ma anche a quello della comunità. La prerogativa dell’intelligenza è fare del bene, a se stessi e agli altri. Per gli antichi greci veniva addirittura prima la comunità e poi l’uomo.

 

Da psicologo come definisce il comportamento dei tanti giovani che dal nord sono fuggiti e tornati nelle loro case nel sud italia, mettendo così a rischio i propri cari?

Ubi maior minor cessat, forse il terrore di rimanere nel focolaio metropolitano è sicuramente superiore alla paura eventuale di essere asintomatici e infettare i propri cari. Inoltre, quando poi trapelano notizie di stop totale delle attività con riduzione o addirittura soppressione di molti treni, aerei e bus e il bollettino dei morti e dei contagiati sale come in guerra, è facile trasformare il proprio stato emotivo e cadere in quei fenomeni, che già Freud aveva evidenziato, di isteria di massa. Potrei sbagliarmi ma credo che molti genitori abbiano preferito pagare questo prezzo, piuttosto che vedere i figli a centinaia di chilometri di distanza nel bel mezzo di una vera e propria emergenza virale e psicologica. Molti altri invece avranno sicuramente sottovalutato il rischio.

 

Il sentimento di impotenza e il sentirsi “in gabbia” riguarda oggi milioni di italiani. Il Professore Massimo Recalcati ha addirittura utilizzato la metafora del panico per il terrorismo. Sarà il nostro 11 settembre con le stesse conseguenze psicologiche sulla popolazione?

Negli Stati Uniti hanno tragicamente compreso di essere vulnerabili l’11 settembre 2001, posso dirlo con forza, anche perché mi trovavo proprio lì, a New York quel giorno maledetto, e ho visto da vicino e in prima persona l’impotenza e lo smarrimento nei loro occhi. Sicuramente anche noi oggi ci riscopriamo vulnerabili e smarriti. Fino a qualche mese fa il problema era il terrorismo, un terrorismo che poteva colpire inavvertitamente in qualsiasi città, in qualsiasi luogo e a chiunque. Questo lo percepisco molto simile. L’attacco al Bataclan fu devastante, pensai che per un lungo periodo di tempo i giovani non avrebbero più frequentato locali e visto concerti, invece ci fu una reazione sorprendente da parte loro. Questa esperienza ci sta già cambiando, dipenderà solo dalla nostra capacità di trasformare questa crisi in opportunità di crescita umana, professionale, spirituale. Panta rei, tutto prima o poi passa.

 

In questo primo periodo di quarantena per milioni di italiani è possibile fare un primo quadro sui sintomi in aumento?

Ansia, stress,ossessioni, attacchi di panico, depressione, aggressività, disordini alimentari. Leggevo che nella città di Wuhan in Cina, focolaio dell'epidemia e in quarantena per tante settimane - quindi un caso studio interessante per noi da approfondire - sono aumentati i casi di separazioni e divorzi. Gli spazi in casa sono limitati, si viene a contatto con problemi che la routine faceva passare inosservati, la gestione dei figli diventa davvero impegnativa, ecco perché è molto importante essere il più possibile responsabili e non perdere la testa.

 

A proposito di figli. Per i bambini è forse la prova più dura limitare il proprio campo d'azione quotidiano alle quattro mura di casa. Che consigli si sente di dare ai genitori e che conseguenze potrebbe avere questo periodo per la loro crescita?

Ballare, cantare, disegnare, inventare giochi, letture, l’importante è limitare il più possibile il ricorso a dispositivi elettronici. Il consiglio che do ai genitori è di dare l’esempio. Non si può rassicurare un bambino a parole e poi avere comportamenti ansiosi, fobici o ossessivi. I disturbi psicologici sono trasmissibili. Le parole sono circa il 9% delle nostra comunicazione, il restante 91% è il nostro “modo” di comunicarlo. Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo, sosteneva Gandhi.
 

Alcuni psicologi hanno esaltato la possibilità di coltivare “il nostro focolare domestico” che la routine quotidiana per forza tralascia. Ma ci sono anche tante, tantissime situazioni familiari molto difficili (pensiamo ad esempio al caso degli abusi sulle donne) che questa situazione amplifica alla massima potenza. Che ne pensa?

Assolutamente, le donne devono trovare il coraggio di uscire di casa e chiedere aiuto o recarsi in un centro antiviolenza. Non serve neanche l’autocertificazione. Alcune dinamiche disfunzionali verranno purtroppo e tragicamente esacerbate dall’impossibilità di uscire di casa.

 

 In generale quali consigli ci può dare per affrontare questa emergenza al meglio?

Il più importante è coltivare la creatività. Il suo contrario è infatti distruggere. La creatività ci permette di mantenere un efficace sistema immunitario, di essere di buon umore, di risolvere problemi apparentemente irrisolvibili, di crescere e migliorare insieme alle nostre vere passioni. Con la creatività diventiamo più belli, e la bellezza si dice che sia la cosa più vicina alla verità. Possiamo inoltre dedicarci ai piccoli gesti della vita quotidiana, alle relazioni familiari, alla lettura, alla manutenzione della casa, migliorare nell’arte culinaria, nella musica magari con qualche tutorial youtube per chitarra…ecc.. Aiutare i propri cari in compiti o nelle faccende domestiche, scrivere una storia o un romanzo, disegnare, fare attività fisica perché quando il corpo sta troppo fermo aumentano i pensieri, le domande, l’ansia, la depressione, l’irrequietezza,  se non l’insorgenza di patologie mediche. Anche la meditazione può aiutarci a ritrovare equilibrio e benessere per il corpo e la mente.

 

Ci sono dei lati positivi che possiamo trarre da questa emergenza?

Certamente, Jung sosteneva che ogni estremo nutre in sé il proprio opposto. Questa dura prova a cui siamo tutti sottoposti può essere il trampolino di lancio per una rinnovata felicità su nuove basi e nuovi presupposti. L’inquinamento si sta riducendo, abbiamo molto più tempo per conoscere noi stessi, queste privazioni ci faranno apprezzare tutte quelle relazioni, emozioni ed esperienze che davamo per scontate. E se le istituzioni, la politica, i media, non ci divideranno, potremo risvegliarci come comunità consapevole e unita. Del resto, venivamo da un epoca in cui sembrava mancare qualsiasi forma di tabù e senso della misura, e se non c’è il tabù non c’è il principio ci ricorda il giornalista e scrittore Tiziano Terzani.

 

In una società che propaganda la iper-velocità, l'iper-fare e l'iper-concorrenza è la prima volta che viene non chiesto ma imposto a tutti, non solo Italia ma tutto l'occidente, di “non fare”. Quali ripercussioni avrà a livello di relazioni umani tutto questo in futuro?

Ci saranno sicuramente delle ripercussioni economiche e quindi psicologiche visto che fino ad oggi le multinazionali, i media e le mode dei social hanno remato verso una società dove l’essere umano si era trasformato in homo economicus. Il concetto di compassione, di comunità, equanimità, sembravano essere spariti a favore della più becero cinismo dettato dall’ego, una parte di noi molto spaventata. Questo può far ben sperare se riusciremo a cogliere gli insegnamenti di questa crisi. Saggezza, senso di comunità, riduzione dell’inquinamento, riscoperta di alcuni valori, rispetto per l’essere umano, per l’ambiente, solidarietà, son solo alcuni esempi di opportunità che abbiamo davanti per comprendere ancora di più chi siamo. Riguardo alla iper-velocità, gli unici che dovrebbero rallentare sono gli organi di informazione perché dando una notizia dopo l’altra, velocemente e con tono ansioso, sconfermando come spesso avviene la notizia precedente, rischiano di non farsi comprendere, gettando, forse inconsapevolmente, la popolazione nel panico.


Un'ultima riflessione sull'siolamento e l'indagine su noi stessi che siamo chiamati a fare in questi giorni...

La solitudine è positiva, l’isolamento è negativo. Solo nella solitudine ci si può concentrare, meditare, ripulire la nostra mente dalle tossicità dell’ego. L’isolamento invece ci rende poveri e pazzi. Alienati. Scollegati dagli altri esseri umani. E quando siamo scollegati dagli altri esseri umani, cominciamo a provare il terrore. Per fare questo dobbiamo iniziare a fidarci l’un l’altro, indipendentemente se le persone con cui ci relazioniamo meritino la nostra o altrui fiducia. In conclusione di questa chiacchierata, vi voglio raccontare una storia Zen… Un giorno due giovani monaci buddisti stavano scendendo dal monastero al paese per comprare viveri ma furono fermati da un signore molto anziano dai modi affabili che gli consigliò di cambiare strada perché sulla strada maestra potevano esserci dei ladri. I giovani monaci ringraziarono quello che per loro era un benefattore e cambiarono strada ma scoprirono ben presto che l’anziano era d’accordo con i ladri, che sbucarono da dietro una siepe e derubarono i monaci. Quando rientrarono al monastero il loro maestro gli chiese cosa avevano imparato. Il primo rispose che aveva imparato a non fidarsi di nessuno. Il secondo disse: ”aspettarsi l’inaspettabile”. Il primo fu mandato via dal monastero per sempre. Il secondo imparò a vivere nella fede senza ricompense, nell’amore.

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